Vespa: Vogliono tutti leggi elettorali su misura, per questo è così difficile cambiare sistema di voto


Una premessa: appena in televisione parliamo di legge elettorale, la gente cambia canale. Solo pochi eletti sanno che attraverso il modo di eleggere deputati e senatori si può influenzare in modo decisivo il voto. Gli altri, la maggioranza, considerano questo dibattito un inutile chiacchiericcio. E sbagliano.

Non lasciamoci ingannare. Il grande scontro di questi giorni non nasce dalla tutela della democrazia, della libertà, dei diritti. Nasce più prosaicamente dal fatto che ciascun partito si chiede con quale legge elettorale ha maggiori possibilità di vittoria. Il vero punto debole della legge in vigore (il famoso Porcellum) è che i deputati sono di fatto nominati dai partiti che li mettono in lista sulla base delle aspettative di risultato. Per il resto, a giudizio di chi scrive, vanno bene sia lo sbarramento al 4 per cento, che elimina i piccolissimi partiti fonte di molti guai nella Prima e nella Seconda repubblica, sia il premio di maggioranza, che garantisce la governabilità (a meno che, come sta accadendo adesso per la prima volta, non ci sia una scissione strisciante all’interno del partito di maggioranza). Questa legge ha consentito per la prima volta di avere in Parlamento soltanto cinque partiti. E se è un peccato che non ce ne sia un sesto a rappresentare la sinistra radicale, non si può dire che la democrazia nel suo complesso ne abbia sofferto.

Questa legge naturalmente giova a Silvio Berlusconi: sa che se andasse al voto in questo momento vincerebbe di nuovo, perché il consenso previsto per l’accoppiata Pdl-Lega sarebbe prevedibilmente maggiore di quello a Pd-Idv, non essendo pensabile un’alleanza dell’Udc a sinistra. È la ragione per cui i partiti di opposizione non vogliono andare subito alle elezioni. Si rammenti che, prima di cadere, il governo Prodi era dilaniato dalla proposta di referendum elettorale: si proponeva di dare il premio di maggioranza non alla coalizione, come accade oggi, ma al partito vincente. Cosa gradita al Pd e a Berlusconi, ma non ai partiti minori che temevano l’assorbimento in quelli maggiori.

Anche le altre due proposte nascondono naturalmente interessi elettorali. Massimo D’Alema ha sempre sostenuto il sistema uninominale (un candidato per collegio), che andrebbe bene per la sinistra, ma non per la destra se fosse accompagnato dal doppio turno, perché tradizionalmente l’elettorato di centrodestra è più svogliato e assai meno militarizzato di quello di sinistra e spesso la seconda domenica di voto se ne va al mare. E perché nelle vecchie coalizioni gli elettori di Rifondazione si turavano il naso e votavano al ballottaggio per i democristiani del Pd (e viceversa), mentre i leghisti non votavano per i candidati di Forza Italia e di An.

Adesso D’Alema ha cambiato idea: vuole il sistema tedesco. Proporzionale con sbarramento, perché è l’unico modo per agganciare a sinistra Pier Ferdinando Casini. Il sistema tedesco piace anche a lui: da buon dc rimpiange (e si capisce) i «due forni » di Giulio Andreotti, libero di comperare il pane da comunisti e socialisti. Dopo le elezioni. Ma la maggioranza dell’elettorato resta bipolare: o di qua o di là. È stato il vero valore aggiunto della Seconda repubblica. Una correzione del sistema tedesco (proporzionale con sbarramento) potrebbe essere quella di stabilire prima delle elezioni con quale coalizione si faranno le alleanze e per eleggere quale premier. Ma a questo punto, forse, Casini sarebbe meno interessato. E di conseguenza anche D’Alema.

Commenti

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Il 8 Settembre 2010 alle 16:53 L’opinione di Panorama 7 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Vogliono tutti leggi elettorali su misura, per questo è così difficile cambiare sistema di v… [...]

Il 9 Settembre 2010 alle 21:57 boghero ha scritto:

Non penso che in questo parlamento ci siano le possibilità per fare una riforma elettorale.
Mi sono anche fatto l’idea che una possibile parte dei successi delle forze dell’ordine contro le mafie sia da imputare anche alla “nomina” dei candidati.. meno soggetti a influenze dei clan..

Penso che una sola legge elettorale sia proponibile in Italia. Un doppio turno secco. Le prime due coalizioni vanno diritte al secondo turno… a quel punto non serve più se non a livelli minimi un premio di maggioranza. I seggi di minoranza vengono assegnati a tutti i perdenti, in base ai risultati del primo turno. Non servono più sbarramenti, e si hanno maggioranze qualificate… semplice no?

Salutoni..

Il 10 Settembre 2010 alle 15:08 cini ha scritto:

La legge elettorale attualmente in vigore funziona benissimo e garantisce una certa stabilità di governo.
Il problema invece consiste soltanto nell´abilità dei partiti di saper vincere le elezioni meglio dimostrando coerenza, credibilità e coesione senza dimenticare che gl´italiani di oggi sono molto più svegli ed informati di quanto lo fossero fino ad alcuni anni fa.
Di certo non si vincono le elezioni facendo una politica di mera propaganda o con l´antiberlusconismo.
Nessuna legge elettorale potrebbe essere utile abbastanza da far vincere le elezioni alla coalizione di sinistra, almeno fino a quando questa non comincerà a fare a voce uniforme e convincente proposte politiche utili e realistiche per risolvere i problemi del Paese.
La propaganda antiberlusconiana ha da tempo stancato un po tutti e nessuno potrebbe più prenderla seriamente in considerazione non riscontrandone l´utilità.
Per sperare di poter vincere la sinistra dovrebbe rottamare la presente leadership,come saggiamente suggerito di recente dal sindaco PD di Firenze Renzi e la loro futile, obsoleta politica attuale, se come politica potesse mai essere così definita, di certo non cambiando la legge elettorale che nella presente forma si è dimostrata essere più che adeguata.

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