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Giuliano-Ferrara

Mario Monti e i suoi si sono un po’ fatti fregare. La loro legittimazione viene dall’alto, ha un senso in quanto si fonda sull’emergenza e sulla necessità di misure di straordinaria portata. Sono commissari non eletti, il loro lavoro dipende dall’Europa politica, dalle trattative di Bruxelles. Il metodo della decisione è fondamentale. Se sei legittimato dal basso, la tua preoccupazione costante è il responso elettorale, la mediazione politica e sociale in un quadro rigorosamente nazionale. Il Parlamento diventa il luogo del decidere. Continua

Quando non sai che cosa fare, cerca di farti un’idea della situazione. Non è poi così difficile. Se Silvio Berlusconi e i suoi dovessero fare uno scarto, ora che le elezioni amministrative parziali sono andate più che malaccio, se dovessero scaricare il governo o peggio lasciare che il governo venga scaricato attribuendo loro la responsabilità, il risultato è certo. Con questa legge elettorale vincerebbe Pier Luigi Bersani, con una coalizione improponibile dal punto di vista del governo del Paese ma percepita come unica soluzione elettorale possibile. Continua

Grillo è stato chiaro: peggio Mario Monti della mafia. Massimo D’Alema dice che «stanno lì un poco», poi tocca a lui e a qualche tecnico di area pd, gente di tutt’altra pasta. La Repubblica lascia che Eugenio Scalfari pontifichi «en economiste», ma non tralascia occasione di scavare sotto i piedi dell’esecutivo a colpi di scandali, zizzanie e campagne guardonistiche varie. Ma come l’ha presa, la cosiddetta borghesia italiana, l’avventura tecnocratica? Che pensano di Monti e del suo governo i corrieristi, i famosi terzisti? Lavorano per il successo dell’impresa o hanno altri progetti? Continua

Lo odiano. La Repubblica ce l’ha con Elsa Fornero, ma anche con Mario Monti è più che esigente, è all’opposizione, vuole scavargli il terreno sotto i piedi, si sente delusa. Non parliamo di Massimo D’Alema. Fa comizi in cui cerca di dissimulare il fatto che detesta il presidente del Consiglio, chiede applausi per Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa-Schioppa, quelli sì bravi tecnici al servizio del Paese e dell’Ulivo o dell’Unione quando erano ministri dei governi di centrosinistra. Continua

Roberto Benigni racconta sempre la stessa barzelletta, come Woody Allen, e ora ha di nuovo nostalgia di «Silviooooooooo!». Non è l’unico a provare sentimenti magari ironici, nascosti sotto l’ordito del discorso sobrio oggi in voga, ma sono legioni coloro che invece non si accontentano della caduta e desiderano intensamente, costi quel che costi al Paese, un processo al berlusconismo che faccia piazza pulita anche solo della memoria di questi anni. Continua

Tutto è capire Roberto Maroni. Il futuro della Lega nord dipende dalle sue mosse. Non conosco il suo segno zodiacale, ma il suo ascendente è certamente un’anguilla. Non lo dico per denigrarlo, infatti mi è in fondo simpatico e gli riconosco, non da solo, il merito di avere fatto non uno ma tre lavori importanti per l’Italia: Continua

Il presidente Giorgio Napolitano ha fama di uomo prudente, prudentissimo. E lo è. È sempre stato attento alle virgole. Ora la punteggiatura della sua presidenza è cambiata. Ha intrapreso un’avventura che resterà nella storia di questo Paese, ratificando con estrema radicalità un fallimento della democrazia maggioritaria. Continua

Monti non lascia e non raddoppia, secondo me. La palma di salvatore dell’Italia nella crisi finanziaria, di riformatore strutturale, di autorità europea che dà lezioni alla Spagna, di triumviro del patto fiscale con Germania e Francia è per una personalità come la sua, per un tipo così, quanto di meglio potesse immaginare. Continua

C’è il ladro tesoriere e il partito derubato, il celeberrimo Luigi Lusi che secondo L’Espresso «fa tremare la sinistra» con le sue accuse e Francesco Rutelli che si difende con le unghie e con i denti dalla casta moralizzatrice dei giornalisti, gridando «mi hanno fregato». Uno si fa le ville ai Castelli, i soggiorni alle Bahamas, gli spaghetti con il caviale (che schifo), l’altro è sotto accusa per il finanziamento a una fondazione e a un piccolo partito personale. Ecco un caso di perversione dell’onestà. Ma non è l’unico caso, perché in Italia l’onestà è intrinsecamente perversa. Continua

Un buon ministro degli Esteri deve offrire risultati al proprio Paese e quando sbaglia accettare le critiche. Non è il caso di Giulio Terzi. Doveva essere informato per tempo del fattaccio imputato a due militari italiani di scorta a un mercantile in acque internazionali. Doveva chiedere e ottenere perentoriamente che scattasse la giurisdizione italiana e che la nave italiana non lasciasse le acque internazionali, invece che recriminare dopo. Doveva fornire la chiave diplomatica per una composizione e mobilitare allo scopo tutti i mezzi dello Stato, servizi compresi, non la sua persona e la sua carica in missione pubblica con pernacchio della magistratura del Kerala. Certo, non è facile quadrare il cerchio nell’Oceano Indiano, ma questo ci si aspetta da un ministro dotato di tutti i poteri necessari per l’azione. Continua