Feltri: Ci mancava il figlio di papà (mafioso)

di Vittorio Feltri

Massimo Ciancimino, nuovo paroliere antiberlusconiano al servizio non si sa di chi, ogni giorno ne tira fuori una e tutta la stampa (senza contare le televisioni) è pronta a raccoglierla, di fatto accreditandola. La magistratura ascolta con sommo interesse, e il romanzone della Piovra in salsa politica viene cucinato e portato sulla tavola degli italiani: buon appetito.

Mentre il Paese sta producendo il massimo sforzo per non ripiombare nella crisi, qualcuno non ha di meglio da fare che sollazzarsi con le «conversazioni» tardive e scontate del chiacchierino di turno. Il che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che ci sono due Italie: una che lavora sodo, riesce addirittura a esportare, è invidiata da mezzo mondo per le sue capacità manifatturiere e di resistenza sui mercati; e una che, viceversa, si impegna a rovinare la reputazione dell’altra, rendendole la vita difficile.

Il conflitto fra le due Italie vede sempre soccombente quella buona, che non si rassegna e continua a combattere e a mantenere l’intera Penisola. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo a Massimo Ciancimino. L’attendibilità del quale si scontra con l’evidenza. Pensate. Egli aveva sostenuto con convinzione che Silvio Berlusconi non è mafioso. Parola di suo padre che di mafia s’intendeva avendone fatto parte con un ruolo non secondario, se è vero come è vero che fu a lungo sindaco di Palermo mentre a Cosa nostra era affiliato. Poi il figlio del boss, si ignora per quale motivo, ha cambiato idea e durante una delle sue esibizioni al microfono, davanti ai giudici, ha affermato con tranquillità che non solo il Cavaliere è stramafioso, ma tutta la sua compagnia di giro, quella che fondò Forza Italia, ha un antico legame con l’onorata società.

E non è finita. La mafiosità del premier sarebbe talmente collaudata che già negli anni Settanta, quando fu dato il via alla costruzione di Milano 2, la premiata ditta del Biscione veniva finanziata da ricchi mammasantissima in cerca di buoni affari al Nord. Una storia degna del Padrino cui probabilmente non crede neppure Massimo, che tuttavia l’ha raccontata senza scoppiare a ridere.

Personalmente non sono mafiologo né ambisco a diventarlo, dato che il genere mi fa schifo, però da semplice osservatore delle tribolate vicende nazionali chiederei a Ciancimino junior due cosucce. Primo. Perché una volta ha detto che Silvio non è mafioso (in base alle confidenze di papà) e successivamente ha detto il contrario? Secondo. Come mai soltanto adesso, dopo mesi e mesi di rivelazioni più o meno digeribili, si è rammentato che Milano 2 fu edificata con i quattrini della mafia gentilmente concessi a Berlusconi in prestito, e che il più grande partito della Seconda repubblica fu tenuto a battesimo da uomini d’onore?

Non si tratta di dettagli trascurabili, bensì, se vera, di roba sconvolgente. Che Massimo avrebbe dovuto spiattellare subito e non a scoppio ritardato perché la memoria umana, essendo selettiva, anzitutto ricorda i fatti più importanti e, in seguito, eventualmente i particolari, il contorno.

Basterebbe questo elementare ragionamento a inficiare le confessioni dell’orfano Ciancimino. Nessuno, invece, mi risulta gli abbia contestato alcunché. E mi domando se sia più grave dire le balle o berle.

Commenti

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Il 12 Febbraio 2010 alle 19:54 pv21 ha scritto:

C’è anche una produzione industriale che da mesi non da segni di ripresa. Ciancimino parla come “testimone” ed esiste il reato di falsa testimonianza. La capacità di tenere a memoria non ha niente a che vedere con la scelta del momento di dire certe cose. Prova ne sono i neuroni “specchio” che danno RIFLESSI e RIFLESSIONI davvero inquietanti …
http://forum.wineuropa.it

Il 13 Febbraio 2010 alle 12:16 nhico ha scritto:

A me sembra che tutto questo ciarlare ci fa perdere di focalizzare l’unica cosa che ha veramente rilevanza: come è possibile che i nostri pm, ed in modo particolare quelli presso le procure di Milano e Palermo, celebrano processi, con il beneplacito del magistrato giudicante , con testimoni dei quali, oltre ogni ragionevole dubbio, non abbiano prima accertato la veridicità di quello che andranno a scodellare nell’aula giudiziaria. La vera questione sta tutta qui. Il loro compito è quello di inchiodare alle sue responsabilità l’imputo che hanno portato al vaglio del giudice, non sollevare polveroni nei quali ognuno può entrare e dire tutto e il contrario di tutto. Eppure, questo succede di gran frequenza, ma è rarissimo trovare qualcuno che lo faccia rilevare. L’epoca del Re Sole è tramontata da secoli, ma riesce ancora difficile a molti alzare la mano è dire che il re è nudo.

Il 15 Febbraio 2010 alle 13:14 gratis ha scritto:

Concordo con nhico e aggiungo che non è possibile che i processi inizino senza prove certe, depositate all’inizio del procedimento e consegnate in mano alla difesa oltre che al magistrato e non più modificabili a piacimento, come avviene oggi.

Così ci tocca assistere a queste sceneggiate incredibili che sembrano più spettacolo da quattro soldi, tirati giù con personaggi d’accatto, di cui si prende per oro colato tutte le fesserie che raccontano.

Le investigazioni vanno fatte prima del procedimento NON DURANTE IL PROCESSO.

Le prove o ci sono o non ci sono e, di conseguenza, il processo o lo si fa su basi certe o non lo si inizia nemmeno.

Processi del genere sono un vero pericolo per chiunque ci finisca sotto, soprattutto per gli innocenti.

Il convincimento dei giudici non deve basarsi sul niente, come vedo spesso accadere, ma su basi solide altrimenti la “giustizia” è una buffonata.

Il 15 Febbraio 2010 alle 18:24 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] di Giorgio Mulè L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri Fuori porta di Bruno Vespa L’europeo di Sergio [...]

Il 15 Febbraio 2010 alle 18:58 indigesto ha scritto:

Credo che il punto sia un altro. Durante un processo si può chiamare a testimoniare chiunque si ritenga sia informato su fatti rilevanti ed attinenti al processo che si sta celebrando. Di solito si tratta di testimonianze di parte e vengono vagliate preventivamente dalla difesa, o dalla accusa, interessata a produrle. E’ stupefacente invece la tempistica con la quale vengono richieste certe testimonianze ed affatto stupefacente che non si proceda ad un vaglio preventivo, poichè c’è tutto il tempo per poterne accertare la veridicità. L’importatnte è che vengano rese nel modo giusto al momento giusto. E’ questo, intanto, ciò che serve!

Il 27 Febbraio 2010 alle 21:26 bruno1946 ha scritto:

enrico fumagalli, sei sempre il solito che non capisce o scrive in malafede. Il problema e’ che i giudici prendono per buone le rivelazioni dei mafiosi invece di andare a cercare le prove per conto loro, e la stampa di sinistra fa cassa di rissonanza.
Infatti la magistratura italiana non riesce a mettere in galera nessuno o perche’ avviene l’assoluzione o per salvarsi la faccia la tirano per le lunghe fino a che i processi cadono in prescrizione.

Il meridione e’ controllato dalla criminalita’ organizzata e qualsiasi appuntato dei carabinieri sarebbe in grado di fare nomi e cognomi dei malavitosi, gli unici a non saperlo sono i magistrati, pensa un po’.

Il 27 Febbraio 2010 alle 22:03 erik36 ha scritto:

bruno1946,Enrico Fumagalli non può più scrivere su questo blog, troppo libero, incarica me segnalando che nel commento ti contraddici perchè quando i magistrati fanno nomi vengono insultati e criminalizzati, non fai altro che confermare quel che diceva il Fumagalli, vedi di darti una regolata altrite pure tu non capisci niente come lui. Eri drogato?

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