
A volte la televisione fa danni e pure belli grossi. Alcune serie trasmesse negli ultimi anni, in particolare. Sono quelle fatte così bene, ma così bene, da produrre su noi che le guardiamo un effetto transfert in forza del quale, pur non avendo mai aperto un libro di medicina, maturiamo l’intima convinzione di essere esperti in anatomia patologica o in microbiologia molecolare. Senza parlare, poi, dello straordinario intuito da investigatore e risolutore di gialli che sviluppiamo al termine di ogni puntata di qualsiasi serial poliziesco. Il problema è se la sindrome si impadronisce di chi, per mestiere, fa l’investigatore, perché star dietro ai film costa denaro (tanto) e tempo (tantissimo). Vediamo due casi. Continua

E allora proviamo a guardarla da vicino la resa dei conti annunciata da un lato all’altro dell’Europa con le elezioni in Francia, Grecia e Italia, oltre al minitest in Germania. Eravamo stati facili profeti nel prevedere che il voto avrebbe certificato una sconfitta delle politiche rigoriste e germanocentriche impersonate da Angela Merkel e sostenute (salvo tardivo ravvedimento) dall’utile contabile francese Nicolas Sarkozy. L’idea di un’Europa che non sa guardare al futuro ma è prigioniera del presente, che controlla ossessivamente i bilanci ma non sa vedere la strada della crescita, è stata bocciata senza tema di smentita. Con diverse sfumature non secondarie. Continua

Ci vorrà ancora del tempo per chiarire fino in fondo le responsabilità penali e politiche che hanno causato la frana della Lega. Di certo, fin d’ora, è stata raggiunta la ragionevole certezza che i controlli interni al movimento non hanno funzionato. Il famoso «cerchio magico» che ha agito indisturbato sulla pelle del movimento e dello stesso Umberto Bossi ha potuto fare scorribande finanziarie e politiche anche e soprattutto per l’ignavia di non pochi esponenti di primo piano del Carroccio che si rivelarono contigui o conniventi con i famigli del capo. Sono coloro che, per esempio, quando Panorama nel settembre del 2011 (cioè sei mesi prima che esplodesse lo scandalo) ha raccontato con dovizia di particolari come la corte gestisse in modo spregiudicato la vita del Senatùr, ci hanno riempito di improperi e minacce accodandosi alla linea del cerchio magico. Una reazione logica, alla luce dei fatti: bisognava non alzare il velo dell’ipocrisia, guai a squarciare il sipario di una commedia che serviva a garantire ai saltimbanchi del primo cerchio bossiano prebende e rendite di posizione altrimenti inconcepibili e inimmaginabili in un mondo normale.
Ma andiamo al problema politico di fondo. A seguito del terremoto nella Lega è scattato, immediato, il richiamo alla fine di un’epoca – cioè la Seconda repubblica – iniziata con le dimissioni del governo di Silvio Berlusconi. Il problema è che, a oggi, non esistono neppure i germogli di una Terza repubblica. Vediamo rapidamente perché.
Entro maggio 2013 (alla scadenza della legislatura) l’Italia dovrebbe dotarsi di una nuova architettura istituzionale in grado di sconfiggere l’elefantiasi di una burocrazia che rende impossibile qualsiasi ipotesi di rinnovamento. Entro lo stesso periodo ci vuole una legge elettorale che garantisca governabilità e che sia quindi in grado di superare il bipolarismo senza degenerare in ammucchiate buone per vincere le elezioni ma non in grado di garantire la governabilità. Non è ancora tutto: in meno di un anno i partiti dovrebbero reinventare se stessi e concludere processi di rinnovamento in parte richiesti dall’elettorato, sempre più votato all’antipolitica, e in parte imposti dalle inchieste in corso. Dimenticavo: i tecnici, fino a prova contraria pronti a farsi da parte non appena conclusa l’esperienza della «strana» alleanza, vanno sostituiti con uomini nuovi che sappiano interpretare la leadership del Paese.
Alcuni di questi cantieri (su riforme e legge elettorale, per esempio) sono stati avviati, ma le difficoltà di intravedere una sintesi condivisa non lasciano purtroppo ben sperare. E, anzi, prestano il fianco a ipotesi azzardate data la fragilità del sistema Italia (si veda lo spread, prossimo ai livelli del 2011): un grave incidente di percorso (non mancano di certo le «opportunità», basta guardare alla riforma sul lavoro) sarebbe sufficiente per un rompete le righe con la conseguenza di aprire la strada a elezioni in autunno? Quanto terrà la linea della «responsabilità», se la crisi non smetterà di mordere il Paese con il corollario di tasse, tasse e ancora tasse che gli italiani stanno subendo dai tecnici legittimati dalla politica? Sicuri che questa eredità sia un buon viatico per chiedere poi il consenso democratico agli italiani? Sono interrogativi che richiedono risposte urgenti. Perché siamo ormai ai tempi supplementari della Seconda repubblica, ma non riusciamo a scorgere l’alba della Terza.

Alla Regione Lombardia gli indagati sono oramai come le noccioline, uno tira l’altro. Presto, si spera, sapremo se l’abbuffata giudiziaria non sarà stata indigesta. Se dovessimo constatare che avvisi di garanzia o – peggio – provvedimenti cautelari non resisteranno al vaglio dei giudici, saremmo obbligati a interrogarci ancora una volta sulla strumentalizzazione a fini politici. Continua

Se non è concorso esterno, poco ci manca. Di sicuro siamo al confine con il favoreggiamento di Cosa nostra. Strano destino per una toga (storicamente legata alla sinistra) come quella di Francesco Mauro Iacoviello, sostituto procuratore generale in Cassazione e rappresentante dell’accusa al processo nei confronti di Marcello Dell’Utri. Per avere osato criticare (diciamo anche demolire) l’impianto costruito a Palermo contro il senatore amico di Silvio Berlusconi e per avere avuto il coraggio di sottolineare l’assoluta illogicità tecnico- giuridica del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, il magistrato si è meritato un avviso di garanzia virtuale dalla procura delle chiacchiere. Continua

È un tesoro nascosto che attraversa l’Italia in lungo e in largo. Mi correggo: è un tesoro visibilissimo, il suo valore totale rischia di non essere lontano dai 100 miliardi di euro, che equivalgono a oltre 6 punti del nostro prodotto interno lordo. Per intenderci: è una cifra che, se messa nel circuito produttivo, sarebbe in grado di ribaltare qualsiasi congiuntura negativa in una fase che ha visto l’Italia chiudere il 2011 con un pil positivo di un risicato 0,2 per cento e un 2012 recessivo che rischia di franare con un meno 1,5 per cento. Questo tesoro è fatto di centinaia di opere pubbliche già finanziate, approvate, progettate, molte addirittura già nella fase di realizzazione. Continua

La lotta alla mafia non si fa con la muffa della retorica ma con atti concreti, visibili, reali. E qualsiasi atto che segnali, a volte anche soltanto fisicamente, la presenza dello Stato in partibus infidelium è il miglior antidoto contro le cosche. Allo stesso modo chi combatte la mafia segnala la propria capacità di essere efficace se è in grado di incidere con la sua condotta sul tessuto sociale e produttivo. Continua

Chi ci crede può anche ricondurre il tutto alla malasorte, a una congiuntura astrale particolarmente sfavorevole. Il problema è per chi non crede agli asini che volano. Perché la freddezza dell’analisi porta a una sola conclusione: la situazione in Rai è paragonabile a quella della nave senza nocchiero in gran tempesta evocata dal Poeta. Iniziamo dalla dilagante rivolta popolare contro la pretesa di far pagare alle aziende – e ai titolari di bar, ristoranti, alberghi, e anche al più piccolo bottegaio comunque dotato di computer – il canone anche se non si ha la tv. Solo dopo aver scatenato l’ira di tutta Italia la direzione abbonamenti ha fatto marcia indietro, senza peraltro riuscire a fugare tutti i sospetti. Continua

E’ davvero disdicevole prendere atto che al Senato siano stati presentati 2.299 emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni? Non credo, non credo proprio. Soprattutto in questa fase, in cui a governarci è un gruppo di tecnici, vale la pena sottolineare l’importanza del Parlamento, di un’istituzione dove – è bene ricordarlo – siedono i rappresentanti del popolo (anche se eletti con una legge da cambiare, non a caso è definita Porcellum). Continua

Il 17 febbraio saranno vent’anni da quando, con l’arresto di Mario Chiesa, iniziò Mani pulite. Antonio Di Pietro e Gerardo D’Ambrosio, il primo già pubblico ministero e l’altro procuratore aggiunto e quindi suo diretto superiore, hanno dato il via alle celebrazioni in pompa magna. Curioso, perché il primo oggi è il leader di un partito politico e l’altro è transitato dai ruoli della magistratura a quelli di senatore del Partito democratico. Dico curioso perché, nonostante la loro consolidata presenza nei palazzi della politica, nessuno dei due è riuscito a evitare che compagni di partito rubassero al partito o facessero parte di quel sistema parallelo lercio e putrido che loro stessi combatterono. Continua