
Basterà tutto questo per assicurare una crescita ragionevole dell’Italia? Riepiloghiamo. I notai aumenteranno con concorsi annuali a partire dal 2015: sono largamente sotto organico e non hanno alcun interesse ad accelerare le prove d’esame. I tassisti saranno gestiti in condominio da comuni e autorità sui trasporti: sarà una bella lotta tra efficienza del servizio e clientele elettorali. I farmacisti (una delle lobby italiane più forti) avranno maggiore concorrenza con l’apertura di qualche migliaio di esercizi in più. Le banche dovranno aprire gratuitamente conti correnti fino a 1.500 euro al mese ai pensionati e non potranno imporre la loro compagnia di assicurazione a chi chiede un mutuo. Le tariffe sulla Rc auto dovrebbero diminuire al pari delle truffe. Continua

Mio caro Nicola, il tuo professore di storia ha pensato bene di assegnarti un tema su un episodio molto lontano nel tempo e rimasto unico nella storia dell’Italia moderna: il passaggio quasi vent’anni fa, alla fine del 2011, da un governo eletto (quello di Silvio Berlusconi) a un governo tecnico (quello di Mario Monti). Credo che troveresti qualcosa nei miei libri di quegli anni, ma visto che hai fretta e che la ricerca è noiosa (come i libri di tuo nonno) eccomi a riassumerti in una paginetta la storia, per come la ricordo. Continua

«L’abilità del primo ministro Mario Monti nel trasformare una crisi in una opportunità potrà essere insegnata un giorno come un caso da studiare…». Il ritratto del presidente del Consiglio tracciato dall’International Herald Tribune lunedì 13 febbraio è in linea con l’atteggiamento di tutta la grande stampa internazionale. Durerà ancora per un anno questo atteggiamento al punto da invocare in maniera bipartisan Mario Monti perché succeda a se stesso? Continua

Molti anni fa una madre mi disse che stava brigando per trovare un lavoro in banca al figlio. Lavorare in banca era ancora un mito: posto sicuro, stipendio superiore alla media. Crisi e ristrutturazioni erano molto lontane. Qualche tempo dopo seppi che la signora era stata accontentata, ma incontrandola non la trovai felice come pensavo. «Sa» mi disse «il posto di mio figlio è in una filiale di Roma Sud e noi abitiamo a Roma Nord. Lei per caso potrebbe darmi una mano per farlo riavvicinare?». Non posso riferire la risposta, che non fu molto garbata. Continua
«O io o lui» mi ringhiò Umberto Bossi tirando una boccata di sigaro. Era una sera del novembre 1994 e il Senatùr stava asserragliato nella sede del gruppo parlamentare della Lega Nord a Montecitorio tormentando un foglio con i «traditori» da un lato e i «fedeli» dall’altro. Silvio Berlusconi, destinatario della sfida mortale, aveva appena ricevuto l’invito a comparire dalla Procura di Milano mentre presiedeva a Napoli un convegno dell’Onu sulla criminalità (sarebbe stato assolto con formula piena in Cassazione sette anni dopo) e sembrava politicamente agli sgoccioli. Bossi non aveva digerito il 30 per cento dei voti di Forza Italia alle europee di giugno e fin dall’inizio dell’estate aveva cominciato la guerriglia al Cavaliere. Ora era arrivato il momento di assestargli la botta finale. Continua

Appena ho saputo che la seconda prova scritta per i maturandi del liceo classico sarebbe stata quest’anno il greco, mi sono precipitato a sfogliare il mio caro, vecchio, intramontabile vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci. Rocci era un gesuita così brillante fin da ragazzo che alla seduta di laurea in lettere del 1890 ricevette i complimenti di Giosuè Carducci, membro della commissione. Dedicò poi la vita alla stesura del dizionario intriso del sangue di generazioni di studenti. E infatti, dietro la rilegatura in tela e pelle che ho curato da adulto per trasferire ai posteri l’ormai prezioso tomo, ci sono ben tre firme: la mia, quella di mio fratello e quella di mio figlio. Non ho osato chiedergli che cosa ricordino del greco, forse anche per non confessare che la mia preparazione linguistica attualmente è assai vicina allo zero. Continua

Così è, se vi pare. La frustrazione di non essere Luigi Pirandello coglie chi si accinge a scrivere un articolo su una maggioranza politica eterogenea che c’è, anzi non c’è. Ha ragione Pier Ferdinando Casini, quando sostiene che chi vota insieme provvedimenti della portata di quelli che ha preso e sta per prendere il governo non può non essere una maggioranza politica. E hanno ragione Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani quando sostengono che è solo lo stato di necessità a indurre i loro gruppi parlamentari a votare provvedimenti sui quali hanno giudizi divergenti. Bersani non può permettersi di inventarsi una maggioranza politica che lo scopra a sinistra con Antonio Di Pietro (pronto a cavalcare le dichiarazioni di Casini per sbugiardare il segretario del Pd) e con Nichi Vendola. Continua

«Non lamentarti se dovrai pagare molte tasse: sono segno di benessere». A mio padre la sorte non consentì mai di pagare molte tasse, ma non ho mai dimenticato questo suo insegnamento. Né lui né io avremmo mai immaginato che ne avrei pagate tante raggiungendo un benessere ben superiore alle mie aspirazioni giovanili. Ma le polemiche di questi giorni successive alla simbolica retata dell’Agenzia delle entrate a Cortina suggeriscono qualche riflessione. Continua

Lui non riuscirà mai a dargli del tu, nonostante la colleganza politica azzeri le differenze d’età. L’altro lo considera da tempo come un figlio (è più giovane di Pier Silvio e di Marina) e chissà se si rassegnerà a vederlo non solo camminare con le sue gambe, ma perfino dissentire da qualche sua scelta. Lui è Angelino Alfano, 41 anni, dal 1° luglio segretario del Popolo della libertà dopo tre anni da ministro della Giustizia. Continua

Liquidare con insulti e monetine 18 anni di storia e dare perciò dell’imbecille alle decine di milioni di italiani che l’hanno costruita con il voto è sciocco prima che ingiusto. Senza Mani pulite Silvio Berlusconi non sarebbe nato, ma senza Berlusconi Mani pulite avrebbe consegnato nel 1994 l’Italia a una sinistra ancora idealmente legata al Pci, minoritaria nel Paese e salvata per ragioni tuttora non chiare dal ciclone giudiziario. Continua