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Grillo è stato chiaro: peggio Mario Monti della mafia. Massimo D’Alema dice che «stanno lì un poco», poi tocca a lui e a qualche tecnico di area pd, gente di tutt’altra pasta. La Repubblica lascia che Eugenio Scalfari pontifichi «en economiste», ma non tralascia occasione di scavare sotto i piedi dell’esecutivo a colpi di scandali, zizzanie e campagne guardonistiche varie. Ma come l’ha presa, la cosiddetta borghesia italiana, l’avventura tecnocratica? Che pensano di Monti e del suo governo i corrieristi, i famosi terzisti? Lavorano per il successo dell’impresa o hanno altri progetti? Continua
di Augusto Minzolini
C’è una contraddizione latente nell’attuale fase politica. Da una parte gli argomenti principali del momento (questione fiscale, tagli della spesa pubblica, confronto-scontro con la Germania su rigore e crescita) corrispondono da sempre agli elementi caratterizzanti della politica del centrodestra, ne rappresentano l’humus politico-programmatico più favorevole, per cui questo dovrebbe essere il momento dei partiti della vecchia coalizione di governo. E, invece, proprio in questa fase propizia in cui emergono i limiti delle tecnocrazie la sinistra appare vecchia e inadeguata, il Pdl stenta a imporsi sul piano politico e, probabilmente, elettorale. Continua
di Oscar Giannino
Che cosa non funziona nella linea del governo Monti sulla spesa pubblica? Semplificando, tre cose. Un equivoco sull’obiettivo. Non puntare su una discontinuità profonda. Una grave sottovalutazione delle conseguenze fiscali. Continua

di Luca Ricolfi
Che i paesi poveri, arretrati, o «in via di sviluppo» come da tempo vengono chiamati, possano crescere a tassi molto elevati è cosa nota, e di cui esistono diverse spiegazioni. Una spiegazione è puramente fisico-contabile:
i tassi di crescita sono alti semplicemente perché il denominatore, ossia il pil da cui si parte, è basso. Un’altra spiegazione è che, grazie alla globalizzazione e all’apertura dei mercati, i paesi «arretrati» possono copiare, imitare o importare i processi produttivi dei paesi «avanzati», percorrendo in pochi anni una strada che alle economie mature è costata decenni se non secoli. Continua

Il popolo frigge, i politici annaspano, nulla sarà come prima. Ma come sarà? Vediamo curiose analogie con la Prima repubblica. Le inchieste per corruzione di politici si moltiplicano, anche se non siamo probabilmente a Tangentopoli, almeno nella misura che mi spiegò nel 1993 Giuliano Amato: opere pubbliche fatte per lo scopo prevalente di procurare finanziamenti illeciti. Ma gli scandali firmati da Luigi Lusi per la Margherita e da Francesco Belsito per la Lega nord vanno, nell’immaginario collettivo, e purtroppo anche nella realtà, oltre la classica tangente. Dilagano nell’improntitudine più clamorosa e indifendibile, fornendo l’immagine, pure largamente inesatta, di una classe politica interamente ladra e arrogante. Come rimediare? Continua

di Vittorio Feltri
Ormai non ci sono più dubbi: contano di più le automobili degli uomini. Nel Bahrein, come la stampa e la televisione hanno evidenziato, sta succedendo di tutto, la protesta contro il regime dispotico monta di giorno in giorno, morti e feriti; la comunità sciita è allo stremo. Nonostante ciò la F1, cioè il mondiale delle monoposto e dei piloti, non si è fermato. Le prove e la gara si sono svolte regolarmente. L’organizzazione, imponente e ricca, davanti al sangue e alle battaglie per i diritti civili, non ha fatto una piega e ha portato a termine i suoi programmi con un cinismo che lascia basiti. In Occidente pochi o nessuno hanno polemizzato, indifferenza quasi assoluta. Continua

Lo odiano. La Repubblica ce l’ha con Elsa Fornero, ma anche con Mario Monti è più che esigente, è all’opposizione, vuole scavargli il terreno sotto i piedi, si sente delusa. Non parliamo di Massimo D’Alema. Fa comizi in cui cerca di dissimulare il fatto che detesta il presidente del Consiglio, chiede applausi per Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa-Schioppa, quelli sì bravi tecnici al servizio del Paese e dell’Ulivo o dell’Unione quando erano ministri dei governi di centrosinistra. Continua

Roberto Benigni racconta sempre la stessa barzelletta, come Woody Allen, e ora ha di nuovo nostalgia di «Silviooooooooo!». Non è l’unico a provare sentimenti magari ironici, nascosti sotto l’ordito del discorso sobrio oggi in voga, ma sono legioni coloro che invece non si accontentano della caduta e desiderano intensamente, costi quel che costi al Paese, un processo al berlusconismo che faccia piazza pulita anche solo della memoria di questi anni. Continua

I have a dream. Se potessi fare mio, oggi, il sogno di Martin Luther King, guarderei alla campagna elettorale di Barack Obama. Mancano sette mesi alle elezioni presidenziali e Obama ha già raccolto 53 milioni di dollari. Colpisce che i sottoscrittori siano stati finora 570 mila e che il 97 per cento abbia versato non più di 250 dollari, detraibili dalle tasse (come quasi tutto, negli Stati Uniti, dove peraltro l’infedeltà fiscale viene punita realmente con la prigione). Continua
di Augusto Minzolini
C’è qualcosa che stride nel comportamento della cosiddetta maggioranza Abc (Alfano, Bersani, Casini). Sulla riforma del mercato del lavoro i tre partiti che sostengono il governo Monti hanno trovato solo un accordo di facciata, confuso, visto che sulla riforma dell’articolo18 Pier Luigi Bersani è andato a rimorchio della Cgil e ha inflitto un grave danno all’immagine del Professore, scomunicato per questo motivo dai giornali di riferimento dei mercati, all Street Journal e Financial Times. Problemi che, invece, non si sono verificati sulla difesa del finanziamento pubblico dei partiti su cui A, B e C si sono mossi all’unisono. Continua