Ferrara: Si fa presto a dire corruzione

Condurre una vita combriccolare, stringere amicizie dubbie con titolari di imprese di costruzione quando si sia alti funzionari dello Stato nel campo delle opere pubbliche, premiare se stessi e gli amici con vari benefit e favoretti, questo è malcostume. Accettare una somma di denaro o altra forma di premio patrimoniale da privati per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, o erogare questa dazione in cambio di un beneficio illecito, ecco, questa è la corruzione vista dalla parte del corrotto e del corruttore.

Se questa sottile linea divisoria diventasse opaca, fino a cancellarsi, sarebbe più difficile fare giustizia, buona giustizia, e più difficile fare politica, buona politica. Il giornalismo dovrebbe servire a definire e distinguere malcostume e corruzione, cercando sia nel fenomeno penalmente rilevante, la corruzione, sia in quello politicamente e civilmente censurabile, il malcostume, la sostanza accertata e provata al di là di ogni ragionevole dubbio. Oggi in Italia accade il contrario.

Leggiamo sui giornali e impariamo dai talk show un romanzo unico, un centone moraleggiante in cui malcostume e corruzione si sommano, si impastano, si rimpallano l’uno con l’altra senza criterio distintivo, senza che si riesca a capire bene quali siano i livelli effettivi di responsabilità. È surreale la facilità con cui si erogano parcelle per certe consulenze ridicole, che sono macchine per il consenso e la protezione sociale di funzionari e politici, ma una consulenza non è una tangente.

È certamente preferibile che il titolare di una funzione pubblica nel campo degli appalti stia attento a non coltivare promiscuità con i committenti, con i costruttori, e non entri in una logica di amichevoli favori che fa sorgere sospetti e fa storcere il naso al cittadino, comprensibilmente. Ma finché non sia dimostrato che i favori amicali, familisti, siano il corrispettivo di atti contrari ai doveri d’ufficio, la corruzione non c’è ancora.

Il problema dell’indagine dei Ros e della procura di Firenze sugli appalti è questo e solo questo: la corruzione non si vede, si vede un generico malcostume politicamente e civilmente censurabile, ma il fatto corruttivo latita. E questo è grave, non solo perché c’è gente che è finita in galera, e forse avrebbe soltanto dovuto avere la sensibilità di dimettersi in base ai nastri delle intercettazioni, ma anche perché la gogna è scattata in fretta, ha assunto una forza travolgente, influisce sulla politica partendo da un non ancora accertato rilievo penale dei comportamenti. Cosicché, quando accadesse, come nel passato è spesso successo, che gli arrestati vengano liberati con tante scuse o gli indagati prosciolti perché il fatto non sussiste o perché quanto viene loro addebitato non costituisce reato, la giustizia, il suo concreto funzionamento, la sua capacità di individuare la colpa penale in modo sicuro, prenderebbe un duro colpo. Un ulteriore duro colpo. E anche la politica, che dovrebbe stroncare o almeno calmierare il malcostume, e prendere misure cautelative ovvie nella selezione della classe dirigente, invece che oscillare tra permissivismo e forcaiolismo, sarebbe duramente e seriamente colpita.

Quasi due anni di intercettazioni, pedinamenti, e poi un’ondata di perquisizioni, arresti, interrogatori su una rete di possibili attività corruttive negli appalti pubblici, che dovrebbe essere come affondare la lama nel burro: il risultato è un romanzone di chiacchiere sul malcostume e il familismo all’italiana, che in molti scambiano per una nuova apocalissi giudiziaria quando allo stato delle cose l’unica domanda possibile è quella anglosassone: where is the beef?, dov’è la ciccia?

Commenti

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Il 2 Marzo 2010 alle 17:26 nhico ha scritto:

La magistratura, per sua natura, dovrebbe portare alla luce tutto quello che sta nell’ombra del malaffare. Con un limite invalicabile: lasciare tutto come sta quando non riesce ad illuminare con la luce delle prova gli anfratti nei quali si è infilata. Invece fa tutto il contrario. E cosi passa la vita ad ascoltare una caterva di minchiate penalmente irrilevanti , che,tuttavia, per nutrire l’insaziabile bestia del giustizialismo, dalla cui cattiva coscienza trae forza e protezione e credibilità, dà in pasto alla stampa amica.

Il 3 Marzo 2010 alle 00:24 erik36 ha scritto:

15 anni di tortura per quel poveraccio, aveva ammesso di tenere rapporti con i mafiosi ma non ne ricavò niente, nemmeno il cane muove la coda per nulla, la mafia si quindi che c’è di male se un politico frequenta mafiosi, lo fanno i preti. Un dubbio se un pensionato, per errore dell’INPS o scoperto per aver ottenuto la pensione illegalmente, se possibile, l’INPS recupera. Quel Girolamo europarlementare che si è dimesso, ammettendo l’”errore”, se la cava cosi o rimborsa. E’ solo una curiosità mia, non interessa nessuno, veroi Giuliano?

Il 3 Marzo 2010 alle 00:55 indigesto ha scritto:

Il vero scandalo sta nelle retribuzioni e prebende stratosferiche che intascano i nostri politici ed affini: il costo della politica,o,meglio della malapolitica. Con queste premesse tutti si sentono autorizzati a tutto. La corruzione è solo effetto e non causa di questo stato di..cose!

Il 6 Marzo 2010 alle 17:48 pv21 ha scritto:

Disporre della cosa pubblica (patrimoni e soldi) a fini e per interessi privati non è un reato? Per gli stessi scopi non è reato emettere disposizioni e decreti ad hoc? Se non sono reati fanno comunque parte di un volumisoso DOSSIER ARROGANZA. Che dire della crisi economica? E’ in atto una ripresa così lenta e discontinua che grava su tanti cittadini come .. SE FOSSE STAGNAZIONE. Si fa presto a dire ripresa.
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