
Al Jazeera, la televisione araba del Qatar, ha dato grande rilievo negli scorsi giorni al ritorno in Tunisia di Rashid Ghannushi, leader in esilio del partito islamista Rinascita. Continua
- Martedì 8 Febbraio 2011
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Sergio-Romano

Al Jazeera, la televisione araba del Qatar, ha dato grande rilievo negli scorsi giorni al ritorno in Tunisia di Rashid Ghannushi, leader in esilio del partito islamista Rinascita. Continua

L’evoluzione della destra francese e del suo maggiore partito, dopo l’elezione di un nuovo presidente nella persona di Marine Le Pen, interessa tutta l’Europa e in particolare l’Italia. Continua

Agli inizi della crisi greca, la Germania sembrò infastidita dalle esortazioni di quei partner europei che pretendevano di coinvolgerla nel salvataggio del paese. Per qualche settimana Berlino si limitò a impartire lezioni di morale finanziaria. Può darsi che Angela Merkel pensasse soprattutto alle elezioni regionali e fosse sensibile agli umori della pubblica opinione. Continua

L’attentato di Stoccolma ha provocato un morto (l’attentatore) e due persone lievemente ferite: bilancio modesto in un periodo in cui decine di persone muoiono ogni settimana in Pakistan, Afghanistan, Yemen, Somalia. Continua

L’Unione Europea ha fornito la maggiore parte degli 85 miliardi previsti per il salvataggio dell’Irlanda, ma non è riuscita ad approvare il proprio bilancio per il 2011 e potrebbe iniziare l’anno nuovo zoppicando con somme mensili pari alla dodicesima parte dell’importo approvato per il 2010. Il Parlamento e il Consiglio europei, i due maggiori organi politici dell’Ue, non sono riusciti a trovare un accordo. Continua

Gli studenti britannici hanno dato l’assalto, in stile francese, alla sede del Partito conservatore per protestare contro il brusco aumento delle rette universitarie. Nei giorni seguenti il governo di David Cameron ha risposto annunciando una riforma del sistema assistenziale e previdenziale che ridurrebbe considerevolmente l’ammontare dei sussidi e ne priverebbe i disoccupati che respingono un’offerta di lavoro sgradita. Continua

Nello scorso marzo Christine Lagarde, ministro francese delle Finanze, disse che le straordinarie eccedenze della bilancia commerciale tedesca stavano danneggiando i part-ner nell’Unione Europea. Anziché puntare sulle esportazioni, il governo di Berlino dovrebbe favorire anche la domanda interna: una politica da cui tutto il mercato unico europeo trarrebbe vantaggio. I tedeschi reagirono male e dissero che il loro paese non aveva alcuna intenzione di cambiare linea economica. Continua

Negli scorsi giorni, durante un incontro con i giovani della Cdu (la democrazia cristiana tedesca), il cancelliere Angela Merkel ha detto che il «multiculturalismo è totalmente fallito». Non è chiaro se queste parole contenessero una constatazione d’ordine generale o un giudizio sulle particolari circostanze della Repubblica Federale, dove peraltro nessun governo si è mai esplicitamente dichiarato «multiculturale». Nonostante il culto della costituzione e le leggi più liberali adottate in materia di cittadinanza all’epoca del governo di Gerhard Schröder, la Germania infatti è ancora per molti aspetti un «Volk», vale a dire una comunità in cui la terra, il sangue e l’appartenenza alla stirpe sono una indispensabile componente della mitologia nazionale. Continua

La Corea del Nord è molto più opaca e misteriosa di quanto fosse il Cremlino nei peggiori momenti della guerra fredda. Sapevamo che il «caro leader» Kim Jong-il era molto malato (bastava un’occhiata al suo corpo smagrito e al suo passo malfermo dopo l’ictus da cui fu colpito qualche mese fa) e che il problema della successione sarebbe stato risolto in famiglia. Ma non conosciamo le ragioni per cui la scelta, dopo molte segrete confabulazioni, sia caduta sul terzogenito Kim Jong-un, un giovane alto e paffuto, più simile a un Buddha di porcellana che a uno spietato dittatore. Abbiamo appreso tuttavia due notizie che aprono una fessura nel muro da cui il regime è circondato e permettono di comprenderne la natura. Continua

L’immagine di Barack Obama si è appannata. Pochi credono che la guerra afghana possa concludersi con un successo. Molti temono che il ritiro delle truppe americane dall’Iraq renderà il paese ancora più ingovernabile. E pochissimi pensano che un anno basti a risolvere la questione palestinese. Obama potrebbe rispondere, con ragione, che quasi tutte le maggiori crisi internazionali degli ultimi mesi sono un retaggio della presidenza di George W. Bush. Ma i suoi critici gli rimproverano di avere fissato scadenze poco realistiche e dato prova di arroganza intellettuale. Continua
