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Vespa: È ancora utile studiare il greco nel 2012?


Appena ho saputo che la seconda prova scritta per i maturandi del liceo classico sarebbe stata quest’anno il greco, mi sono precipitato a sfogliare il mio caro, vecchio, intramontabile vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci. Rocci era un gesuita così brillante fin da ragazzo che alla seduta di laurea in lettere del 1890 ricevette i complimenti di Giosuè Carducci, membro della commissione. Dedicò poi la vita alla stesura del dizionario intriso del sangue di generazioni di studenti. E infatti, dietro la rilegatura in tela e pelle che ho curato da adulto per trasferire ai posteri l’ormai prezioso tomo, ci sono ben tre firme: la mia, quella di mio fratello e quella di mio figlio. Non ho osato chiedergli che cosa ricordino del greco, forse anche per non confessare che la mia preparazione linguistica attualmente è assai vicina allo zero. Continua

Ferrara: Questa rivolta dimostra che la politica, anche se messa in un angolo, ritorna


Un’esplosione di arcaismo sociale. Modelli militanti greci e cileni. Il Sud e la Sicilia piattaforme di avanguardia, con l’inevitabile accusa di infiltrazioni mafiose. Poi il contagio a singhiozzo. Nuovi problemi per lo smaltimento dei rifiuti a Napoli. La chiusura delle fabbriche manifatturiere Fiat. La mancanza di scorte sufficienti. La minaccia per il pane, il latte, le medicine: rifornimenti in pericolo. L’agroalimentare minacciato nei suoi generi deperibili destinati al macero. I trasporti su gomma, tir e tutto il resto sono la rete in carne e ossa, la mobilità fisica, il ganglio decisivo di funzionamento del sistema distributivo universale. E sono anche la prova generale del malumore sociale, della reazione insurrezionista alle prospettive più nere della crisi, che nella rete virtuale si vedono poco, molto in quella asfaltata. Continua

Minzolini: Per evitare la fine del bipolarismo, destra e sinistra si devono alleare (solo un po’)

di Augusto Minzolini

Se per uscire dalla crisi c’è bisogno dei professori, perché un domani gli elettori italiani dovrebbero tornare a preferire i politici? La domanda è tutt’altro che peregrina e sta diventando un incubo per gli attuali partiti. «Se si andrà a votare nel 2013» ammette un esponente di rilievo del Pd «l’attuale classe politica sarà delegittimata, Giorgio Napolitano sarà confermato al Quirinale come pure Mario Monti resterà a Palazzo Chigi». E questo indipendentemente dai risultati (finora modesti) che otterrà il governo dei tecnici: Continua

Feltri: È scoppiata la «primavera padana»


Al destino dei despoti non sfuggirà neanche Umberto Bossi. All’inizio erano quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Tra un bicchiere e un altro, fondarono la Lega lombarda e si domandarono: chi comanda? Scelsero Bossi perché del gruppetto era quello che aveva più tempo libero e si dava maggiormente da fare. Su e giù per le tre valli varesine e per le valli orobiche, passando di osteria in osteria a fare proseliti. Erano gli anni Ottanta e la gente cominciava a non poterne più della Democrazia cristiana, i cui parlamentari dimenticavano i problemi degli elettori. Nelle zone bianche dell’arco prealpino in molti erano pronti a rinnegare il partito dei parroci, che per quasi mezzo secolo aveva dominato le coscienze e le urne. Continua

Mulè: Come può un governatore che sperpera inneggiare alla rivolta dei forconi?


Presto, molto presto, capiremo quanto sia diffuso il moto di protesta popolare esploso in Sicilia con il movimento dei forconi. Che, dopo i primi giorni in cui le manifestazioni erano affidate a singole categorie, ha poi finito per contagiare fasce sempre più ampie della popolazione. Continua

Mulè: Quante volte abbiamo vissuto un momento da Schettino?


La tragedia della Costa Concordia ha l’obbligo della riflessione. Potrà sembrare strano, addirittura insensato, ma penso che ci costringa a guardare dentro di noi. Davanti al disonore, alla codardia per alcuni, di cui si è macchiato il comandante della nave abbiamo provato i sentimenti più diversi: rabbia, vergogna, pena, anche solidarietà (intesa come cristiana comprensione) verso una persona che ha perso completamente il controllo di sé. Continua

Ferrara: La crisi dell’Europa è frutto del silenzio simmetrico (e mortale) dei politici


Nelle stesse ore di un giorno di crisi finanziaria Mario Monti diceva al Financial Times che Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e lui hanno deciso di osservare sulla Banca centrale europea e sulle sue eventuali politiche di salvezza dell’euro dal naufragio nel debito un «silenzio simmetrico»; Sarkozy, nel frattempo, registrava il trauma del declassamento francese da parte di Standard & Poor’s annullando il vertice a tre già programmato, e imminente, per ragioni di immagine elettorale; e il cancelliere tedesco rompeva il silenzio simmetrico ribadendo che era esclusa la possibilità di un intervento dei governi in favore della banca di Francoforte come «lender of last resort» o prestatore di ultima istanza. Continua

Ricolfi: Gli italiani tornano a fare i lavori da immigrati


di Luca Ricolfi

Mi è capitato più volte di farlo notare: negli anni della crisi gli italiani hanno perso un sacco di posti di lavoro (circa 1 milione, senza contare la cassa integrazione), mentre gli immigrati stranieri ne hanno conquistati molti (circa mezzo milione). Andamenti così opposti sono dovuti, fondamentalmente, a due circostanze: primo, in Italia si creano pochi posti di lavoro qualificati; secondo, gli italiani sono abbastanza ricchi da potersi permettere di non competere con gli immigrati per i posti a bassa qualificazione e basso reddito. Questo stato delle cose, tuttavia, sta rapidamente cambiando. Già un anno fa, un’inchiesta di Affari & finanza (firmata Vladimiro Polchi) rivelava che italiane e italiani erano sempre più numerosi nei corsi di formazione tradizionalmente monopolizzati da stranieri, come quelli per muratore, colf e badante. Continua

Minzolini: Per abbattere il Berlusconi politico si è abbattuta la politica

Tutti i nodi vengono al pettine, anche quelli del Pd. Conseguenza di quello che è il suo peggior vizio: l’ipocrisia. Lo scorso anno Pier Luigi Bersani & company, concentrati nella crociata pseudomoralistica contro le donnine di Arcore, hanno esaltato in funzione anti Cav una serie di argomenti che avevano come bersaglio il nostro Paese. Non hanno espresso alcuna solidarietà al governo di allora, ma invece hanno portato all’esasperazione questi temi. All’epoca, infatti, per il Pd le agenzie di rating erano oracoli infallibili che bisognava ascoltare, la politica egoistico-rigorista tedesca un riferimento europeista, lo spread un giudizio di Dio sui governi europei, i risolini di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy su Silvio Berlusconi un esempio d’ironia da condividere e da imitare. Continua

Vespa: La partita a scacchi fra destra e sinistra per non rimanere con il cerino in mano


Così è, se vi pare. La frustrazione di non essere Luigi Pirandello coglie chi si accinge a scrivere un articolo su una maggioranza politica eterogenea che c’è, anzi non c’è. Ha ragione Pier Ferdinando Casini, quando sostiene che chi vota insieme provvedimenti della portata di quelli che ha preso e sta per prendere il governo non può non essere una maggioranza politica. E hanno ragione Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani quando sostengono che è solo lo stato di necessità a indurre i loro gruppi parlamentari a votare provvedimenti sui quali hanno giudizi divergenti. Bersani non può permettersi di inventarsi una maggioranza politica che lo scopra a sinistra con Antonio Di Pietro (pronto a cavalcare le dichiarazioni di Casini per sbugiardare il segretario del Pd) e con Nichi Vendola. Continua

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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