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Bruno-Vespa

Appena ho saputo che la seconda prova scritta per i maturandi del liceo classico sarebbe stata quest’anno il greco, mi sono precipitato a sfogliare il mio caro, vecchio, intramontabile vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci. Rocci era un gesuita così brillante fin da ragazzo che alla seduta di laurea in lettere del 1890 ricevette i complimenti di Giosuè Carducci, membro della commissione. Dedicò poi la vita alla stesura del dizionario intriso del sangue di generazioni di studenti. E infatti, dietro la rilegatura in tela e pelle che ho curato da adulto per trasferire ai posteri l’ormai prezioso tomo, ci sono ben tre firme: la mia, quella di mio fratello e quella di mio figlio. Non ho osato chiedergli che cosa ricordino del greco, forse anche per non confessare che la mia preparazione linguistica attualmente è assai vicina allo zero. Continua

Così è, se vi pare. La frustrazione di non essere Luigi Pirandello coglie chi si accinge a scrivere un articolo su una maggioranza politica eterogenea che c’è, anzi non c’è. Ha ragione Pier Ferdinando Casini, quando sostiene che chi vota insieme provvedimenti della portata di quelli che ha preso e sta per prendere il governo non può non essere una maggioranza politica. E hanno ragione Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani quando sostengono che è solo lo stato di necessità a indurre i loro gruppi parlamentari a votare provvedimenti sui quali hanno giudizi divergenti. Bersani non può permettersi di inventarsi una maggioranza politica che lo scopra a sinistra con Antonio Di Pietro (pronto a cavalcare le dichiarazioni di Casini per sbugiardare il segretario del Pd) e con Nichi Vendola. Continua

«Non lamentarti se dovrai pagare molte tasse: sono segno di benessere». A mio padre la sorte non consentì mai di pagare molte tasse, ma non ho mai dimenticato questo suo insegnamento. Né lui né io avremmo mai immaginato che ne avrei pagate tante raggiungendo un benessere ben superiore alle mie aspirazioni giovanili. Ma le polemiche di questi giorni successive alla simbolica retata dell’Agenzia delle entrate a Cortina suggeriscono qualche riflessione. Continua

Lui non riuscirà mai a dargli del tu, nonostante la colleganza politica azzeri le differenze d’età. L’altro lo considera da tempo come un figlio (è più giovane di Pier Silvio e di Marina) e chissà se si rassegnerà a vederlo non solo camminare con le sue gambe, ma perfino dissentire da qualche sua scelta. Lui è Angelino Alfano, 41 anni, dal 1° luglio segretario del Popolo della libertà dopo tre anni da ministro della Giustizia. Continua

Liquidare con insulti e monetine 18 anni di storia e dare perciò dell’imbecille alle decine di milioni di italiani che l’hanno costruita con il voto è sciocco prima che ingiusto. Senza Mani pulite Silvio Berlusconi non sarebbe nato, ma senza Berlusconi Mani pulite avrebbe consegnato nel 1994 l’Italia a una sinistra ancora idealmente legata al Pci, minoritaria nel Paese e salvata per ragioni tuttora non chiare dal ciclone giudiziario. Continua

Pier Ferdinando Casini è sempre un metro oltre il punto in cui Silvio Berlusconi riesce ad arrivare. Nel luglio 2010 sembrava disposto ad appoggiare il governo al posto di Gianfranco Fini, ma chiedeva al Cavaliere di dimettersi per ricevere un nuovo incarico. Berlusconi non accettò perché temeva di non ottenerlo. Da allora (e per un anno) Casini si disse disponibile a dialogare con il centrodestra, a patto che Berlusconi si fosse dimesso. Il 14 dicembre sperò, come tutte le opposizioni, che il presidente del Consiglio fosse sfiduciato e perse. Ma quella fu soprattutto la sconfitta di Fini. Dieci mesi dopo, il 14 ottobre scorso, fu Casini a dirigere l’orchestra delle assenze per evitare che si raggiungesse il numero legale per la nuova fiducia che il Cavaliere ottenne. E perse di nuovo. Continua

Non vogliamo far cadere il governo, né fondare un nuovo partito». Andrea Olivero, presidente delle Acli, mette in guardia i dietrologi dallo scopo del grande convegno che il 17 ottobre riunirà nel convento di Montesanto a Todi le più importanti associazioni cattoliche, dalla Cisl alle cooperative bianche, dalla Coldiretti al Movimento cristiano dei lavoratori, dalle Acli alla Compagnia delle opere, alla Comunità di Sant’Egidio. Gente che vota per l’Udc, per il Pdl e per il Pd e che, pur non pensando a nuovi partiti, vuole ritrovarsi per far pesare il mondo cattolico sulla ricomposizione della politica italiana quando Silvio Berlusconi lascerà Palazzo Chigi. Continua

Il 7 settembre 2005, un mercoledì, stavo intervistando Silvio Berlusconi per il mio libro Vincitori e vinti quando telefonò Marco Follini, allora segretario dell’Udc (Pier Ferdinando Casini era presidente della Camera). Follini disse al Cavaliere: caro Silvio, noi vogliamo cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, altrimenti non votiamo la devolution della Lega. Berlusconi rispose: caro Marco, la devolution fa parte degli accordi di governo e la legge elettorale no. Ma poiché ritengo che Forza Italia abbia tutto da guadagnare dal sistema proporzionale, per me va benissimo. Continua

Angelino Alfano prende le redini del partito di maggioranza nel momento più difficile per il Pdl, per il governo e per l’Italia. Alle difficoltà strutturali del Paese e a quelle endemiche della maggioranza si è aggiunta la speculazione finanziaria internazionale che in un posto normale indurrebbe maggioranza e opposizione a marciare unite come si fa in tempo di guerra, ma che da noi può avere effetti imprevedibili. Continua

E’ tornata in pista l’Italia del no. L’Italia che resta l’unica grande nazione d’Europa senza nucleare, ma non vuole nemmeno le centrali a carbone e blocca la costruzione dei rigassificatori, nell’illusione che le energie alternative possano darci da sole tutto il necessario per Continua