di Luca Ricolfi
Il tenore di vita medio delle regioni meridionali, contrariamente a quanto si sente spesso ripetere, non è significativamente diverso da quello delle regioni del Nord. L’apparenza di un Mezzogiorno che starebbe molto peggio del Settentrione deriva da tre omissioni: si trascurano i redditi derivati (sussidi), si ignorano le differenze nel costo della vita, si dimentica di includere nel computo il valore del tempo libero in più di cui dispongono i cittadini meridionali. Se questi elementi vengono invece presi in considerazione, il quadro cambia drasticamente: il Sud sta leggermente peggio del Nord se si considerano solo i consumi pubblici e privati in termini reali, sta un po’ meglio se si computa anche il tempo libero addizionale (i dettagli del calcolo si trovano nel mio libro Il sacco del Nord).
E tuttavia c’è un elemento che non sembra tornare, in questa diagnosi: se il tenore di vita è simile a quello del Nord, perché il 70 per cento dei poveri è concentrato nel Mezzogiorno? Una ragione, molto semplice ma stranamente dimenticata da quasi tutti gli osservatori, è che le statistiche che mostrano una povertà concentrata nel Mezzogiorno sono quelle della povertà relativa, che ignora del tutto le differenze nel costo della vita.
Con questo genere di statistiche effettivamente il tasso di povertà nel Mezzogiorno risulta circa 5 volte quello del Nord. Se però usiamo le recenti stime della povertà assoluta prodotte dall’Istat, con una metodologia che tiene conto del tipo di famiglia e del livello dei prezzi, il tasso di povertà del Mezzogiorno risulta pari a 1,5 volte (anziché 5) quello del Nord. Un divario molto minore, ma pur sempre un divario.
A che cosa è dovuto? Perché, se il tenore di vita è comparabile, il tasso di povertà è comunque del 50 per cento più alto nel Mezzogiorno? I motivi sono due. Il primo è che nel Mezzogiorno la quantità e la qualità di servizi pubblici sono molto inferiori a quelle del Centro-Nord (grafici): e i servizi pubblici sono uno degli strumenti più efficaci di contrasto della povertà. Il cattivo funzionamento dei servizi pubblici penalizza innanzitutto le fasce deboli della popolazione, che non hanno i mezzi per sostituirli adeguatamente con servizi privati.
Il secondo motivo è che nel Mezzogiorno il reddito, lungi dall’essere insufficiente, è distribuito in modo molto più diseguale che al Nord (grafici). C’è una casta politico-burocratico-affaristica, spesso collegata alla criminalità organizzata, che riesce ad appropriarsi di una fetta consistente delle risorse che affluiscono al Sud, e c’è un vero e proprio proletariato ipersfruttato o emarginato che non riesce neppure a raggiungere il livello di sussistenza. Detto in altre parole: non è il livello medio del reddito pro capite, ma è la sua iniqua distribuzione il vero problema del Mezzogiorno.
L’iniquità della distribuzione si può misurare con l’indice di concentrazione di Gini, come fa l’Istat ogni anno nella sua indagine sulle condizioni di vita delle famiglie. Ebbene, la concentrazione del reddito è minima nel Nord, specialmente nel Triveneto. Sale un po’ nelle regioni dell’Italia centrale, in particolare nel Lazio. Tocca il massimo nel Sud, in particolare nelle tre regioni ad alta intensità mafiosa, ovvero Sicilia, Calabria, Campania: un indizio che la presenza della criminalità organizzata rende più ingiusta la distribuzione delle risorse.
Per attenuare la povertà e portarla al livello di quella del Nord, al Sud non serve un euro in più: basterebbe che i servizi pubblici fossero gestiti con efficienza paragonabile a quella del resto del Paese e che le risorse disponibili fossero distribuite con un po’ più di equità.
- Venerdì 19 Marzo 2010























Commenti
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Il 25 Marzo 2010 alle 18:42 pv21 ha scritto:
Mezze verità. Il sistema sanitario Lombardo è esempio di eccellenza. Ogni anno riceve ben 200.000 pazienti “importati” da altre Regioni (specie dal sud). Nessuno dice che non esite alcun controllo di congruità sulle prestazioni complessivamente fornite ai pazienti “importati”. E se il costo di queste 200.000 prestazioni risultasse maggiorato del 20-30%? Tutto alla fine grava sui bilanci “sanità” delle Regioni “esportatrici”. Un chiaro vantaggio per l’efficienza lombarda e un aggravio per le altre Regioni. Sembra il tema di una LEGENDA per un DELITTO che nessuno ha interesse a pubblicare … fino ad esaurimento fondi FAS.
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Il 28 Marzo 2010 alle 12:05 pv21 ha scritto:
Il Cavaliere annuncia che a giugno (forse) il governo troverà (forse) 250 miliardi da investire nel Mezzogiorno entro i prossimi 5 anni. Che fine ha fatto il Ponte sullo Stretto? Dove sono finiti i fondi FAS? Napoli e Palermo sono piene di spazzatura. All’Aquila si muovono solo le carriole. Che fine farà Termini Imerese? Non è solo al Sud che la crisi (risalita non veloce) pesa sull’economia e sulle famiglie come SE FOSSE STAGNAZIONE …
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