Vespa: L’Idv e i rischi del garantismo

Adesso ci sono le elezioni regionali, bisogna turarsi il naso e cercare di vincere. «O mangi la minestra o salti dalla finestra» dice Antonio Di Pietro, ricordando con un lodevole ripensamento garantista che Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e candidato del Pd alla presidenza della Campania, ha due processi a carico, ma è innocente fino a sentenza definitiva. Sotto elezioni nessun naso respira liberamente aria pura. Ma dopo? Che significato occorre dare alla svolta «governativa» impressa da Di Pietro al congresso del suo partito? Il leader dell’Idv ha due nemici: a destra, fuori del partito, e a sinistra, dentro.

I nemici estranei all’Idv dicono che la conversione sulla via di Damasco è dovuta all’inquietudine di Di Pietro per le rivelazioni dei suoi ex amici, che lo sostennero con il Movimento politico Mani pulite e al momento di fondare Italia dei valori. Secondo questa versione, le foto con Bruno Contrada, la cena con uomini vicini alla Cia, l’assegno americano mai incassato e tenuto in vita chissà perché hanno fatto temere a Di Pietro un più marcato isolamento politico. E a chi obietta che tutto questo prova ben poco i nemici di destra ribattono con la massima cinese: «Batti ogni sera tua moglie. Tu non sai perché, lei sì».

Di qui la necessità di rifugiarsi sotto l’ala protettiva del Pd: l’abbraccio con Pier Luigi Bersani prima in una conferenza stampa, poi in pieno congresso ha cancellato di colpo due anni di stilettate e incomprensioni. Il prezzo era l’appoggio a De Luca?

Per neutralizzare i rischi che venivano da destra, Di Pietro si è scoperto tuttavia sul fronte sinistro. Quello di Luigi De Magistris, Marco Travaglio e della corrente di pensiero minoritaria nei quadri direttivi dell’Idv, ma con un forte ascendente sulla base. Questa ala considera l’appoggio al sindaco di Salerno il simbolo di un tradimento della purezza dei valori originari difficile da mandare giù. Per i puristi, meglio cadere da cento finestre che mangiare quella minestra avvelenata. Il Fatto, house organ del dipietrismo scatenato, ospita furibonde polemiche tra le due fazioni. La base è scossa, in Campania non tutti voteranno De Luca, ma soprattutto si è aperta una resa dei conti interna dagli esiti imprevedibili nel lungo periodo.

De Magistris non ha accettato la sconfitta congressuale. Ha ammesso esplicitamente di aspettarsi la nomina a segretario del partito: con Di Pietro presidente carismatico, la segreteria avrebbe significato innanzitutto un ruolo vicario che oggi non esiste (e che il capo evidentemente non è disposto a riconoscergli), ma anche una esplicita investitura per la successione.

Di qui la furiosa polemica di De Magistris con Massimo Donadi, presidente dei deputati Idv e finora di fatto numero due del partito, e con l’intera seconda fila gerarchica. De Magistris è puro fino al negazionismo: a Porta a porta ha detto di avere dei sospetti perfino sull’aggressione di Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi. Non tutto gli è chiaro. Onestamente, nemmeno Di Pietro si era spinto fino a tanto. Per recuperare consensi su questa ala, il leader ha approfittato delle fantastiche rivelazioni di Massimo Ciancimino sulla mafia come madrina di battesimo di Forza Italia per farle immediatamente sue. In perfetta antitesi con Pier Ferdinando Casini che le ha considerate invece inquietanti e provocatorie.

Di Pietro sembra dunque avere scelto un doppio binario: «governativo» nei rapporti con il Pd, «rivoluzionario» in quelli con Silvio Berlusconi. L’abbraccio tra Bersani e Di Pietro mette peraltro in forte difficoltà Casini. Un conto è allearsi con il Pd nel Nord per arginare la Lega e in Puglia per costituire un asse privilegiato in vista di future alleanze strategiche, altro è vedersi ridotto di rango rispetto a Di Pietro che è certo più lontano dalle posizioni dell’Udc di quanto non lo sia Umberto Bossi. Vedremo come Pier saprà nuotare tra queste insidiose correnti.

Commenti

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Il 13 Febbraio 2010 alle 15:27 desav ha scritto:

Gentile Dott. Vespa, sono certissimo che avrà senz’altro già inserito tra le Sue prossime mosse la realizzazione di un’intervista con la Sig. Francesca. Sarebbe splendido poterla vedere smentire in diretta le accuse che le sono state proditoriamente rivolte (in pratica: di essere una puttana) potendo avere oltretutto la possibilità di lamentarsi (rispettosamente!) con chi l’ha trascinata in questa umiliante vicenda, senza compiere gli elementari controlli che un qualsiasi giornalista al primo impiego si sarebbe premurato di compiere (e non per bontà, ma soltanto per non farsi prendere a calci nel di dietro dal suo direttore).

Il 15 Febbraio 2010 alle 14:03 jane55 ha scritto:

Ho come l’impressione che con Di pietro si stia assistendo ad una svolta politica, che oserei definire per alcuni versi moderata.In primo luogo mi riferisco al suo appoggio ad un candidato del pd. che francamente lascia un poco perplessi. Mi riferisco anche all’intervista di ieri trasmessa su rai tre, nel primo pomeriggio,in cui Di Pietro ha detto, parlando di Bertolaso,il buon Bertolaso, e la sua allocuzione non era ironica, tant’è che la stessa intervistatrice ne è rimasta sorpresa. Poi in un’altro passaggio dell’intervista,all’insistente richiesta del perchè sia venuta fuori questa storiaccia degli appalti truccati proprio in periodo preelettorale, in un primo momento non ha risposto, ha poi detto quasi sottovoce che in periodo preelettorale sempre ci sono dei tiri mancini da una parte o dall’altra .Naturalmente mi scuso se ho capito male, ma dal succo dell’intervista ho avuto la sensazione, che accanto alle solite tirate facessero capolino dichiarazioni prive della consueta vivacità. E mi viene da pensare: se c’è un cambiamento in corso nella linea di Di Pietro, è forse dovuto ad una esigenza della sinistra di vederlo su posizioni meno altisonanti?

Il 15 Febbraio 2010 alle 18:28 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] di Giorgio Mulè L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri L’Idv e i rischi del garantismo di Bruno Vespa L’europeo di Sergio [...]

Il 15 Febbraio 2010 alle 21:29 filippone85 ha scritto:

Il Fatto quotidiano non è l’house organ di nessuno. Non prende nè pretende soldi pubblici avendo felicemente rifiutato i contributi per l’editoria. Per il resto quando c’è da criticare critica tutti, destra e sinistra. Panorama, Giornale, Libero e compagnia come vogliamo chiamarli?

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