
di Carlo Rossella
Martedì 9 febbraio, ore 15.45, partenza da Roma Termini per Bologna con un Frecciarossa delle Ferrovie dello Stato. Freddo, treno in orario, carrozza 3, riservata ad attori, giornalisti, produttori del film Il figlio più piccolo di Pupi Avati. C’è anche il grande regista con la signora e il fratello Antonio. E c’è Christian De Sica con la moglie Silvia Verdone, sorella di Carlo. Siedo accanto a Christian De Sica, nato nel 1951, attore, cantante, regista, ballerino, figlio del grande Vittorio, interprete di oltre 70 film e dei cosiddetti cinepanettoni di Natale che lo hanno fatto diventare il più noto attore italiano.
Prima di partire, in auto, ho ascoltato il cd appena uscito di Christian. Si intitola Swing, un genere musicale a lui molto caro. Nella raccolta De Sica canta canzoni italiane e americane, da You make me feel so young a Vecchia America di Lelio Luttazzi, a Teach me tonight, a Just in time, una delle mie canzoni preferite. Mentre Christian sta per sedersi, lo risento cantare nella mia mente Just in time e lo immagino a Broadway. Lui è proprio un personaggio da grande music hall americano.
Il treno, nella mia immaginazione, si trasforma in uno di quei convogli con i vagoni argentati che negli anni Trenta, come nel film A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, viaggiavano pieni di attori e musicisti e ballerini fra New York, Chicago e Miami.
Christian ride come quando canta, strizzando gli occhi. Forse per sentire meglio, visto che, come dice lui, ci sente poco da un orecchio. Gli mostro un dvd, comprato in edicola insieme con il Corriere della sera, di Miracolo a Milano, il capolavoro del regista Vittorio De Sica. «Pensa, stavo per nascere, ma papà non venne a Roma perché doveva finire il film».
Christian non era ancora nato e già il cinema gli aveva cambiato la vita. In viaggio racconta suo padre più che se stesso: l’arte, gli amori, il vizio del gioco, l’amicizia con Cesare Zavattini e con il produttore Amato, famoso per i suoi strafalcioni, la famiglia, l’universo del grande maestro del cinema italiano e mondiale. Christian è un incontenibile narratore. E poi parla di sé. Della sua vita da figlio di De Sica, dall’esordio in Una breve vacanza, del 1973, a Bordella del 1976, diretto da Pupi Avati («Allora Pupi aveva i capelli lunghi e sembrava Francesco Guccini»), ai cinepanettoni del fratelli Vanzina e Neri Parenti, al ruolo drammatico interpretato in Il figlio più piccolo, distribuito da Medusa.
Come spesso ha fatto nella sua carriera, Avati ha affidato a un attore comico un ruolo drammatico. De Sica interpreta la parte di Luciano Baletti, un immobiliarista romano, cialtrone e amorale, ideatore di società fasulle che lo portano alla rovina, insieme al figlio più piccolo, amministratore unico dell’impero di carta.
Dal finestrino si vede passare il paesaggio italiano sotto la pioggia e la neve. Ecco Bologna, la città dove siamo diretti per la prima del film e dove si svolge una parte della storia. Scendiamo nel gelo sotto la neve.
Nella bufera, accanto ai binari, Laura Morante, interprete femminile della pellicola, sembra Anna Karenina, ma De Sica non assomiglia al conte Vronski. Mi ricorda molto Tony Curtis. E penso a Brando, suo figlio, che ha fatto un bel film su di lui. La dinastia continua.
- Martedì 23 Febbraio 2010























Commenti
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Il 3 Marzo 2010 alle 20:28 indigesto ha scritto:
Difficile che a Carlo Rossella vengano in mente i treni dei pendolari. Oltre che la Repubblica anche le Ferrovie sono fondate sul lavoro! Ma..noblesse obblige!
Il 3 Marzo 2010 alle 23:20 erik36 ha scritto:
Che vuoi, che Mr. O’Hara si abbassi algli umili, ci vuole ben qualcuno che li pigli per il culo a spese dei contribuenti. Parassiti si definiscono, lui è di classe, lusso naturlmente, i fresconi li trovano sempre. A Rossè, c’è anche gente che lavora seriamente, scrivi sui giornali di gossip se non vuoi essere mandato affa.
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