di Carlo Rossella
La bella casa romana del produttore Angelo Rizzoli ricorda le dimore parigine di gran gusto descritte da Marcel Proust nella Recherche. L’arredamento è mongiardinesco, come la sua ex residenza che proprio dal defunto Renzo Mongiardino fu progettata. Sui bei divani di velluto rosso scuro si siedono politici e giornalisti, finanzieri e scrittori, attori e registi. Il salotto di Angelo e della sua affettuosa moglie Melania, medico di gran nome e deputato al Parlamento, è uno dei più influenti di Roma. Le cene sono sontuose, nello stile di un uomo di antica educazione e classe come Angelo.
Rizzoli, sessantaseienne, è un uomo d’altri tempi, educato, gentile, disponibile, generoso, dall’allure milanese, molto chic. È soprattutto una persona onesta e per bene che nella vita ha tanto sofferto. Per la sclerosi a placche che lo tormenta dal 1963 e che lo fa zoppicare. Per la persecuzione giudiziaria che ha dovuto subire per anni e che gli ha rovinato l’esistenza.
Ex proprietario dell’omonima casa editrice e del Corriere della sera, ha avuto, nel corso degli ultimi tre decenni, sei processi e sei assoluzioni definitive con formula piena. Gli è stato restituito l’onore ma non ha riavuto né il patrimonio né la sua casa editrice. Fu arrestato, pur con la sclerosi a placche, passò ben 407 giorni di carcere duro. Il padre Andrea morì di crepacuore, il fratello Alberto fu arrestato e poi assolto, la sorella Isabella, appena diciottenne, si uccise gettandosi dalla finestra per paura di finire in prigione.
Nelle settimane scorse, sul Giornale guidato da Vittorio Feltri, Nicola Porro e Stefano Lorenzetto hanno raccontato in due diversi servizi, uno tecnico e l’altro umano, la vicenda di Rizzoli, dalla presunta bancarotta del gruppo, all’inizio degli anni Ottanta, al combinato politico-giudiziario-finanziario che gli sottrasse l’impresa, sino al lungo calvario e alla vittoria finale. Una vicenda alla Honoré de Balzac.
Angelo Rizzoli ama la cultura e la letteratura di Francia. Nella sua immensa biblioteca, piena di opere preziose, non manca la raccolta completa della Pléiade. Rizzoli si muove fra i libri lentamente, li sfiora con passione, li apre con competenza arrivando subito alla citazione, al passo letterario o filosofico, da aggiungere al discorso forbito e sagace. Dalle pareti di casa lo guardano i personaggi dei quadri orientalisti italiani che tanto lo appassionano.
Come tutti gli uomini fieri del proprio passato e delle proprie tradizioni Rizzoli racconta la sua dinastia, ha l’orgoglio di un cognome che ha fatto parte, dal grande Angelo in poi, della storia d’Italia, culturale, imprenditoriale e politica.
C’è sempre in lui una certa nostalgia per la magnifica dimora di via del Gesù nel cuore antico e aristocratico di Milano e di via Civitavecchia, la sede dei prestigiosi periodici Rizzoli. Meno rimpianto per via Solferino, il palazzo del Corriere della sera, che tanti guai gli portò.
I poteri forti gli sottrassero quel gioiello con tutti gli artifizi che sappiamo. Oggi Angelo Rizzoli chiede giustizia, vuole un risarcimento di 750 milioni di euro. Seduto nel salotto di casa, Angelo si appoggia al bastone e fa una giusta considerazione sul metodo usato contro il suo gruppo. «È lo stesso» dice «che avrebbero impiegato contro Silvio Berlusconi e la sua Fininvest se non fosse sceso in politica nel 1994». Così dicendo guarda il tramonto romano, «così bello quando è bello». Come scrisse il suo adorato Alessandro Manzoni del cielo di Lombardia.
- Lunedì 22 Marzo 2010























Commenti
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Il 22 Marzo 2010 alle 15:54 mariocicogna ha scritto:
Vittorio Feltri, nell’arte dello scrivere è un maestro, nella più difficile arte della coerenza lo è di meno…
Una volta, mi pare di ricordare che avesse un’idea diversa di Mastella…Mi sbaglio?
Il 23 Marzo 2010 alle 07:03 lenovo ha scritto:
A proposito di poteri tanto forti quanto occulti. Soltanto un punto da rilevare. Il risarcimento monetario, un giorno, arrivera’. Magari, pero’, dal punto di vista “giustizia”, sarebbe bello sapere che chi ha tramato e fatto carte e atti falsi (giudici e periti di tribunale, quelli che “certificarono” il fallimento) paghino di tasca propria e proporzionalmente alle proprie risorse economiche.
Purtroppo, questo avviene per il cittadino comune. Un giudice disonesto, un perito, il regista di primo piano, chiunque egli sia, sono intoccabili.
E c’e’ ancora chi da del piduista a Berlusconi.
Lenovo
Il 27 Marzo 2010 alle 18:21 nhico ha scritto:
Famosi per i loro abracadabra con i quali si erano appropriati tante altre volte delle altrui ricchezze, gli intrallazzasti della solita cerchia pensavano di farne un sol boccone anche di Berlusconi, ma non avevano fatto i conti con le spire del biscione.
Il 11 Maggio 2010 alle 10:23 PiresPortugal ha scritto:
Come sarebbe oggi Italia se alla volta di tangentopoli fosse fatta mafiopoli? Se quello che è stato fatto contro più importanti impresari della “capitale morale d’Italia”, Milano, fosse fato contro grandi b0ss mafi0si di Palermo, Bari, Napoli? Se soldi pubblici e magistrati dei processi ad Angelo Rizzoli, Andreotti, Berlusconi, Cia, Abu Omar, Calipari, … fossero orientati per sequestrare quelle centene di miliardi della grande maf… che produce miliardi di miliardi di danni per contribuenti e consumatori?
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