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Ricolfi: Gli italiani tornano a fare i lavori da immigrati


di Luca Ricolfi

Mi è capitato più volte di farlo notare: negli anni della crisi gli italiani hanno perso un sacco di posti di lavoro (circa 1 milione, senza contare la cassa integrazione), mentre gli immigrati stranieri ne hanno conquistati molti (circa mezzo milione). Andamenti così opposti sono dovuti, fondamentalmente, a due circostanze: primo, in Italia si creano pochi posti di lavoro qualificati; secondo, gli italiani sono abbastanza ricchi da potersi permettere di non competere con gli immigrati per i posti a bassa qualificazione e basso reddito. Questo stato delle cose, tuttavia, sta rapidamente cambiando. Già un anno fa, un’inchiesta di Affari & finanza (firmata Vladimiro Polchi) rivelava che italiane e italiani erano sempre più numerosi nei corsi di formazione tradizionalmente monopolizzati da stranieri, come quelli per muratore, colf e badante. Continua

Feltri: Applichiamo la meritocrazia anche ai politici


di Vittorio Feltri

Sui costi della politica si continua a discutere e litigare. Per capire che gli emolumenti dei parlamentari italiani sono in media con quelli europei ci sono voluti anni di studi comparativi. E le cifre esatte ancora non si conoscono né mai si potranno conoscere perché la composizione delle buste paga cambia da paese a paese, come del resto mutano le aliquote fiscali, cosicché fra lordo e netto si fa una gran confusione. In ogni caso si è scoperto che Palazzo Madama e Montecitorio non sono abitati da nababbi. Significa che sulla Casta si è fatto tanto rumore per nulla? Nossignori. Continua

Feltri: Statisti o masochisti, che cosa c’entrano gli investimenti della Lega a Cipro e in Tanzania con la difesa della Padania?


di Vittorio Feltri

È noto che il finanziamento pubblico ai partiti politici fu abolito per referendum negli anni Novanta. Ma, una volta buttati fuori dalla porta, quei contributi a fondo perduto sono rientrati – raddoppiati, anzi triplicati – dalla finestra sotto forma di rimborsi elettorali. Sissignori. Il Parlamento, badando alla forma e infischiandosene della sostanza, cambiò il titolo di spesa, cioè la denominazione dell’esborso, ma anziché abolirlo lo aumentò. Il tutto, ovviamente, a carico dello Stato, ovvero del debito pubblico che grava sulle spalle dei cittadini. Questa la premessa. Poi c’è lo scandalo. Ogni volta che si aprono le urne, che si tratti di elezione amministrativa, nazionale o europea, scatta uno strano meccanismo per cui ciascun partito, in base al numero di voti ottenuti, riceve una somma di denaro impressionante. E non c’è verso di bloccare il drenaggio o almeno di ridurne la portata. Continua

Feltri: Sarà tecnico, ma sempre caos è


di Vittorio Feltri

La santificazione di Mario Monti è avvenuta ancor prima che il professore si sia stabilmente insediato a Palazzo Chigi. Agli occhi dei suoi numerosi estimatori (editorialisti influenti, accademici, politci) egli è l’unico che possa salvare l’Italia dal default cui Silvio Berlusconi l’avrebbe predisposta combinandone di tutti i colori. Ogni riga di giornale trasuda saliva. Lodi sperticate al nascente governo concepito tecnico e già avviato a diventare semitecnico con l’immissione di politici politicanti. Continua

Feltri: Provate a prenotare un albergo per Natale, non troverete posto


di Vittorio Feltri

I lettori ricorderanno. Alcuni giorni orsono il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, se n’è uscito con una delle sue: ma quale crisi? I ristoranti e gli aerei sono sempre pieni. Come dire che la depressione, di cui tutti parlano e si sentono vittime, è una fantasia alla quale danno corpo e credibilità i partiti dell’opposizione, e i media che li fiancheggiano e sostengono, per interesse di parte. Possibile che la politica in senso lato, anziché aiutare i cittadini a stare meglio, materialmente e psicologicamente, si dia da fare per gettarli nel più tetro sconforto allo scopo di screditare il governo in carica e costringerlo a ritirarsi? Difficile dire. Sta di fatto che il premier, non appena pronunciata la frase riportata, è stato coperto di improperi come se avesse bestemmiato in chiesa.

Continua

Feltri: Fini non ne azzecca una e usa la sua poltrona per scopi personali


Ci occupiamo malvolentieri di Gianfranco Fini, ma a volte non possiamo farne a meno. Per un periodo abbastanza lungo, diciamo da giugno a settembre, sembrava si fosse calmato: non dichiarava, non si mostrava in pubblico, faceva il suo lavoro, ammesso che ne abbia mai avuto uno. Ci eravamo convinti si fosse preso, come usa dire, una pausa di riflessione per cercare di capire dove avesse sbagliato e, magari, tornare sulla scena con qualche idea fresca allo scopo di contribuire a cambiare questa politica sempre più pasticciona e sgradita agli italiani. In effetti, per tornare è tornato. Ma ha ricominciato a recitare il solito copione col risultato di segnalarsi quale guastatore recidivo. Continua

Feltri: Sinistra senza idee né bussola


Il Partito democratico a forza di aspirare rischia di finire nell’aspirapolvere; a forza di puntare al governo di transizione rischia di transitare senza lasciare traccia. Non si era mai vista un’opposizione tanto accanita contro un premier e tanto inconcludente e pasticciona. Continua

Feltri: Inutile arricciare il naso per la liberazione di Amanda e Raffaele


Quando la giustizia si riscatta e dimostra, sia pure tardivamente, di sapere riparare ai propri errori, bisogna solo rallegrarsi e riconquistare in essa la fiducia. Continua

Feltri: Caro Montezemolo, per piacere, lascia stare la politica


Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo, lo stallone rampante, è dato sempre vincente al Gran premio della politica da almeno cinque anni; ma al momento della partenza non parte. E gli scommettitori rimangono lì con tanto di naso. Continua

Mulè: Sulla manovra il Cavaliere 
cambia musica

Non sarà ancora entrato pienamente nello spirito dell’elogio della follia di Erasmo al quale lo avevamo richiamato, ma certamente Silvio Berlusconi ha dato nell’ultima settimana evidenti segni (e che segni) di non voler fare la bella statuina. Né, tantomeno, si è rassegnato a vestire i panni del leader imprigionato da quelle maledette logiche di realpolitik che spesso rischiano di sacrificare una vita di Continua

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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