A un certo punto il dubbio è venuto anche a me. E allora ho preso la bibbia laica di un giornalista, il vocabolario Devoto-Oli. Alla voce complotto ho letto: «Intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone». Confermato nella mia conoscenza della lingua italiana, invito caldamente alcuni colleghi a fare un ripasso ed evitare di confondere i loro lettori. A scanso di equivoci, Panorama ha già confermato e conferma (in questo numero potrete leggere le nuove rivelazioni da pagina 38) l’esistenza di un’indagine condotta dalla procura di Bari che porta a una conclusione: l’esistenza di un complotto o un intrigo se preferite («Quanto viene ordito da una volontà ambiziosa e spregiudicata, operante con mezzi coperti, complicati e scorretti», ancora il Devoto-Oli) ai danni di Silvio Berlusconi.Archiviata la questione semantica, passiamo ai fatti.
La procura di Bari non ha smentito un fico secco di quanto scritto da Panorama, come si affannano a voler far credere alcuni untorelli dell’informazione. Gli inquirenti hanno diffuso una nota in cui escludono iscrizioni nel registro degli indagati a carico di magistrati, politici, giornalisti o professionisti riguardo l’ipotesi di «accordi fraudolenti miranti a una calunniosa rappresentazione processuale». Panorama non ha mai scritto questo, basta saper leggere. Anche perché, se e quando un magistrato venisse iscritto fra gli indagati, il fascicolo dovrebbe immediatamente lasciare Bari e migrare a Lecce, competente nel giudicare i colleghi del capoluogo. Lo insegnano al secondo anno di giurisprudenza.
Nel replicare alla nota della procura, abbiamo parlato non a caso di «riscontri autorevoli e conferme granitiche». Chi fa questo lavoro sa che un direttore non si imbarca in una storia simile se non ha la certezza che le ipotesi raccontate non solo esistono ma sono anche sostenute da elementi seri. E potete star certi che è esattamente quello che è successo.
Gli eventi diranno il resto e non dovremo attendere molto per capirne di più. Quel che mi preme sottolineare adesso è dare garanzia dell’assoluta correttezza del nostro comportamento. Non abbiamo esasperato una sola riga rispetto a quanto ci è stato autorevolmente raccontato: abbiamo applicato alla lettera le regole del buon giornalismo. Che prevede di raccogliere le notizie e di verificarle. Punto. È quindi risibile e al limite del sarcasmo la paternale sollevata da Repubblica che, con toni intimidatori propri di chi non fa il giornalista ma il sicofante, minaccia e sollecita non si sa chi di verificare se Panorama abbia trasformato «scientificamente lo scandalo in uno strumento di lotta per il potere politico».
Ed è ancora più divertente leggere sullo stesso giornale, a firma di due cronisti di giudiziaria abituati a lavorare sul campo e non sulle nuvole della chiacchiera, che sì, effettivamente a Bari c’è un’inchiesta «che punta proprio a capire se Tarantini e la D’Addario siano stati mossi da qualcuno».
Volete un altro esempio? Ecco Il Fatto quotidiano. In prima pagina c’è il picchiatore di turno che mena randellate e puntualmente si diverte a deridere Panorama; ma a pagina 3 si suona tutt’altra musica. Perché lo stesso giornale scrive, sulla base di notizie autonomamente raccolte, le seguenti cose: che esiste un’indagine dove sono coinvolti magistrati, politici, giornalisti o professionisti; che bisogna comunque sciogliere il dubbio se le rivelazioni della D’Addario erano semplicemente degli scoop o se qualcuno forniva informazioni ai giornalisti con un secondo fine; che è necessario capire se la D’Addario sia stata manovrata e se si sia arricchita in maniera illecita. Poi, dulcis in fundo, «se vi sia stato un interessamento della politica, o dei servizi segreti, nella divulgazione delle notizie o addirittura nella loro “gestione”». Chiosa finale dopo numerose altre ipotesi: «Tutti interrogativi legittimi. Non smentiti dal comunicato della procura». Scusate, ma a me scappa da ridere.
- Lunedì 8 Febbraio 2010























Commenti
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Il 10 Febbraio 2010 alle 13:53 Panorama in edicola - n°07/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] L’editoriale di Giorgio Mulè L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri Fuori porta di Bruno Vespa L’europeo di Sergio Romano Fatti&credenze di Luca Ricolfi [...]
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