Vespa: Che cosa rischia il pio Casini

Pier Ferdinando Casini, leader Udc

Pier Ferdinando Casini, leader Udc

Perché la Chiesa chiede apertamente una nuova generazione di politici cattolici? Quando, come e perché si è (se non spezzato) fortemente attenuato il suo legame con la classe politica in servizio? Fino al 1989 il Vaticano, la gerarchia e gran parte delle parrocchie avevano il loro solo punto di riferimento nella Democrazia cristiana. Quel che rimaneva dei «cattolici comunisti» aveva un ruolo di pura testimonianza nel Pci. E i cattolici socialisti come Gennaro Acquaviva, stretto collaboratore di Bettino Craxi, ebbero un ruolo importante nella revisione del Concordato (1984), però non aprirono mai una breccia consistente nella fortezza vaticana. La caduta del Muro di Berlino produsse nella politica italiana conseguenze che nemmeno la Chiesa si aspettava.

Alle elezioni del 1993 per il sindaco di Roma, carica fortemente simbolica per i rapporti costanti col Papa, il candidato democristiano non arrivò al ballottaggio, dove Francesco Rutelli, allora candidato laico, la spuntò d’un soffio su Gianfranco Fini, allora candidato cattolico, ma di fede missina. Situazione fino a poco prima del tutto inconcepibile.

Tangentopoli cancellò la Dc risparmiandone la sinistra che confluì nel Partito popolare. Il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma e presidente della Cei dal 1991, tentò in ogni modo di evitare la scissione democristiana di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella. Ma non ci riuscì. Sia il Partito popolare sia il Ccd (unito poi al Cdu di Rocco Buttiglione) mantennero rapporti saldissimi con la gerarchia ecclesiastica che ebbe così anch’essa due forni, a destra e a sinistra.

A sinistra i valori cattolici cominciarono ad annacquarsi con la nascita della Margherita per poi diventare drasticamente minoritari nel Partito democratico. L’affermarsi della componente socialdemocratica ha prodotto una emorragia di personalità cattoliche destinata a non arrestarsi. È in quel mondo che ha pescato finora Casini, rimpiazzando con elettori di centrosinistra quelli trasmigrati a destra.

Le nuove alleanze dell’Udc portano tuttavia il partito in una trincea molto più avanzata. La politica richiede talvolta scelte spregiudicate e Casini non si farà certo turbare da chi gli ricorda che, pur senza accordi diretti, egli finisce in quattro regioni con l’abitare nello stesso condominio di Rifondazione comunista.

In Piemonte l’Udc ha scelto di sostenere Mercedes Bresso, esponente dell’ala più laica (e perfino laicista) del Partito democratico. Politicamente Casini ha voluto sottolineare la presa di distanza dalla Lega nord. Ma alla Chiesa, che guarda ai valori prima che agli schieramenti, non è sfuggito che il candidato leghista è un cattolico moderato come Roberto Cota. In Liguria il candidato del Pdl Sandro Biasiotti ha aperto la campagna elettorale in nome dei valori cattolici accusando l’Udc di sostenere il presidente uscente Claudio Burlando, che ha in giunta Rifondazione comunista e Comunisti italiani ed è sostenuto anche oggi dalle stesse forze.

Nel centrodestra Umberto Bossi, che ai tempi della svolta secessionista bollava la Chiesa con parole degne degli eretici più irriducibili, oggi è diventato un acceso sostenitore dell’ortodossia cattolica. E a Silvio Berlusconi alcune scivolate nella vita privata sono state perdonate nel nome del fortissimo sostegno del Pdl alla politica della Chiesa. Queste ultime possono essere scelte di reciproca convenienza. Ma è un fatto che oggi larga parte dell’elettorato cattolico sta col centrodestra. All’Udc il compito di dimostrare di non avere cambiato natura.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 8 Febbraio 2010 alle 13:47 pv21 ha scritto:

A Casini basta mantenere il centro fino al tramonto di Berlusconi. Fino alla spartizione del PDL. La CRISI non risolta potrebbe accelerare i tempi. In fondo abbiamo sotto gli occhi un Bipolarismo irrisolto. Nel paese del Barbiere e il Lupo vale l’antica arte dell’arrangiarsi.
http://forum.wineuropa.it

Il 8 Febbraio 2010 alle 18:45 Vespa: Che cosa rischia il pio Casini | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/opinioni/2010/02/08/vespa-che-cosa-rischia-il-pio-casini/ Posted by admin on febbraio 8th, 2010 Tags: News, Politica Share | [...]

Il 8 Febbraio 2010 alle 18:53 Ferrara: Disarmo dei cattolici in politica - Opinioni - Panorama.it ha scritto:

[...] cattolici in politica non sanno più che pesci pigliare. La Dc, è risaputo, risolveva i problemi con la mediazione: [...]

Il 12 Febbraio 2010 alle 13:53 Regionali: talk show, par condicio o stop. Tutte le ragioni del provvedimento - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] premier Silvio Berlusconi, durante la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, la cui trasmissione rientra in quelle considerate dal provvedimento, si è detto favorevole alla [...]

Il 13 Febbraio 2010 alle 00:42 STOP AI TALKSHOW: TUTTI I MOTIVI DEL PROVVEDIMENTO – di Massimo Morici « Freedom ha scritto:

[...] premier Silvio Berlusconi, durante la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, la cui trasmissione rientra in quelle considerate dal provvedimento, si è detto favorevole alla [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!