Di Pietrangelo Buttafuoco
Gli autori di libri, scrittori civili con coscienza immacolata, non possono pubblicare con Mondadori. L’assetto proprietario della casa editrice, infatti, è delinquenziale: non paga le tasse. E non solo: il padrone, Silvio Berlusconi, s’è fatta una legge «ad aziendam» per fare marameo all’etica. E lo scrittore, si sa, è etico. Così la pensa Vito Mancuso, star alla voga della teologia new age. Lui è uno che sostiene una tesi da rogo, tipo: «Se solo si trovassero le ossa del Cristo, a smentire dunque la resurrezione, la mia identità di cristiano non cambierebbe».
Ma lui è solo uno spretato nella cucuzza e fra le tonache che ha buttato alle ortiche non poteva dimenticare quella di essere stato autore Mondadori e consulente dello stesso catalogo. Ebbene, nel nome di un suo privato principio di autosuperiorità morale, grazie a Repubblica che gli ha pubblicato una lettera-denuncia, il Mancuso ha indovinato la polemica di fine stagione chiamando a raccolta le file di autori-colleghi, in particolare quelli della scuderia di Repubblica, e preparare così lo scisma.
Invece nulla. Ben poco. A parte don Andrea Gallo, non l’ha seguito nessuno. Non Eugenio Scalfari, che ha lasciato il cerino nelle mani di Mancuso ribadendo che lui in Einaudi sta benissimo e non ha alcuna intenzione di andare via. Non Andrea Camilleri, che tutto è tranne che un fesso. Non la pletora di magistrati scrittori democratici, a cominciare da Gustavo Zagrebelsky. E nemmeno Roberto Saviano. Nel tipico parlare a nuora affinché suocera intenda era ben chiaro il riferimento di Mancuso a Saviano la cui uscita, da Mondadori, provocherebbe un terremoto politico-culturale internazionale, ma l’autore di Gomorra ha ben chiara, in onestà e onore, una consapevolezza: di essere ciò che è anche in virtù dell’officina Mondadori. Essere uguale e consequenziale a quella tribù di editor, redattori e direttori che gli hanno fatto quadrato quando poteva essere solo un ragazzo di paese. Uno da silenziare con l’arma delle armi: l’indifferenza. E la differenza, invece, l’ha fatta Mondadori. Saviano, che è uno maschio, lo sa, il quaquaraquismo moralista di Mancuso accampa ragioni extraletterarie e paraintellettuali, assai comode in tema di luoghi comuni, di stucchi e pelo, ovvero: la famosa pelosa e stucchevole arte del buttarsi a sinistra per rilanciare nel mercato.
Tutto fa brodo, per carità, ma proprio Mondadori che nella sua casa editrice vanta il polmone sano di un’identità plurale al punto di non avere mai toccato una parola, fosse pure di harakiri per l’assetto proprietario, ha una così proverbiale regola del non censurare che non ha strappato neppure le pagine, tutte copiate altrove, di Corrado Augias, coautore pop del Mancuso.
A conti fatti, quel che resta in mente e in tasca agli autori è l’assoluta libertà. Tutto il quaquaraquismo moralista è solo fighettismo. Facciamo nostro il ragionamento che Antonio Pennacchi, sublime scrittore, militante stalinista, ha proposto: «È come se io chiedessi agli operai di licenziarsi dalle fabbriche perché il loro padrone non è comunista».
- Lunedì 30 Agosto 2010























Commenti
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Il 11 Settembre 2010 alle 12:12 alcambi ha scritto:
Tutti coloro che invece non trovano un editore disposto
a pubblicarli senza contributo che cosa dovrebbero dire?
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