di Carlo Rossella
Con le città capita quel che succede, a volte, con le donne: ci si disinnamora di colpo perché un’altra passione è spuntata all’orizzonte. Tutti sanno del mio folle amore per Miami (ho scritto anche un libro di racconti pubblicato nel 2003 dalla Mondadori). Ora debbo confessare che fra me e Miami è finita. Nella mia vita c’è un altro posto: Rio de Janeiro. Non è una nuova storia. Ho già fatto follie per Rio negli anni Ottanta, quando mi occupavo di America Latina per Panorama. Ma adesso si tratta di una vicenda del tutto diversa, non professionale, ma culturale, intellettuale, estetica e chi più ne ha più ne metta.
Rio de Janeiro è la nuova meta del glamour, dello chic, della moda, dell’architettura, dell’arte. Non è la nuova Miami dove corrono i «socialite» o i «leasured traveler». È molto di più. Rio è bella, con le sue spiagge, l’Oceano Atlantico, il Pan di zucchero, il Corcovado, la più grande foresta urbana del mondo, la musica, la vita notturna, lo stile di vita, la gioventù dei suoi abitanti: il 45 per cento dei 6 milioni di residenti ha da 15 a 39 anni. Ma nello stato di Rio de Janeiro c’è l’80 per cento del ricco petrolio brasiliano. Il 50 per cento della potenza finanziaria è qui. E il Brasile oggi è un successo economico straordinario: si sviluppa del 5 per cento ogni anno, fra poco la sua economia sorpasserà la Francia e la Gran Bretagna, il reais è una moneta forte, nel 2030, prevede il Fondo monetario internazionale, il Brasile, con Russia, India e Cina, sarà al vertice del mondo, ma senza i problemi politici, religiosi, etnici degli altri tre partner. Nel 2014 in Brasile ci saranno i Mondiali di calcio e nel 2016 le Olimpiadi. E tutto avverrà a Rio de Janeiro, creando 80 mila posti di lavoro.
Rio vibra, freme, ha l’ottimismo del miracolo economico e l’orgoglio di competere con le grandi città del mondo. Negli anni Ottanta c’erano, come oggi, la bossa nova, la gran vita di chi se la poteva permettere, gli alberghi di lusso come il Copacabana palace, adorato da Gianni Agnelli, e il Caesar park a Ipanema o il Gloria in centro città. Ma attorno c’erano miseria, terribile malavita, inquinamento, sporcizia. Oggi c’è sempre la bossa nova, Chico Buarque è ancora di moda, ma la città ha un altro mood, un diverso orgoglio.
Basta fermarsi qualche ora nella lobby del Fasano hotel, la meraviglia da 91 camere disegnata da Philippe Starck per rendersene conto. Passano Madonna e Yoko Ono, Francis Ford Coppola e Nicole Kidman, Bernard Arnault, Paul Allen e Kate Moss. Il Fasano ha «la roof-top pool più sexy del mondo» come ha appena scritto Monocle, la rivista internazionale che a Rio de Janeiro ha dedicato un reportage pieno di notizie utili per chi vuole lasciare la sonnacchiosa, vecchia, noiosa, ripetitiva Europa e trasferirsi a Rio.
Non vedo l’ora di tornare alla Barra de Tijuca, il quartiere più giovane e divertente della città. Ho nostalgia di Pepe beach, la striscia di sabbia bianca che corre lungo il mare trasparente. Il vento è amabile, le onde sono alte, meravigliose surfiste galleggiano sulle tavole. Si corre, si parla, si sogna. Ragazzi e ragazze non stanno attaccati al Blackberry come a Miami. La telenovela vista da 50 milioni di brasiliani si intitola Viver a vida. Non è un caso.
- Lunedì 8 Marzo 2010























Commenti
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Il 8 Marzo 2010 alle 18:53 L’opinione di Panorama 8 marzo 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Basta Miami, è Rio de Janeiro la capitale del glamour [...]
Il 12 Marzo 2010 alle 17:55 paolinoagri ha scritto:
Che Rio sia una città stupenda e che si stia preparando alla grande a ricevere i grandi eventi che l’aspettano nei prossimi anni (mondiali di calcio e olimpiadi) è pur vero. Ma, caro Rossella, che a Rio de Janeiro ci sia il 50% della potenza finanziaria… non corrisponde proprio alla realtà.
Sulle coste davanti a Rio c’è il petrolio. E tanto. Ma dove mettiamo l’etanolo, la soia, la canna da zucchero che si producono nello Stato di San Paolo ?
La città di San Paolo merita una visita (e un’attenzione maggiore) da parte di Carlo Rossella.
Il 30 Maggio 2010 alle 13:50 ntonellom ha scritto:
Rossella mi stava simpatico da sempre, ma dopo aver letto questo pezzo su Rio posso dire che non solo è un grande giornalista ma anche una persona di straordinaria sensibilità. E’ riuscito a cogliere il senso della vita e lo spirito che anima la vita di Rio e dei suoi abitanti. Quella straordinaria “leggerezza” che si respira a Rio, la delicatezza dell’anima carioca, la morbida forma della sua natura, la femminilità prorompente, la musicalità che promana da ogni angolo della “città meravigliosa”. Non è per caso che Rossella cita il mood bossanovista: è una condizione dell’anima, oltre che un meraviglioso stile musicale.
A dispetto della (credo) limitata conoscenza di Rio, Rossella sembra riconoscersi perfettamente in tutto questo: sintomo della sua grande sensibilità. Conosco e frequento Rio da decenni, ma raramente avevo sentito parlare di Rio e del Brasile in termini giornalisticamente così documentati e così - oso - perfino poetici: mi ha quasi emozionato.
Il mitico “decollo” del Brasile, della sua economia, della sua condizione di paese dalle enormi risorse ancorato al terzo mondo da un destino ingiusto e inconcepibile, atteso invano da decenni, sembra ora davvero realizzarsi. E Carlo lo ha capito (e ne è, mi pare, orgoglioso e felice quanto me).
Abbraccione.
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