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Silvio-Berlusconi

La stessa sera del dies irae o, se preferite, del giorno della collera del ceto medio – sì, insomma, il 12 agosto, giorno dell’approvazione della manovra – hanno proposto in televisione un filmetto degli anni Ottanta dal titolo illuminante: Ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande. Questa coincidenza mi ha fatto tornare in mente quelle occasioni in cui, causa prematura dipartita di un attore, si stravolgono i palinsesti per far rivedere un film dell’artista scomparso. Continua

La polemica gridata intorno al commissariamento europeo del governo è insulsa e una punta ridicola. L’unione è monetaria, il mercato di merci e capitali è unico, la sfera fiscale riguarda direttamente la moneta, i bilanci pubblici sono sottoposti ai trattati, l’interdipendenza è radicata, profonda: ma di che parlano questi analfabeti istituzionali? Continua

La parola magica è discontinuità. Come tutte le formule magiche pare destinata a risolvere in un baleno tutti i problemi. Il giorno in cui saremo discontinui, dicono i maghetti, vedrete che i nostri titoli di Stato si mangeranno quelli tedeschi, il nostro debito sarà sotto controllo, la Borsa tornerà a galoppare. D’improvviso la ricchezza invaderà l’Italia, il prodotto interno lordo crescerà manco fossimo un paese emergente. Magnifico. Peccato che le magie appartengono al mondo delle favole. E allora sarà bene rimanere, e saldamente, con i piedi per terra. Usciamo dalla commedia degli equivoci: a che cosa applichiamo questa discontinuità? Continua

L’uscita di Tremonti dal governo sarebbe un grosso guaio, se non una tragedia politica, ma ormai non la si può escludere. I guai si presentano sempre in folla, e non è mai stata così affollata la politica nazionale, e le tragedie sono per definizione qualcosa di inevitabile. Il celebre cattivo carattere del superministro dell’Economia lo ha aiutato, con qualche guasconata di troppo, a tenere la barra della finanza pubblica. Continua

Nello scorso mese di gennaio Silvio Berlusconi si era intestato politicamente, con parole forti e chiare affidate a un articolo-manifesto per il Corriere della sera e rivolte anche al Partito democratico, la questione del rilancio della crescita come unico vero metodo per fronteggiare la situazione critica del bilancio pubblico. La frustata al cavallo con riforme strutturali e misure straordinarie divenne per qualche tempo il centro della politica. Continua

di Vittorio Feltri
I lettori medi, anche i più informati, non possono capire quel che accade nel Palazzo perché è insensato, non segue categorie classiche di pensiero, lascia sbigottiti perfino gli osservatori rotti a ogni esperienza. Gli ultimi fatti sono tutti da decrittare. Gianfranco Fini si è presentato a Bastia Umbra (Perugia) come il messia. Continua

Immagino che nei due campi della contesa siano in molti a domandarsi: ma com’è che Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sono arrivati a una soglia tanto evidente d’insopportazione, fino all’inimicizia? È in effetti molto strano che due personalità così diverse, per esperienza, età e talenti, costruiscano negli anni un’intelaiatura comune, cioè un’alleanza politica, e la smantellino con tanta furia distruttiva, con così meticolosa precisione, dettaglio dopo dettaglio, dal conflitto politico alla lite personale e ritorno. Continua

C’è un dovere in capo a qualsiasi personalità che vuol seriamente candidarsi al ruolo di leader di un paese ed è quello della chiarezza. Con il corollario di far seguire alla chiarezza il coraggio degli atti conseguenti. Dopo l’addio al Popolo della libertà, Gianfranco Fini ha messo in sequenza – seppure con molti stop and go – una serie di scelte chiare seguite da atti conseguenti: dal varo di Futuro e libertà con la creazione di gruppi parlamentari autonomi alla presentazione del simbolo del partito con la successiva convention di Bastia Umbra. Continua

Negli anni Settanta i giornalisti non comunisti se la cavavano: bastava che si proclamassero antifascisti e la passavano liscia. Al Corriere della sera, quando si trattava di assumere un giovane cronista, il comitato di redazione (che contava molto di più del direttore, dato che i sindacati lo tenevano in ostaggio e lo ricattavano: o fai come diciamo noi oppure addio pace sociale) pescava perfino all’Avvenire, proprietà vescovile, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi a chi criticava la tendenza a reclutare soltanto compagni. Continua

Silvio Berlusconi all’uscita del San Raffaele
Abbiamo scritto «
Wanted - Vivo o (meglio) morto» in copertina. E l’abbiamo fatto pensando a quanti, lì fuori, da anni hanno scatenato una caccia senza tregua nei confronti del presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi.
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