«Mai pensato a elezioni anticipate» ha detto Silvio Berlusconi mercoledì 18 novembre. In realtà a far saltare il tavolo il presidente del Consiglio ci pensa sul serio e da tempo. La sortita del presidente del Senato («Elezioni se non si torna uniti») di martedì 17, che certo non può scandalizzare dopo quelle del presidente della Camera, non era un bluff, ma la presa d’atto, a freddo, di una situazione insostenibile. Ed è impensabile che il capo del governo non ne fosse a conoscenza. Continua

L’editoriale
Toccherà dunque a Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Che le elezioni si facciano l’anno prossimo, come appare probabile, o nella primavera del 2009, saranno loro a sfidarsi per andare a Palazzo Chigi. Meglio così, sono i candidati migliori a disposizione degli schieramenti. Nessuno dei due ha in tasca la vittoria. Il vantaggio percentuale che oggi i sondaggi danno al Cavaliere oscilla tra i 12 e i 16 punti. Una distanza che sembra incolmabile anche per un raccoglitore di consensi trasversali come il sindaco di Roma. Ma una cosa è battersi contro Romano Prodi, un’altra è avere di fronte un personaggio come Veltroni.
Probabilmente la forbice diminuirà, anche se Berlusconi conserverà un discreto margine fino agli ultimi 30 giorni. Non fosse altro perché l’opposizione ha dalla sua il vantaggio di non dover prendere decisioni difficili e impopolari. Chi non fa non sbaglia, dice il proverbio, e si adatta alla nostra situazione. Poi, nelle ultime settimane, tutto potrà accadere. Come sempre.
Li conosco bene entrambi, e per quanto la cosa non piacerà né all’uno né all’altro, penso che si somiglino più di quanto credano. Tutti e due amano essere amati e sono dei giocolieri dei sentimenti pur di riuscirci. Preferiscono convincere piuttosto che decidere seccamente. Si portano dietro il loro passato in maniera quasi maniacale, si tratti di canzoni, persone, figurine di eroi o di calciatori. Non sono vendicativi, non portano rancore, non sono cattivi. Sanno toccare i sentimenti profondi del loro elettorato. Coltivano con sincerità il senso più vero dell’amicizia. Veltroni non credo, ma Berlusconi uno come Veltroni, se potesse, lo prenderebbe come vice. E farebbe bene.
Poi, naturalmente, ci sono le molte differenze tra loro, ma queste le conosciamo tutti.
I vent’anni di età che li separano non faranno la differenza. Non certo in un Paese come il nostro, dove si invecchia non prima dei 90, soprattutto in politica. Giovanotti di ottant’anni siedono ai vertici dello Stato da molti decenni. In più, viste le sue intemperanze giovanili, il Cavaliere è come se di anni ne avesse 40. Chiedere a Gianni Letta per averne conferma.
Magari mi sbaglierò, ma a decidere della vittoria o della sconfitta sarà il fattore errore. Vincerà chi commetterà meno sbagli. Per questo penso che sarà una bella battaglia, dura ma sostanzialmente corretta, basata sui problemi reali del Paese e non solo sulle promesse. E ritengo che i cittadini abbiano tutto da guadagnare in uno scontro elettorale che si disputerà senza veleni (speriamo), combattuto lealmente (speriamo) dai campioni dei due schieramenti.