
di Vittorio Feltri
Ha fatto più clamore Pier Ferdinando Casini andando a cena una sera in casa di Bruno Vespa che Pier Luigi Bersani stando al vertice del Pd un anno e passa. Basta questa constatazione per capire due cose fondamentali dell’attuale politica italiana: primo, nella sua esiguità numerica, l’Udc è un peso massimo; secondo, nella sua imponenza, il Partito democratico è un peso piuma. E ciò spiega il fatto che Silvio Berlusconi sia più interessato a ingraziarsi Casini che a combattere Bersani, bravissimo a combattere se stesso.
I commentatori, dopo l’incontro tra Silvio e Pier Ferdinando, hanno scosso la testa: non c’è trippa per gatti. Nel senso che il leader dell’Udc non ha concesso nulla al premier, nemmeno la speranza di ricomporre l’alleanza ante predellino. In effetti le dichiarazioni dei due commensali sono state scarne e non autorizzano a pensare sia imminente un allargamento della maggioranza. Ma in politica si sa come vanno le cose. Quando uno vuol dire «sì» dice «forse», e quando vuol trattare non dice niente. Sicché non mi fiderei dei giudizi degli osservatori e aspetterei la fine dell’estate a emetterne uno. Nei prossimi due mesi l’attività parlamentare si fermerà per ferie, ma quella politica andrà avanti e potrebbe essere frenetica.
Berlusconi non può andare avanti così, con un Pdl diviso in una ventina di fondazioni che si dicono sorelle, ma si guardano in cagnesco e si preoccupano di tutto tranne del governo e della compattezza della coalizione. Nelle ultime settimane, poi, ai conflitti nel «condominio della libertà» si sono aggiunte crescenti turbolenze giudiziarie che non promettono molto di buono. E il Cavaliere è costretto a correre di qua e di là per spegnere vari principi di incendio che minacciano di bruciare un edificio politico considerato indistruttibile l’indomani delle elezioni 2008. Il premier ha quindi la necessità di trovare una soluzione per neutralizzare i piromani. Quale? O punta allo scioglimento delle Camere e si ripresenta agli elettori spiegando le ragioni del fallimento della coalizione, oppure coopta Casini e molla Gianfranco Fini e tenta di portare a conclusione la legislatura onde realizzare il programma.
Entrambe le opzioni sono rischiose. Nel primo caso, non c’è la garanzia che Giorgio Napolitano sia d’accordo; per evitare il ritorno anticipato alle urne, potrebbe dare l’incarico di premier a persona diversa da Berlusconi e raccomandargli di formare il nuovo governo con una maggioranza più vasta, un’ammucchiata per dirla semplice. Nel secondo caso, il pericolo è che Casini ceda alla tentazione di approfittare del ruolo di ago della bilancia per fare il bello e il cattivo tempo, rendendo al Cavaliere la vita ancora più difficile. Ma il patto eventuale fra Silvio e Pier Ferdinando potrebbe anche stare in piedi per reciproca convenienza ed essere durevole. Casini infatti è stato logorato dalla lunga permanenza all’opposizione e deve uscire dall’angolo per non morire. Non può permettersi il lusso di stare lontano dal
potere. Perderebbe altri consensi. E Berlusconi, avendo litigato fino alla rottura con Fini, è obbligato a non fare altrettanto con il «figliol prodigo» se desidera giungere in porto sano e salvo. Quando si deciderà il nuovo assetto? In agosto i due protagonisti saranno condannati a incontrarsi e a stringersi la mano. Sarà così.
- Lunedì 19 Luglio 2010























Commenti
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Il 3 Agosto 2010 alle 13:57 L’opinione di Panorama 20 luglio 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] In agosto Berlusconi e Casini si metteranno d’accordo [...]
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