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Giorgio Mulè

Presto, molto presto, capiremo quanto sia diffuso il moto di protesta popolare esploso in Sicilia con il movimento dei forconi. Che, dopo i primi giorni in cui le manifestazioni erano affidate a singole categorie, ha poi finito per contagiare fasce sempre più ampie della popolazione. Continua

La tragedia della Costa Concordia ha l’obbligo della riflessione. Potrà sembrare strano, addirittura insensato, ma penso che ci costringa a guardare dentro di noi. Davanti al disonore, alla codardia per alcuni, di cui si è macchiato il comandante della nave abbiamo provato i sentimenti più diversi: rabbia, vergogna, pena, anche solidarietà (intesa come cristiana comprensione) verso una persona che ha perso completamente il controllo di sé. Continua

Si è fatto un gran parlare intorno alle parole d’ordine del governo guidato da Mario Monti: equità, rigore e sviluppo. Ciascuna di queste belle parole si porta dietro, quando viene concretamente attuata attraverso provvedimenti legislativi, dotte dissertazioni sull’effettiva applicazione nella realtà dei fatti. Al netto degli equilibrismi e dell’autocensura dei partiti nel nome della «responsabilità», il governo ha dovuto in alcune occasioni innestare frettolosamente la marcia indietro o imporsi correzioni di rotta per evitare incidenti frontali con alcune forze della variegata maggioranza. È successo sui temi della riforma del lavoro e sulle liberalizzazioni, giusto per fare due esempi. L’esecutivo ha adesso annunciato che entro il 20 gennaio sfornerà un decreto sulle liberalizzazioni. E mal gliene incolse. L’annuncio, come sempre è accaduto e sempre accadrà, ha immediatamente riacceso la miccia della protesta. Continua

Giuliano Ferrara, nell’ultima opinione pubblicata, pone una domanda che provo a sintetizzare e alla quale cercherò di dare una risposta: può un governo tecnico, si chiede Ferrara, cambiare marcia e prendere decisioni politiche in grado di rilanciare lo sviluppo dell’economia reale? Senza troppi giri di parole dico di no. Per spiegarne i motivi mi affido a un tweet di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della sera, ricevuto martedì 13 dicembre mentre scorrevano – numerose – le modifiche alla manovra. In 140 caratteri, de Bortoli scriveva: «Troppe incertezze. Un governo è tecnico se va spedito, altrimenti viene risucchiato, senza antidoti, dalla palude politica e corporativa». In questa massima, scritta immagino di slancio da una persona certamente moderata e lontana da facili esercizi demagogici, c’è il nocciolo della questione. Continua

Sgombrato il campo dal grande imbroglio sul parallelo spread alle stelle=governo Berlusconi (si attendono, inutilmente, atti di contrizione di sedicenti economisti e saccenti professoroni), anche il nuovo esecutivo guidato da Mario Monti è alle prese con gli stessi, identici problemi del predecessore. Il duo Merkel-Sarkozy ogni giorno che passa si rivela per quello che è: l’unione di due debolezze che si legittimano a vicenda nel vuoto di una Europa politica in grado di parlare con voce stentorea e sicura. Non è un nodo che si risolverà a breve e potrebbero pensarci gli elettori francesi e tedeschi a fare calare il sipario sui commedianti, se non arriveranno prima le armate speculative in perenne caccia di prede da spolpare. Continua


Poi un giorno dovremo forse guardare alle nostre spalle, riavvolgere il nastro e riascoltare le parole dette e scritte per capire fino in fondo il Grande Inganno. Soprattutto le parole di quegli «esperti» che, per mesi e mesi, ci hanno raccontato con la sicumera degli arroganti un mucchio di frottole sul motivo che sta alla base della differenza di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi (il famigerato spread). Fate mente locale e mettete a fuoco professoroni e professorini che si rimpallavano il valore dell’addio di Silvio Berlusconi sul mercato dei Btp. Il problema, a sentire loro, era tutto lì: Continua

Si è detto e ripetuto fino alla noia che il governo guidato da Silvio Berlusconi è stato, di fatto, commissariato dall’Unione Europea sotto le mentite spoglie di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Berlusconi ha invece ribadito che, proprio grazie all’impulso europeo, ha finalmente potuto mettere in cantiere una serie di riforme da lui fortemente auspicate e che altrimenti non avrebbero mai visto la luce a causa dei troppi veti provenienti dalla sua stessa maggioranza. La crisi è stata così una straordinaria occasione, per il presidente del Consiglio, di recuperare lo spirito riformista e travasarlo nella lettera inviata a Bruxelles il 26 ottobre. Continua

Va di moda parlare in modo indiretto e spesso obliquo. Si dice «superamento» per ingentilire la fine del berlusconismo, «discontinuità» per intendere che il medesimo Cavaliere debba farsi da parte, «transizione» affinché con alchimie politiche si raggiunga (guarda un po’) lo stesso risultato. Miserie della politica, appunto. Continua

Se non ci fosse in gioco, letteralmente, la vita delle persone, si potrebbe risolvere tutto con una battuta: dilettanti allo sbaraglio. Ma siccome qui non siamo a celebrare la Corrida ma a parlare di giustizia, la faccenda si fa terribilmente seria. Limitiamoci agli avvenimenti dell’ultima settimana, a quelli che si trovano sulle pagine dei giornali e si inseguono nelle trasmissioni televisive. Partiamo, ancora una volta, dalla sentenza d’appello di Perugia che ha mandato assolti dopo 4 anni di carcerazione Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Continua


Meredith Kercher (Ansa)
D’accordo, dovremo leggere le motivazioni. D’accordo, dovremo capire con attenzione il percorso logico che ha portato i giudici a decidere come hanno deciso. Intanto, fin da adesso, è chiaro come l’acqua che la Corte d’assise d’appello di Perugia ha ritenuto Amanda Knox e Raffaele Sollecito innocenti. E innocenti «per non aver commesso il fatto» e quindi nel modo più convinto dal momento che li ha assolti senza il beneficio del dubbio (la vecchia insufficienza di prove) dall’accusa di avere ucciso l’amica Meredith Kercher. In carcere, per quel delitto, rimane unicamente Rudy Guede, il quale sconta una condanna definitiva a 16 anni per omicidio aggravato da futili motivi. Fermiamoci qui. Continua