Ho cominciato a scrivere di politica ben prima di poter votare (21 anni, ai miei tempi). L’attesa del primo ingresso in cabina fu spasmodica e da allora (sembrerà strano, visti i decenni trascorsi) ogni volta che il rito si ripete mi sento emozionato. La democrazia, in fondo, è questa. Qualche volta ho votato convinto, qualche volta mi son turato il naso, mutuando la celebre frase di Indro Montanelli. Ma per nessuna ragione, disertando il seggio, delegherei ad altri di scegliere al mio posto. So che non tutti la pensano così e che nelle prossime elezioni regionali il rischio di astensionismo è forte.
La disaffezione elettorale è storicamente ciclica e colpisce soprattutto il partito di governo: la gente si aspetta sempre più di quel che ha avuto. Le ultime elezioni europee e amministrative hanno tuttavia punito il Partito democratico che veniva da un periodo travagliato. Adesso è Silvio Berlusconi a essere in ansia: la sensazione prodotta dai pasticci elettorali in Lombardia e soprattutto nel Lazio, le due regioni più importanti d’Italia, non aiuta certo a motivare l’opinione pubblica. Si aggiunga che il popolo di centrodestra, molto determinato al voto per le elezioni politiche, lo è meno alle regionali.
Occorre dunque una scossa. Ma chi saprà dare quella più forte? Vediamo come si muovono le cinque maggiori aggregazioni elettorali, cominciando dalle estreme. Il Popolo viola è molto motivato: Antonio Di Pietro e tutto quello che sta alla sua sinistra hanno una forte capacità di mobilitazione mediatica e si propongono come l’unica, vera opposizione al Cavaliere. Hannno di fatto trascinato dalla loro parte il Partito democratico che sotto elezioni non può rinunciare all’antiberlusconismo storico.
Ma Pier Luigi Bersani non può rassegnarsi a giocare di rimessa puntando sugli errori della maggioranza di governo: i gol in contropiede sono sempre utili, ma resto convinto che solo una visione del Paese di ampio respiro, con proposte realizzabili alternative a quelle del governo, possa consentire un rilancio autentico di un partito ancora in affanno.
Nel versante opposto è molto motivato l’elettorato leghista: la conquista del Veneto premia una lunga anticamera, la battaglia per il Piemonte è decisiva per smentire chi sostiene che con un candidato del Pdl il centrodestra avrebbe vinto, le incursioni nell’Italia centrale sono interessanti per vedere fino a che punto può spingersi il radicamento leghista. Alcune incertezze del Pdl possono giovare molto a Umberto Bossi.
Anche l’Udc spera in una rendita di posizione: la scommessa di Pier Ferdinando Casini è di convincere i suoi che la politica dei «due forni», lungi dall’essere un monumento all’incoerenza, è la prima pietra su cui edificare l’alternativa del futuro.
Il compito più gravoso è quello di Berlusconi. Deve far dimenticare all’opinione pubblica decisioni impopolari come quella di chiudere i talk show politici nel momento in cui dovrebbero essere più utili (è come sospendere la vendita dei panettoni a Natale) e soprattutto le ormai insanabili divergenze con Gianfranco Fini che si trascinano poi sul territorio: accadessero a una coppia di sposi, la separazione sarebbe imminente.
Come sempre fa quando deve serrare i ranghi, Berlusconi chiama a «una scelta di campo». Da sola non basta. La gente vuole riempire le ideologie di contenuti. Riprendo qui le riflessioni avanzate nell’ultimo numero di Panorama: da oggi alla fine di marzo, il presidente del Consiglio deve tirare fuori il calendario politico del prossimo triennio. Cominciando dai soldi. L’altro giorno un camionista ha bloccato il suo mezzo nel traffico per dirmi: «Dottò, guadagno 1.200 euro ar mese. Arivassi a 1.400, avrei svortato».
- Lunedì 8 Marzo 2010























Commenti
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Il 8 Marzo 2010 alle 18:13 pv21 ha scritto:
Da settimane, forse mesi, siamo fermi al capitolo: la ripresa c’è. Chi non lo riconosce è solo un disfattista. Sa solo insultare e criticare. Cresce il debito, la disoccupazione e l’inflazione. Cala la produzione ed il potere di acquisto. La ripresa c’è anche se lenta e discontinua. Una ripresa che grava come SE FOSSE STAGNAZIONE? Guai a chi lo pensa e disgrazia a chi lo dice. Ma soprattutto guai all’opposizione che sa solo aumentare le tasse (parola di SB). Beati gli ottimisti che …
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Il 18 Marzo 2010 alle 18:58 pv21 ha scritto:
L’Istat ha calcolato che nel 2009 la pressione fiscale è salita di 3 decimi di punto arrivando al 43,2%. Le dichiarazioni Irpef di dipendenti e pensionati fanno più dell’85% del totale. Vogliamo rilanciare i consumi. Basterebbe superare quella TAGLIOLA TRIBUTARIA che lima incessantemente il potere d’acquisto di questi cittadini.
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