
E’ davvero disdicevole prendere atto che al Senato siano stati presentati 2.299 emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni? Non credo, non credo proprio. Soprattutto in questa fase, in cui a governarci è un gruppo di tecnici, vale la pena sottolineare l’importanza del Parlamento, di un’istituzione dove – è bene ricordarlo – siedono i rappresentanti del popolo (anche se eletti con una legge da cambiare, non a caso è definita Porcellum). E si tratta di deputati e senatori che rappresentano legittimi blocchi di interessi sociali, difendono categorie professionali e produttive, spesso sono terminali di lobby anche molto potenti. Non c’è nulla di male, succede così in tutte le democrazie occidentali libere da quei condizionamenti dettati spesso da ipocrisie e falsi pudori (si dia uno sguardo agli Stati Uniti d’America, dove i gruppi di pressione sono riconosciuti e riconoscibili).
Gli emendamenti che hanno fatto storcere il naso ad alcuni ministri e provocato l’orticaria a molti maître-à-penser sono stati ridotti prima ancora che approdassero all’esame dell’aula: oltre 1.000 sono spariti perché doppioni o perché estranei alle materie contenute nel decreto, e alla fine ne resteranno circa 500.
Il governo Monti, lo ripeto ancora una volta, merita attenzione per il suo approccio ai dossier più delicati sul tappeto, comprensione per le difficoltà oggettive interne e internazionali nelle quali opera, e anche riconoscenza per alcune iniziative certamente coraggiose. Ma in questa ansia di beatificazione dell’esecutivo che gronda inchiostro da quasi tutti i giornali è bene non dimenticare il ruolo della politica, della sana politica, e riconoscere sempre e comunque la funzione che spetta al Parlamento, tempio democratico per eccellenza. Che è quella di intervenire per correggere o migliorare un processo legislativo. E che ci siano spunti positivi in quegli emendamenti lo riconoscono perfino alcuni ministri che, correttamente, parlano di interventi migliorativi che alla fine non stravolgeranno di certo l’impianto originario. Ma è soprattutto un’autorità indipendente che ha già dimostrato nei fatti di essere una vera garanzia come il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, a certificare che c’è del buono, addirittura tanto, fra gli interventi dei senatori. Perché Pitruzzella, oltre a notare che alcune modifiche proposte dai senatori «vanno nella direzione di rafforzare» il provvedimento, fa una riflessione amara e verissima, quando sostiene che «dobbiamo evitare di pensare che liberalizzazione e crescita si realizzino prevalentemente con taxi e farmacie».
Fuor di metafora: in materia di banche, assicurazioni ed energia (dicasi petrolieri) il decreto Monti contiene davvero tutte le misure necessarie per dare slancio produttivo al Paese? La risposta è no, perché su questi tre fronti gli ottimati al governo hanno preferito soprassedere, accantonare o tutt’al più sfiorare senza affondare il colpo.
E allora ben vengano gli emendamenti al testo di Palazzo Chigi. Perché, tanto per citare ancora il presidente dell’Antitrust, sarebbe fuorviante «rappresentare la vicenda sotto l’unica lente di un Parlamento che blocca tutto».
- Martedì 21 Febbraio 2012























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