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Giannino: La spesa pubblica è al 60 per cento del pil. C’è spazio per tagliare

di Oscar Giannino

Che cosa non funziona nella linea del governo Monti sulla spesa pubblica? Semplificando, tre cose. Un equivoco sull’obiettivo. Non puntare su una discontinuità profonda. Una grave sottovalutazione delle conseguenze fiscali. Continua

Giannino: Ora dimezziamo questi maledetti rimborsi

di Oscar Giannino

Modesta proposta al governo Monti: dopo il caso Lusi e il caso Belsito, non può reggere la distinzione fra ristretto mandato del governo d’emergenza e piena sovranità parlamentare per tutto ciò che attiene ad altre materie. O meglio, non può sussistere tale distinzione quando i caratteri di urgenza e di scandalo diventano assoluti e innegabili. È sicuramente così per i rimborsi elettorali ai partiti politici. Continua

Giannino: Ma, per passare alla storia, tagli tasse e spesa pubblica

di Oscar Giannino

Mi capitò di scrivere con entusiasmo più volte di un libro poi preso da Mario Monti a esempio sul Corriere della sera. Sette anni fa precisi, a febbraio. Il libro era The Competition Solution, l’autore Paul London. Sosteneva che la forza del modello economico americano nel decennio precedente derivava dalla convergenza oggettiva, al di là delle contrapposizioni inscenate in campagna elettorale, fra democratici e repubblicani, sul nocciolo duro delle politiche che favoriscono l’elevata produttività. Monti, e in piccolo i nanetti come me, indicavano quel modello come ricco di insegnamenti per l’Europa e soprattutto per l’Italia, vista la necessità assoluta di rilanciare la produttività di tutti i fattori della produzione, dal capitale fisico a quello umano, da quello finanziario agli «intangibles». Continua

Giannino: Chi glielo fa fare a Monti di insistere sull’articolo 18?

di Oscar Giannino

Tema: riforma del mercato del lavoro. Domanda: ma se tutti convengono che l’essenziale è sbloccare la crescita, senza per questo mettere da parte subito i vecchi istituti della cassa in deroga, che hanno attenuato l’impatto devastante di oltre 20 punti di produzione industriale ancora mancanti rispetto al 2008, allora chi glielo fa fare a Mario Monti di esporsi a uno scontro frontale con la Cgil e il sindacato sull’articolo 18? Risposta: il bello viene nelle prossime duetre settimane, dunque chi si azzarda a fare pronostici deve mettere in conto un’alea elevata. Ma almeno due elementi sono certi. Continua

Giannino: La svolta moderata di Emma Marcegaglia

Oscar Giannino

Basta recriminazioni, produciamo noi le soluzioni. È questa, in sintesi, la svolta celebrata dalla Confindustria alle assise nazionali, tenute a Bergamo sabato 7 maggio alla presenza di 5.700 industriali da tutta Italia, con 350 interventi di tre minuti fra mattina e pomeriggio, e 6 mila che avevano partecipato ai sei eventi preparatori o tramite web. È una svolta che ha lasciato l’amaro in bocca a chi sperava in una Confindustria che alzasse il tono polemico verso il governo, per dare una spallata a pochi giorni dal primo turno amministrativo. Continua

Giannino: Opposizione spendacciona

Di Oscar Giannino

Non esagera affatto il cancelliere Angela Merkel ammonendo che l’euro è a rischio. Risponde così a tutta la stampa tedesca che l’attacca, perché dopo avere salvato la Grecia dicendo che sarebbe stata l’unica pecora nera ora ce n’è un’altra. E i tedeschi pensano che dopo Dublino verrà Lisbona. Ma Merkel ha ragione. E mi fa ridere la gran gara tra commentatori italiani ed europei, secondo i quali la colpa dell’eurocrisi sarebbe dei tedeschi. Dovrebbero farsi carico dei problemi di chi spende e spande, è in deficit ed è meno produttivo, dicono gli accusatori. Io, fossi tedesco, sarei in prima fila gridando: «Nessun aiuto alle cicale!». Continua

Giannino: col debito non si scherza

Ho vinto una scommessa che avrei voluto perdere. Nel precedente numero di Panorama ho lanciato un appello alla politica italiana, perché nella crisi non si faccia prendere la mano dall’irresponsabilità e tenga bene a mente il debito pubblico italiano. Apposta, ho moltiplicato per 10 la cifra, nella convinzione che, abituati come siamo a considerare il debito come una percentuale del pil, nessuno faccia caso al suo vero ammontare. Come purtroppo temevo, nessuno se n’è accorto. I casi sono due: o nessuno mi legge, e allora il direttore fa bene ad additarmi la porta; oppure vuol dire che davvero siamo in pochissimi ad avere idea che il debito pubblico italiano ammonta (ora che sono le 12.30 di mercoledì 17 novembre 2010)  a oltre 1.857 miliardi di euro. E che ogni secondo aumenta di oltre 2.300 euro, 150 mila al minuto, quasi 9 milioni l’ora, oltre 200 milioni di euro ogni giorno che Dio manda in terra. Continua

Giannino: Pagamenti in 60 giorni, come evitare il crac finanziario

Di Oscar Giannino

Evviva, la pubblica amministrazione è finalmente obbligata a saldare i suoi debiti in 30 giorni come termine ordinatorio, ed entro 60 al massimo perentoriamente. Dopodiché scattano interessi dell’8 per cento. È la direttiva approvata dal Parlamento europeo, e subito si è stappato champagne. Nell’Italia odierna la media dei pagamenti del pubblico è salita dai 128 giorni del 2009 ai 140 quest’anno, attestano Confindustria e Rete Italia. Con sacche di debito insoluto, per esempio nel settore sanitario, in alcune regioni del Centro-Sud, in cui il ritardo arriva a 800, a 900 e anche a più di 1.000 giorni. Cioè si misura in anni. Continua

Giannino: Perché brindo a Giulio Tremonti

Di Oscar Giannino

Eccoci al 15 ottobre, cioè la scadenza nella quale Giulio Tremonti deve presentare in Consiglio dei ministri e in Parlamento la Legge di stabilità, che ha preso il posto della vecchia Legge finanziaria. E vorrei sbagliarmi, ma penso purtroppo di no, ecco che da stanze e corridoi della politica romana riparte la solita vecchia canzone contro il ministro dal braccino corto, e riaffiorano proteste e borborigmi di colleghi ancora prima che dell’opposizione, perché all’Economia non capiscono che non si può stare sempre e solo coi cordoni tirati della borsa. Continua

Giannino: Fermate la storia, la Fiom vuol scendere

di Oscar Giannino

Avverto i lettori che, a giudizio dell’organizzazione sindacale della quale torno a occuparmi, e cioè la Fiom, quanto segue è viziato dal fatto che sarei scorretto. Per quanto scritto la settimana scorsa su queste colonne, la Fiom ha deciso infatti di rifiutare d’ora in poi ogni confronto alla trasmissione che conduco su Radio24. Non sarei un giornalista, ma un pennivendolo diffamatore al servizio dei padroni. Mi sembra strano che chi esercita come la Fiom con tanta forza il dissenso nei confronti di tutto il sindacato italiano, oltre che verso Confindustria, metta al bando chi lo esercita nei suoi confronti. Me ne spiace. Continua

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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