di Carlo Rossella
Nel mondo anglosassone tutti dicono you, ovvero tu e voi contemporaneamente. I reporter della Casa Bianca danno del you al presidente: l’ho fatto anch’io con George Bush e con il suo successore Bill Clinton. Lo you è democratico, bello, immediato. Chi è abituato all’inglese trova ridicolo il lei italiano, roba d’altri tempi, un allocutivo come usano dire gli accademici della Crusca, vecchio, sussiegoso, degno di una società poco mobile socialmente e di un’autorità che vuole farsi ossequiare dai sottoposti col titanico, monumentale lei.
In Francia tutti si danno del vous, ovvero del voi. Guai se nel paese della grande rivoluzione non ci si desse del vous. Al mercato di Saint-Tropez ho assistito spesso alle conversazioni di Jacques Chirac con i suoi concittadini. E quanti bei vous ho ascoltato. Se lo usano i francesi, se lo adoperano gli anglosassoni, pur nel doppio significato, non vedo perché il voi non dovrebbe tornare di moda anche in Italia. I puristi dicono che il voi è un allocutivo troppo meridionale, circoscritto soprattutto alla Campania («vuje»), ma non è vero. Nel Pavese, quando ero ragazzo, i contadini davano del voi anche alle mogli. Altri sostengono che dare del voi è da fascisti, dato che nel 1938, su istigazione di Achille Starace, il regime impose l’uso del voi al posto del lei.
Fu ridicolo lo stato mussoliniano a imporre una simile norma. Ma fu ridicola anche la Repubblica a cancellarla, dato che il voi appariva e appare molto più pratico del lei. Vedere la parola ella nei documenti ufficiali, degenerazione burocratica del lei, fa proprio ridere. Il lei è adorato da quelli delle mezze maniche e da quelli delle mezze calze, che col lei si innalzano di qualche gradino.
Il lei è marmoreo, pesante, giudiziario, mentre il voi è democratico, leggero, diretto. Nino Nutrizio, un grande direttore di giornali, soleva dare del voi e farsi dare del voi dai redattori (me compreso) ed era un vezzo meraviglioso e anticonformista. Nino Nutrizio nutriva nostalgia per il Duce. Ma anche Benedetto Croce, maestro del pensiero liberale, amava dare e farsi dare del voi. E così l’indimenticabile Giorgio Amendola. Il lei invece è sempre stato in auge presso i democristiani del Nord che dopo la guerra furono tra i principali protagonisti della caccia al voi. Sarebbe interessante restituire al voi la par condicio rispetto al lei. Liberalizzarne l’uso, dandogli un alone di modernità e non confinandolo nel ghetto degli usi e costumi fascisti. Il voi non è né fascista né antifascista. È soltanto un modo più moderno e dinamico per affrontare i rapporti interpersonali.
Intanto col voi ci si difende dall’uso troppo facile del tu. Il tu lo si deve usare solo fra persone che hanno fra di loro molta confidenza. Ma in Italia, soprattutto a Roma, il tu dilaga in modo fastidioso. A me il lei non piace, ma anche sentirmi dare del tu da qualche tipo o tipa che ho visto di rado mi indispone. Io sono per la reintroduzione, certo non obbligatoria, del voi.
Basterebbe iniziare dai giornali e dalle tv. Poi, piano piano, la moda potrebbe affermarsi. Sarebbe un segno di tempi più leggeri, simpatici e diciamolo pure garantisti, dato che il lei-ella è una colonna del lessico giudiziario. E allora lasciamolo lì.
- Venerdì 12 Febbraio 2010























Commenti
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Il 12 Febbraio 2010 alle 20:40 fredu ha scritto:
Direi che è un problema di importanza fondamentale.
Il 12 Febbraio 2010 alle 22:03 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Caro dottor Rossella Voi siete ‘nu Mestro vale a dire, Maestro, se io davo ai miei genitori contadini il VOI dopo c’era il rispetto e dopo 47 ani morti non li dimentico! Se vedi i media, cartaceo o video, una delusione senza contare di un professore come Vittorio Sgarbi che ammiro per il suo lavoro e con una lingua che io vorrei la sua dote il 50%, ma come uomo mi fa una pena e insieme con altri pollaiate!Ma se poi la vuole sapere tutta due episodi per farLe capire! La segretaria di un notissimo discografico sembrava mia amica col tu a tutte i richiami, quando un dì mi scappò un tu mi fece un mazzo! Ultimo cosa dire di un figlio che mi ha fatto confiscare da un “giudice” la mia pensione pur avendo un reddito 3 volte il mio in nero? Io ci ho messo 43 anni per ottenerla con 35 anni di marchette? Insomma, mi mamma sempre spiritosa diceva: “ Padrone! Abbassami il titolo e aumentami la paga! Io avrei detto al figlio chiamami come vuoi ma non toccarmi la pensione e per sfrecciatine mando un bel *Bip al giudice che in soli 3 secondi mi ha reso la vita difficile un vecchio padre povero che deve arrabattarsi per sopravvivere! Salute a Voi, Vincenzo.
Il 13 Febbraio 2010 alle 14:16 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Invece no! La Legge è Legge, visto che viene applicata da certi Giudici, anche quando ben oltre cento lavoratori hanno avuto soddisfazioni in Cassazione. Così un tribunale accoglie il ricorso Inps facendo lievitare a 7 anni la sentenza e nell’applicarla mi taglia 6 anni d’arretrati, circa 18.000€, che l’Inps ha introitati per me 182.000.000 di lire, grazie ad una Legge a hoc su Decreto di Berlusconi nel 1994. Ora sono passati 17 anni, non ho percepito un euro, anche se nel marzo 2009 ho vinto il ricorso, di cui dovrò rimborsare. due avvocati e tasse, più il 5°! In sostanza: possibile che nel celebrare una causa non ci sono controlli sulla documentazione della controparte e prendere per buono le accuse? Mi venne confiscato, Bancomat, Carta di Credito, assegno di pensione e 13^, in poche parole azzerato il mio c/c con 2 protesto, debiti per prodotti agricoli. Badate bene, da una classe Giustizialista che non s’è preoccupato di fare morire di fame (letterale) un vecchio pensionato che ha lavorato 43 anni, dato sangue alla Patria! Io ignorante contadino, forse un po’ ingenuo che offro affetto più ai fruscoli, avevo circa 300 che ho dovuto disfarmi, poiché tra cambiali, mutuo e prestiti non avevo una lira! Voi direte, ma è tuo figlio! Gia e, chi sono io Babbo Natale o suo padre che gli lasciavo una fattoria? Forse, nei 10 Comandamenti non ce “ Onora il padre e la madre “ ignorato dal Tribunale? ” Evidente che non basta il Voi, ma occorre amore e rispetto di cui la Giustizia divenuta Casta pretende il Voi, il cachet, tempi lunghi di tutto e di più per fare soffrire il prossimo poi pretendono rispetto anche quando sbagliano pure la promozione? Io la mia parte da orfano l’ho fatta, ho cresciuto il mio fratellino, ma non ho, né visto, né sentito un Giudice dire “ A te chi ti aiuta? Ma il sottoscritto non era minorenne? Ora l’ho capito: “ non meritavo il Voi? Molte volte caro dottor Rossella il Voi è rispetto, ma detto di mamma Marie Antunetta: “ Spiesse i ‘bbuoni so fessi , u cane corre u strazzate! “ Papepele papele detto dal parente Lino Banfi: “ Il cane morde il poveretto! “ Purtroppo, ora viviamo in periodo “ ai domiciliare, tutti dentro e dei Vaffa “!
Ciao, Vincenzo.
Il 15 Febbraio 2010 alle 12:59 gratis ha scritto:
Egr. Rossella a me il Lei piace, ma non per i motivi che ha elencato Lei di società poco mobile o di autorità che vuole farsi rispettare.
Il Lei, di là della qualità e autorevolezza della persona a cui si rivolge, cosa che non vedo il motivo per NON rispettare proprio per tale ragione, ha uno specifico compito: mantenere le distanze dall’invasione altrui all’interno del tuo terriorio personale di dignità umana.
Una salvaguardia prima ancora del contatto fisico, dopo il quale si passa facilmente alla violenza per mancata considerazione iniziale della persona.
Insomma un area di rispetto individuale che fa comprendere meglio quando qualcuno, superandola, vuole passare all’offesa verbale o fisica.
Chi ha avuto a che fare con la lotta di qualsiasi tipo sa che, tra sè e l’altro, occorre una distanza di sicurezza superata la quale c’è l’attacco proprio o altrui.
Il Lei è questa distanza di sicurezza del rispetto che permette di comprendere facilmente con chi si ha a che fare e reagire se il caso.
Il Voi potrebbe forse sostituirlo ma mi sembra troppo artificiale nella nostra lingua, dato che assomiglia ad un plurale majestatis piuttosto che all’individuazione di una singola persona, ben precisa e in carne e ossa.
Dire Voi in mezzo ad un gruppo di persone non dà precise indicazioni di chi si voglia indicare, sia singolarmente che collettivamente.
Tutto il gruppo penserebbe se l’individuo si stia rivolgendo a tutto il gruppo o a qualcuno in particolare, occorrerebbe specificare ulteriormente con il nominativo di chi si indica.
Naturalmente questo avviene anche con il Lei ma già in partenza non indica il gruppo in generale, senza contare che se ci sono altri con cui si ha maggiore confidenza e si è al tu abituale, l’identificazione diviene anche più facile da parte di tutti.
Il tu presuppone una vicinanza, una comunanza, in altre parole FIDUCIA tra chi lo usa, cosa che non è possibile concedere a chi ci è ignoto e di cui non si conoscono le eventuali reazioni verbali, dovute al suo modo d’essere e di considerare gli altri.
Il tu può essere concesso quando vi è reciproco rispetto, il Voi francamente mi sembra ridicolo nella lingua italiana, torno a ripetere è artificioso e spersonalizzato.
Mantiene le distanze ma manca d’umanità.
Il 15 Febbraio 2010 alle 13:12 jane55 ha scritto:
Il voi fascista fu imposto per legge.Credo che si debba essere liberi di preferire il lei o il voi,deve essere una scelta, non una imposizione legale.Credo però che con tutto quello che sta accadendo in Italia, quello della scelta tra lei e voi sia l’ultimo dei nostri problemi.
Il 15 Febbraio 2010 alle 19:20 pv21 ha scritto:
L’uso del tu al posto del lei o del voi è solo un aspetto marginale di una “malattia” ormai dilagante. Basta consultare il Dossier ARROGANZA …
http://forum.wineuropa.it
Il 16 Febbraio 2010 alle 12:54 leonardo.d ha scritto:
Condivido il vostro pensiero dottor Rossella, non c’è paragone tra il Lei e il Voi … Il Lei, anche se non si prefigge lo scopo, appare comunque un modo di voler tenere le distanze, più che il rispetto … Il Voi, invece, appare confidenziale e rispettoso allo stesso tempo …
Il 16 Febbraio 2010 alle 19:44 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
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