Feltri: Perdonatemi, tengo famiglia

di Vittorio Feltri

In qualsiasi vicenda italiana c’è un dato costante, una specie di denominatore comune: la famiglia, i parenti che fanno rima con clienti. La Protezione civile, al centro di uno scandalone intricato e confuso, dimostra di non essere un’eccezione: anche qui c’è una fitta rete di figli, cognati, cugini che entrano ed escono dalla scena come in una «pochade», e dei quali si intuiscono a malapena i ruoli. Ma i protagonisti suscitano un dubbio, se non una certezza: hanno fatto e ottenuto piaceri ai limiti del lecito.

La famiglia sarà in crisi, però il familismo prospera indipendentemente dalle statistiche sulla durata sempre più breve dei matrimoni. Separazioni e divorzi plurimi sono in costante aumento, la prole viene trascurata, spesso trattata come un impiccio, i bambini passano da una casa all’altra quali pacchi postali, ma quando sono cresciuti hanno il diritto sacro, benché non scritto, a ottenere da mamma e papà una bella raccomandazione che notoriamente non si nega a nessuno.

Ecco. Questa è la lezione che anche nella presente circostanza ci è stata impartita: non manca mai uno zio che provvede a piazzare il nipote nel posto giusto, e al momento opportuno. È una regola valida e rispettata al Nord e al Sud, nei ceti bassi, medi e alti, nel settore privato e in quello pubblico, specialmente pubblico. C’è chi briga per entrare nelle Ferrovie o alle Poste, chi si danna l’anima per conquistare una scrivania al ministero, chi si accontenta di una consulenza nella speranza di un’assunzione in pianta stabile.

È radicata e inestirpabile la mentalità secondo cui lo stipendio sia un assegno alimentare esigibile per tutta la vita, magari piccolo ma sicuro; tanto il lavoro (nero) si paga a parte. Se il fortunato dipendente ha una raccomandazione più potente rispetto ai colleghi, la sua carriera è spianata e offre la prospettiva di un’auto blu, novello blasone (per lo statale che «ce l’ha fatta») da esibire in piazza agli amici del paesello, suscitandone l’ammirazione.

Non importa come si arriva al successo: conta solamente arrivarci e sfoggiarne i privilegi. L’arrampicata è una gara indisciplinata che non esclude nulla: il voto di scambio, l’intreccio di favori, la chiusura di un occhio o di entrambi, un giro di bustarelle, magari appartamenti a fitto risibile e riscattabili con conguagli fuori mercato. L’osservanza della deontologia e financo delle leggi è un esercizio per soli ingenui, anzi per fessi.

Colui che punta alla vetta calpesta ogni principio e chiunque gli intralci la scalata tranne l’amico che possa venir buono. La raccomandazione familistica appartiene al genere premafioso in salsa casereccia ed è praticata senza sensi di colpa; ormai è diventata un sistema talmente diffuso da costituire, con i jeans e il turpiloquio in stile Grande fratello, uno dei pochi elementi di unità nazionale.

Perfino Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile e l’eroe dei terremoti, si è dovuto giustificare per avere accolto un parente (per altro titolato) nella sua squadra. E tutti sono scoppiati a ridere, in particolare i campioni della raccomandazione.

P.S. Confesso. Quarantacinque anni orsono esordii in un quotidiano quale aspirante giornalista grazie alla spintarella di un monsignore, mio insegnante di letteratura italiana e di latino. Non sono migliore di quelli che ho descritto.

Commenti

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Il 23 Febbraio 2010 alle 16:03 nicksergio ha scritto:

i favori resi ai familiari da potenti di ogni risma sono riprovevoli o scandalosi,a seconda del livello di potere gestito;che la moglie di B. sia in rapporti d’affari con Anemone e famiglia non è una marachella da poco;ma tant’è per l’unto dal signore sono biricchinate….e via….

Il 24 Febbraio 2010 alle 17:24 attenzione ha scritto:

Meyer Amschel Rothschild said:

“Permit me to issue and control the money of a nation, and I care not who makes its laws . . . enforced unemployment and hunger, imposed on the masses because of the power we have to create shortages of food, will create the RIGHT of Capital to rule more surely than it was given to the real aristocracy”.

Meyer Amschel Rothschild disse:

“Permettetemi di emettere e controllare il denaro di una nazione, e non mi preoccupo di che fa delle sue leggi…
La forzata disoccupazione e la fame, l’imposte sulle masse a causa del potere che abbiamo di creare la scarsità di cibo, creerà il Diritto del Capitale a norma, sicuramente più di quanto non fosse dato all’aristocrazia vera e propria “.

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