Vespa: Bersani non ceda alla piazza

Nell’autunno del 2001 Piero Fassino, fresco segretario dei Democratici di sinistra, mi disse per il mio libro La scossa: «Il nostro partito fatica ad abituarsi all’idea che Silvio Berlusconi stia al governo e che potrebbe restarci per l’intera legislatura, cioè per cinque anni. Manifesta emotivamente il desiderio che sia messo in difficoltà ogni giorno sperando che così cada presto. Riflesso consapevole o inconsapevole di questo stato d’animo è la richiesta a Carlo Azeglio Ciampi di fare quel che il presidente della Repubblica, nelle sue prerogative costituzionali, non può fare». Nel 2001 i Ds erano al 16,1 per cento, Forza Italia al 29,7 e aveva superato il 34 in 120 collegi di otto regioni. Un plebiscito, dunque. Eppure il maggior partito di opposizione, come confessò con molta onestà il suo segretario, non accettava le regole della democrazia.

Una gelida sera di febbraio del 2002, in piazza Navona, Fassino, Massimo D’Alema e Francesco Rutelli presiedevano una manifestazione antigovernativa. A un certo punto salì sul palco il regista Nanni Moretti e davanti alla nomenklatura del centrosinistra disse: «Mi dispiace, ma con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai». Quella sera nacquero i girotondi e l’opposizione si trasferì dal Parlamento alla piazza.

Sono passati quasi dieci anni, ma se al posto di Fassino, Ciampi e Moretti mettiamo Pier Luigi Bersani, Giorgio Napolitano e Antonio Di Pietro, vediamo che non è cambiato nulla. Silvio Berlusconi ha completato la legislatura 2001-2006 e ha vinto di nuovo nel 2008 con 101 seggi di vantaggio alla Camera e 38 al Senato. Ma è ancora una volta la piazza a contare e si chiede al presidente della Repubblica di fare quello che non può (e non vuole) fare.

Nelle ultime due settimane ho dato su queste pagine al presidente del Consiglio qualche consiglio non richiesto: fare nella campagna elettorale per le regionali un patto ideale con gli italiani stilando un calendario credibile degli impegni per il prossimo triennio, cominciando dal sollievo retributivo e fiscale. Mi permetto perciò di dispensare qualche inutile consiglio anche al capo dell’opposizione. La storia della Seconda repubblica ci insegna che impegnare intere legislature a combattere Berlusconi come costante pericolo per la democrazia non porta a niente. Da quando è sceso in politica, su Berlusconi sono state aperte 22 inchieste penali (più altre 44 su persone del suo gruppo imprenditoriale): dieci si sono concluse con l’archiviazione prima del processo, cinque con l’assoluzione, cinque con la prescrizione (di cui tre prima della legge Cirielli che ne ha accorciato i tempi). Gli restano addosso il processo Mills (probabilmente destinato anch’esso alla prescrizione) e quello sui diritti televisivi.

Fin dal 2002 Antonio Maccanico, parlamentare della Margherita e persona stimata da tutti, capì che bisognava disinnescare la mina giudiziaria di Berlusconi e propose un lodo per sospendere i giudizi alle più alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Quel lodo, che prese poi il nome di Renato Schifani e fu successivamente riproposto da Angelino Alfano, prima di essere bocciato per due volte dalla Corte costituzionale, nonostante il via libera del Quirinale, fu combattuto dal centrosinistra come un tentativo di colpo di stato. E siamo rimasti fermi lì con la rivolta di oggi contro il «legittimo impedimento».

La storia politica di Bersani è fatta di concretezza, prima come amministratore regionale, poi come interlocutore ministeriale delle imprese. Torni su quella strada. Non si lasci trascinare dalla piazza. Non ceda la sua leadership ai nuovi girotondi.

L’Italia ha bisogno di un’altra opposizione, oltre che di un governo più concentrato sui suoi impegni. E Bersani lo sa benissimo.

Commenti

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Il 15 Marzo 2010 alle 17:05 L’opinione di Panorama 15 marzo 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Bersani non ceda alla piazza Nell’autunno del 2001 Piero Fassino, fresco segretario dei Democratici di sinistra, mi disse per il mio libro La scossa: «Il nostro partito fatica ad abituarsi all’idea che Silvio Berlusconi stia al governo e che potrebbe restarci per l’intera legislatura, cioè per cinque anni. Manifesta emotivamente il desiderio che sia messo in difficoltà ogni giorno sperando che così cada presto.. [...]

Il 15 Marzo 2010 alle 19:22 pv21 ha scritto:

Sono parecchie settimane che da Bersani a Casini esce una sola richiesta: tornare a parlare del paese reale. Che colpa ha l’opposizione del pasticcio combinato a Roma? Oppure dell’applicazione data alla par condicio? Prima ci è stato detto che siamo in “ripresa”, lenta, ma ripresa. Ora ci dicono che siamo in una “risalita non veloce”. Stando ai dati questa risalita pesa come Se Fosse Stagnazione. Non meravigliamoci se crescerà l’astensionismo.
http://forum.wineuropa.it

Il 16 Marzo 2010 alle 19:13 indigesto ha scritto:

pv21, ls stagnazione, come l’hai chiamata più volte, sta a sinistra. Non sanno fare opposizione; figuriamoci se sapranno, o vorranno, farne di costruttiva. Sono obnubilati dall’antiberlusconismo, le tentano tutte pur di rovesciare il Governo, con metodi che si possono dire democratici solo per parodia. Ormai sinistra e magistratura sono una sola cosa, e non sappiamo nemmeno da chi è manovrato il loro uomo di punta. Il Berlusconi passa il suo tempo a difendersi dai processi (nei processi le sentenze sono già scritte!), governa poco e quel poco lo fa con mezzi non proprio trasparenti ( vedi Protezione Civile) aiutato a ben morire da una miriade di intrallazzatori che hanno fiutato il momento favorevole. Ben fa la magistratura ad intervenire quando si tratta di danaro pubblico; il resto ce lo potrebbe risparmiare, ma..majora premunt!

Il 18 Marzo 2010 alle 13:35 pv21 ha scritto:

Ora sappiamo che “per colpa” di Anno Zero qualcuno voleva uccidere Berlusconi e rapire il figlio di Ghedini. A parte le escort di Palazzo Grazioli e l’intruso fermato da La Russa di concreto resta solo l’aggressore “psico-labile” di Milano. La storia insegna che la FEBBRE del TRIBUNO cresce come un fiume in piena e trascina di tutto. Sale un grido: accorrete in piazza per amore e contro l’odio e l’invidia. SE FOSSE STAGNAZIONE a rischiare grosso saranno tanti cittadini …
http://forum.wineuropa.it

Il 18 Marzo 2010 alle 15:32 nicksergio ha scritto:

sicuramente un opposizione concentrata sulle magagne personali di B. non attreae molti consensi negli indecisi,ma d’altra parte è forse colpa dell’opposizione se da B. partono ogni giorno nuovi attacchi alla pratica della democrazia come è intesa in Occidente?Come anche Vespa sa benissimo senza leggi ad personam B. sarebbe in galera da anni…è anche questo colpa dell’opposizione,non voler riconoscere che in Italia c’è un cittadino che è meno uguale degli altri…?

Il 18 Marzo 2010 alle 19:01 jane55 ha scritto:

La sinistra e’ impantanata in una cronica assenza di programmi, questo e’ il grande dramma della politica italiana. Decenni fa c’era il mito del marxismo, che si incarnava nel comunismo russo o cinese. Ora di questi due giganti della lotta del popolo, rimane solo una leadership votata al nuovo consumismo imperialista di stampo ex comunista. Tutto cio’ha portato ad un vuoto di programmi nella sinistra, che si e’ risolto in una opposizione non non ad una ideologia, ma ad un uomo. Si cerca insomma di demonizzare berlusconi per coprire la mancanza di programmi politici e ideologie.E questa e’ la triste realta’ dell’opposizione italiana, che in mancanza di meglio usa scandali e scandaletti per farsi strada tra l’elettorato. Se questa e’ politica…..

Il 19 Marzo 2010 alle 18:12 nhico ha scritto:

A Bersani è riconosciuta una buona dose di concretezza da chi ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo. Eppure, per chi si deve accontentare di conoscerlo soltanto attraverso il saliscendi delle sue dichiarazioni e prese d’atto, la figura del segretario del maggiore partito dell’opposizione appare un ciocco di legno in balia della corrente di un fiume. Sempre lì dove l’acqua più spumeggia, ma, appunto perché trascinato da una corrente alla cui forza si abbandona, sempre fuori posto. Un ballonzolare in attesa che l’acqua si quieti. Ma la politica nostrana, si sa, è di continuo nel bel mezzo di una tempesta e così lui rischia di fare a vita il Pinocchio delle baruffe politiche. Ma da un capo di partito, specialmente dell’opposizione, ci si aspetta qualcosa di più e di diverso. Ci si aspetta il traghettamento verso la sponda della stanza dei bottini. E non è con l’andare dietro ora a Di Pietro, ora alla Bonino, ora alle inchieste pilotate di certi magistrati, che risolverà il suo problema e il problema di quegli italiani, e sono la maggioranza assoluta, che vedono di buon’occhio l’alternanza al governo della cosa pubblica senza , però, il carico di velini che il suo schieramento è abituato a portarsi dietro, per non perdere il rapporto con la parte più radicale della piazza di appartenenza. Nell’attesa della rivincita elettorale, quindi, a Bersani non resta che praticare la via della disintossicazione. E che finalmente la concretezza sia con lui.

Il 20 Marzo 2010 alle 13:43 nhico ha scritto:

A Bersani è riconosciuta una buona dose di concretezza da chi ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo. Eppure, per chi si deve accontentare di conoscerlo soltanto attraverso il saliscendi delle sue dichiarazioni e prese d’atto, la figura del segretario del maggiore partito dell’opposizione appare un ciocco di legno in balia della corrente di un fiume. Sempre lì dove l’acqua più spumeggia, ma, appunto perché trascinato da una corrente alla cui forza si abbandona, sempre fuori posto. Un ballonzolare in attesa che l’acqua si quieti. Ma la politica nostrana, si sa, è di continuo nel bel mezzo di una tempesta e così lui rischia di fare a vita il Pinocchio delle baruffe politiche. Ma da un capo di partito, specialmente dell’opposizione, ci si aspetta qualcosa di più e di diverso. Ci si aspetta il traghettamento verso la sponda della stanza dei bottini. E non è con l’andare dietro ora a Di Pietro, ora alla Bonino, ora alle inchieste pilotate di certi magistrati, che risolverà il suo problema e il problema di quegli italiani, e sono la maggioranza assoluta, che vedono di buon’occhio l’alternanza al governo della cosa pubblica senza , però, il carico di velini che il suo schieramento è abituato a portarsi dietro, per non perdere il rapporto con la parte più radicale della piazza di appartenenza. Nell’attesa della rivincita elettorale, quindi, a Bersani non resta che praticare la via della disintossicazione. E che finalmente la concretezza sia con lui.

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