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di Augusto Minzolini
Piano piano, la verità sull’ipotesi di una trattativa Stato-mafia negli anni che vanno dal 1992 al 1993 sta venendo a galla. Non che fosse difficile intuirla: bastava usare il buonsenso, invece di affidarsi alla faziosità, alle strumentalizzazioni politiche, ai pentiti di un tanto al chilo. Bisognava solo ispirarsi a una logica che accomuna il buon detective e il buon giornalista: dividere i fatti dalle opinioni, cioè in questo caso dai teoremi; metterli in fila uno dietro l’altro e coniugarli con il calendario Continua
di Vittorio Feltri
È un momento particolare, questo, della vita italiana. Accadono cose strane che anche gli osservatori più attenti rischiano di non comprendere. In una puntata recente di Porta a porta, Bruno Vespa, storico conduttore, ha mostrato vari sondaggi comparati, eseguiti da istituti di ricerca demoscopica diversi, da cui si evince un dato strabiliante: solamente il 4-6 per cento dei cittadini ha fiducia nei partiti. In pochi mesi, quelli che erano sempre stati considerati i cardini della democrazia sono stati declassati a inutili e fastidiosi ammennicoli. L’opinione pubblica sente il bisogno di avere altri punti di riferimento e li ha trovati in alcuni uomini rappresentativi. Il più gettonato, a parte Giorgio Napolitano, il cui gradimento (elevato) non è mai venuto meno, è il presidente del Consiglio Mario Monti, che registra oltre il 60 per cento di convinti sostenitori. Continua
di Oscar Giannino
Mi capitò di scrivere con entusiasmo più volte di un libro poi preso da Mario Monti a esempio sul Corriere della sera. Sette anni fa precisi, a febbraio. Il libro era The Competition Solution, l’autore Paul London. Sosteneva che la forza del modello economico americano nel decennio precedente derivava dalla convergenza oggettiva, al di là delle contrapposizioni inscenate in campagna elettorale, fra democratici e repubblicani, sul nocciolo duro delle politiche che favoriscono l’elevata produttività. Monti, e in piccolo i nanetti come me, indicavano quel modello come ricco di insegnamenti per l’Europa e soprattutto per l’Italia, vista la necessità assoluta di rilanciare la produttività di tutti i fattori della produzione, dal capitale fisico a quello umano, da quello finanziario agli «intangibles». Continua
di Augusto Minzolini
Un vento rosso è tornato ad ammutolire l’area riformista e adesso montiana del Pd. Dopo Nichi Vendola in Puglia, Giuliano Pisapia a Milano, Massimo Zedda a Cagliari, per non parlare di Luigi De Magistris a Napoli, anche le primarie di Genova sono state vinte da un esponente della sinistra massimalista, Marco Doria. Ancora una volta nelle urne la sinistra antagonista ha sconfitto quella governativa. Qualcuno dice che il caso Genova investirà come uno tsunami il Pd. Di sicuro è il segnale che la crisi è profonda e che l’esperienza Monti costa. Continua

di Vittorio Feltri
La politica si rinnova. Una volta i militanti rubavano per il partito, adesso invece rubano al partito. È l’evoluzione, bellezza. La vicenda di Luigi Lusi sembra surreale, ma non ha niente di onirico: è paradigmatica della sciatteria mentale che domina le segreterie. La Margherita aveva un bel tesoretto di 13 milioni (euro, non lire, altrimenti sarebbero stati 26 miliardi circa) e una mattina la magistratura scopre che è sparito. Le indagini sono in corso, quindi non diamo giudizi. Ma da quanto è emerso finora dall’inchiesta pare che la somma sia transitata (o finita) nelle saccocce del tesoriere, Lusi appunto, un signore dall’aspetto rassicurante, garbato nei modi, insomma uno che ispira fiducia. Per fortuna. Si sarebbe addirittura comprato una casetta in Canada, con vasche e pesciolini e tanti fiori di lillà. Cose che succedono nelle migliori famiglie, figuriamoci nei partiti. Continua
di Oscar Giannino
Tema: riforma del mercato del lavoro. Domanda: ma se tutti convengono che l’essenziale è sbloccare la crescita, senza per questo mettere da parte subito i vecchi istituti della cassa in deroga, che hanno attenuato l’impatto devastante di oltre 20 punti di produzione industriale ancora mancanti rispetto al 2008, allora chi glielo fa fare a Mario Monti di esporsi a uno scontro frontale con la Cgil e il sindacato sull’articolo 18? Risposta: il bello viene nelle prossime duetre settimane, dunque chi si azzarda a fare pronostici deve mettere in conto un’alea elevata. Ma almeno due elementi sono certi. Continua

di Vittorio Feltri
In tutto il mondo sono i mezzi di comunicazione a farla da padroni, e questa non è una novità. Radio e televisione dominano da decenni, poi è arrivato internet con le enormi possibilità che offre, e le distanze sono state annullate, il globo è diventato piccolo piccolo, le relazioni umane non hanno limiti. Ma in Italia, sarà perché la conosciamo bene e ne discutiamo con cognizione di causa, si registra un fenomeno meritevole di essere approfondito. La rete e la tv (in misura minore la radio, benché sia stata usata per prima a scopi politici: Benito Mussolini ne comprese subito la forza e non esitò a sfruttarla) hanno consentito ad alcuni furboni di trasformarsi da cantanti, comici e giornalisti in predicatori di largo seguito. Continua
di Vittorio Feltri
Devo fare una premessa perché si sappia subito da quale pulpito viene la «predica»: faccio fatica a credere in Dio, figuriamoci se credo nel diavolo. Ogni volta che sento parlare di possessione demoniaca rimango perplesso, per usare un eufemismo. Dirò di più, tutto ciò che attiene al mondo invisibile non suscita in me un grande interesse. Parapsicologia, spiritismo, trasmigrazione delle anime (metempsicosi) e perfino astrologia sono materie molto frequentate da cialtroni con tanto di certificato, e ciò non invita a prenderle sul serio, anche se confesso che talora la curiosità mi spinge a dare un’occhiata all’oroscopo. Non solo. Mi è capitato in passato di avere atteggiamenti da superstizioso. Insomma, non mi do arie da uomo al di sopra di queste cose. Continua
di Augusto Minzolini
Se per uscire dalla crisi c’è bisogno dei professori, perché un domani gli elettori italiani dovrebbero tornare a preferire i politici? La domanda è tutt’altro che peregrina e sta diventando un incubo per gli attuali partiti. «Se si andrà a votare nel 2013» ammette un esponente di rilievo del Pd «l’attuale classe politica sarà delegittimata, Giorgio Napolitano sarà confermato al Quirinale come pure Mario Monti resterà a Palazzo Chigi». E questo indipendentemente dai risultati (finora modesti) che otterrà il governo dei tecnici: Continua

Al destino dei despoti non sfuggirà neanche Umberto Bossi. All’inizio erano quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Tra un bicchiere e un altro, fondarono la Lega lombarda e si domandarono: chi comanda? Scelsero Bossi perché del gruppetto era quello che aveva più tempo libero e si dava maggiormente da fare. Su e giù per le tre valli varesine e per le valli orobiche, passando di osteria in osteria a fare proseliti. Erano gli anni Ottanta e la gente cominciava a non poterne più della Democrazia cristiana, i cui parlamentari dimenticavano i problemi degli elettori. Nelle zone bianche dell’arco prealpino in molti erano pronti a rinnegare il partito dei parroci, che per quasi mezzo secolo aveva dominato le coscienze e le urne. Continua