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Luca-Ricolfi

di Luca Ricolfi
Mi è capitato più volte di farlo notare: negli anni della crisi gli italiani hanno perso un sacco di posti di lavoro (circa 1 milione, senza contare la cassa integrazione), mentre gli immigrati stranieri ne hanno conquistati molti (circa mezzo milione). Andamenti così opposti sono dovuti, fondamentalmente, a due circostanze: primo, in Italia si creano pochi posti di lavoro qualificati; secondo, gli italiani sono abbastanza ricchi da potersi permettere di non competere con gli immigrati per i posti a bassa qualificazione e basso reddito. Questo stato delle cose, tuttavia, sta rapidamente cambiando. Già un anno fa, un’inchiesta di Affari & finanza (firmata Vladimiro Polchi) rivelava che italiane e italiani erano sempre più numerosi nei corsi di formazione tradizionalmente monopolizzati da stranieri, come quelli per muratore, colf e badante. Continua
Da una decina d’anni la tecnologia è diventata la nostra grande passione. Le nostre case, le nostre auto, le nostre tasche sono state invase da televisori, schermi ultrapiatti, fotocamere digitali, lettori di musica, cellulari, personal computer, stampanti, fotocopiatrici, scanner, notebook, laptop, tablet, ebook, iPod, iPhone, iPad. E poi cuffie, auricolari, dischetti, flash memory, trasformatori, caricabatteria, puntatori laser. Persino per Natale è sempre più di moda regalare tecnologia: tanto ce n’è per tutte le tasche, dal telefonino che costa 20 euro al notebook che ne costa 2 mila. E ci sentiamo tutti molto moderni, ben equipaggiati, tecnologicamente avanzati. Continua
Di Luca Ricolfi
La laurea serve, specialmente nella pubblica amministrazione. Grazie al valore legale del titolo di studio, prendere una laurea significa spesso ottenere un avanzamento di carriera e di stipendio. E infatti sono tanti i già occupati (specie dipendenti pubblici) che nell’ultimo decennio hanno scelto di iscriversi all’università, per esempio sfruttando lo sciagurato programma Laureare l’esperienza, che permette di conseguire l’agognato pezzo di carta con un numero di esami nettamente inferiore a quello richiesto agli studenti normali, che gli esami li devono dare tutti. Per non parlare del famigerato 3+2, che ha permesso a centinaia di migliaia di giovani di conseguire una laurea leggera, senza i tempi e gli sforzi richiesti un tempo. Continua
Di Luca Ricolfi
Il Sud ha sempre amato dipingersi come vittima dei soprusi e delle spoliazioni perpetrate dal Nord. Questo abito mentale, che per lunghi anni ha portato le popolazioni del Mezzogiorno e le loro classi dirigenti a cercare al di fuori di sé le origini dei propri mali, fortunatamente sta lentamente scemando. Continua
Di Luca Ricolfi
Il decennio 2000-2010 è stato, per l’Italia, un periodo davvero unico. In esso, per la prima volta in tempo di pace, il reddito per abitante è risultato minore di 10 anni prima (-3,4%). A questo cambiamento, tuttavia, non è corrisposto un decremento della propensione al consumo, che anzi è leggermente aumentata. A quanto pare siamo più poveri ma anche più consumisti: l’italiano medio non rinuncia al suo tenore di vita, anche quando il suo reddito disponibile diminuisce. Continua
Di Luca Ricolfi
L’altra settimana il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato in visita a Salerno e ha molto lodato la città e il suo sindaco Vincenzo De Luca. In quella città della Campania, ha detto Napolitano, si era «compiuta un’anomalia positiva rispetto ad altre situazioni più critiche anche nell’ambito della stessa regione e del Mezzogiorno». Intendeva dire che, comparata con la situazione di altre parti della Campania (Caserta?) o con determinate regioni del Mezzogiorno (Calabria?), la situazione di Salerno era decisamente migliore, sia sotto il profilo della criminalità sia sotto quello del buon governo. Come sempre il presidente ha raccolto simpatia ed elogi. Continua

di Luca Ricolfi
Che l’Italia abbia il record dei «bamboccioni» si sa. In nessun paese del mondo i ragazzi e le ragazze restano così a lungo nella casa dei genitori. In nessun paese sviluppato la percentuale di giovani che non lavorano e non studiano è alta come da noi. E sospetto (perché dati comparabili non ce ne sono) che da nessuna parte succeda quel che non di rado succede da noi, ossia che una sentenza obblighi i genitori a mantenere una figlia che impiega 10 anni a prendere una laurea in filosofia, o a versare un assegno a un figlio ultratrentenne che un lavoro l’ha trovato, ma non lo ritiene adeguato alla formazione che ha ricevuto. Continua

di Luca Ricolfi
Chi non ricorda l’insegnante ultrasevero e quello di manica larga? Quanto era facile prendere un 8 con l’insegnante X e quanto era difficile prendere un 6 con l’insegnate Y? È sempre stato così, ed è abbastanza normale che sia così. La scala dei voti, da 1 a 10, è interpretata in modo personale da ogni insegnante. Però, per fortuna, a nessuno di noi è capitato di avere insegnanti tutti severi o tutti di manica larga. In una carriera scolastica, entro certi limiti, insegnanti «mollaccioni» e insegnanti «impestati» si compensano, ristabilendo un minimo di giustizia scolastica. Questa regola, di cui quasi tutti abbiamo avuto esperienza, vige all’interno di un territorio e per un determinato ordine di studi, per esempio per i ragazzi che abbiano fatto le scuole nella stessa città, passando attraverso le elementari, la media inferiore e il liceo. La regola, tuttavia, salta completamente se consideriamo ragazzi che abbiano fatto scuole secondarie differenti, o che abbiano studiato in aree differenti del Paese. Continua

La generazione dei giovani di oggi vive una condizione particolare, per non dire unica. Nessuna generazione precedente ha mai avuto un tenore di vita così alto, tanta libertà personale, tanta protezione da parte dei genitori, tanta indulgenza da parte degli insegnanti, tanta attenzione da parte dei media. Ma nessuna generazione è mai stata così drammaticamente dipendente dalla famiglia: il benessere dei giovani è in gran parte frutto del lavoro dei genitori, perché loro, i giovani, di lavoro ne trovano ben poco, quando lo trovano spesso è precario, quasi sempre sottopagato. Continua

di Luca Ricolfi
L’opinione pubblica è arrabbiata. Ogni giorno i giornali tirano fuori nuove malefatte dei politici, nuove ragnatele di operazioni sospette, nuove liste di nominativi più o meno coinvolti nelle inchieste della magistratura. Stiamo ripiombando così in un clima politico simile a quello del 2007, culminato nel Vaffa-day promosso da Beppe Grillo. C’è una differenza importante, però, rispetto ad allora. Continua