
Sbalorditivo: in un mondo segnato dal più superficiale moralismo, dalla tendenza a giudicare in astratto e apparentemente in nome delle sacre tavole, senza alcuna aderenza alla storia e alle storie, improvvisamente, sulla questione decisiva del processo breve, tutti dimenticano l’esistenza dei principi, dei criteri morali e di diritto non negoziabili che fanno di una procedura giudiziaria un atto di giustizia o, al contrario, la maschera ghignante dell’ingiustizia.
La ragionevole durata del processo viene trattata dalla gente che si piace e da un certo giornalismo fazioso, che politicizza tutto, come una legge inventata dall’avvocato di Berlusconi per proteggere Berlusconi; se ne deduce, quindi, che il processo deve restare lungo, tortuoso, incomprensibile, al di sopra di ogni critica, paludato da protocolli polverosi, aggrappato a codicilli che consentano ai magistrati di riposarsi e distrarsi onorevolmente, ciò che fanno al pari e forse più di altre categorie di pubblici funzionari, costi quel che costi ai diritti della difesa e al sacrosanto dovere di dare, alle vittime di un sopruso o di un’offesa, una riparazione che non si perda nelle brume equivoche del tempo che passa.
Nei panni del guardasigilli Angelino Alfano o del premier Silvio Berlusconi non starei lì a difendere la ragionevole durata del processo accettando il set di argomenti che mi propone l’avversario politico impermalito, sostenendo che la legge ritocca appena l’esistente e influisce relativamente poco sui dibattimenti in corso, o addentrandomi in altre minuzie da azzeccagarbugli. Non starei lì a discutere di quanti processi possono saltare. La metterei giù con il massimo rigore garantista, sapendo che il criterio di semplificazione draconiana della giustizia vale anche e soprattutto in difesa del cittadino, dal presunto colpevole alla vittima di un reato: tutti i processi troppo lunghi sono giustizia negata e meritano di saltare, meritano la condanna a morte. Punto.
Nelle nostre carceri sono rinchiusi migliaia di cittadini-persone in attesa di giudizio (ecco, in sintesi, il significato del processo di durata non ragionevole: ti sbatto dentro e poi si vede); e la detenzione preventiva è uno dei grandi scandali che gridano vendetta contro il sistema di giustizia italiano in Europa e nel mondo.
I processi interminabili sono diventati strumenti di tortura, antri bui dentro i quali c’è spazio per le peggiori abitudini burocratiche di una giustizia incurante dei diritti civili e per la manovrabilità politico-mediatica delle sentenze, delle propalazioni, delle gogne e degli altri spifferi d’ingiustizia di ogni genere che ammorbano l’aria dei tribunali e della politica. In questa grottesca campagna contro il processo giusto c’è il buon diritto di tanti piccoli e fragili che incappano nelle trappole della giustizia lenta, cioè dell’ingiustizia, e quello dei colletti bianchi, come il grande della Prima repubblica, Rino Formica, assolto dopo 17 anni, dico 17 anni, di processo politico. E c’è il buon diritto di chi chiede riparazione, nella giustizia civile e in quella penale: perché la faccenda più disgustosa di tutte è questa pretesa, sostenuta da numerosi avvocaticchi del latinorum, difensori del processo di durata ad libitum contro le leggi ad personam, che alle vittime dei reati convenga un processo di cui non si vede mai la fine. Ma che bel premio.
- Lunedì 6 Settembre 2010























Commenti
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Il 7 Settembre 2010 alle 08:37 Zione ha scritto:
A proposito di lunghezza del Processo; se alla fine e forse fra molti anni ancora, sarà riconosciuto che un imputato come Dell’Utri (in questo caso) è stato calunniato, chi lo ripagherà dei distruttivi e incalcolabili Danni Morali, suoi, della sua Famiglia e della Società ???
Palermo, processo Dell’Utri bis: la Cassazione dice sì alla legittima suspicione.
http://www.ilgiornale.it/inter.....comments=1
Forse è giunta l’ora che si annullerà la lunghissima e pessima vicenda giudiziaria sofferta dal Senatore Dell’Utri e si rifarà daccapo un Equo Processo in un Tribunale serio e con le dovute garanzie, di ben operare in nome e nell’interesse della Giustizia e non per conto dei Pentiti; veri, falsi o compiacenti che siano.
Il 8 Settembre 2010 alle 13:39 mirco1962 ha scritto:
Egregio Giuliano Ferrara
A proposito di Processo breve.
Ritengo che sarebbe stato interessante sia da parte Sua che anche da parte di tutti gli esponenti politici e non, che da tempo sponsorizzano in così detto “processo breve”, che venisse spiegato come si arrivi ad accorciare i tempi del processo, ovvero quali norme del codice di procedura penale verrebbero modificate al fide di determinare la riduzione di tali tempi.
Ed ancora, sarebbe interessante che qualcuno ci spiegasse come i Tribunali di frontiera, situati specialmente del SUD , ove lo Stato non ha la forza di inviare i magistrati per coprire i posti vacanti, e che pertanto una moltitudine di processi vanno in prescrizione, gestirebbero i processi in tempi ancora minori a quelli attuali.
Ritengo che una risposta a tali quesiti, in modo semplice e lineare, farebbe leva sull’opinione pubblica ad accettare senza nessuna remora il cosiddetto processo breve. Nel caso in cui a tali quesiti si continua ad adottare la politica del silenzio, è evidente che accorciare i tempi del processo serva solo ad aumentare i casi di prescrizione dei reati e quindi ad aumentare i casi di mancata giustizia.
Il 10 Settembre 2010 alle 08:08 boghero ha scritto:
Caro Ferrara, io penso che all’origine di tutti i mali ci siano le care vecchie corporazioni, dove non c’è autogoverno, ma auto-assoluzione di ogni responsabilità. Poco male, abbiamo troppi decenni di malgoverno della giustizia fermi li a dimostrare che così non funziona.
Ovviamente il CSM e la Corte costituzionale devono essere poteri indipendenti e non soggetti a ricatto. Ma devono anche rispettare l’articolo 1 (uno) della costituzione, ossia la sovranità spetta al popolo.(PUNTO) Credo sia giusto che i membri dei due organi siano eletti direttamente dal popolo, anche e soprattutto tra gente che nulla ha a che fare con la giustizia.
Questo permetterebbe forse di avere un po’ di meritocrazia in una casta autoreferenziale.
Non mi si dica poi che così si lede la dignità o la legittimità della magistratura, se l’è già giocate da decenni.
Saluti…
Il 10 Settembre 2010 alle 22:04 pasalaam ha scritto:
Ha perfettamente ragione. La carcerazione preventiva é un delitto contro l’umanità. Un insopportabile sopruso compiuto da una magistratura ottusa nei confronti dell’inerme cittadino.
Berlusconi ci propone la riforma della giustizia da anni.
Sarebbe ora.
Bravo signor Ferrara
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