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Vittorio-Feltri

di Vittorio Feltri
Non vi è dubbio che molta gente muoia suicida: basta leggere i giornali per rendersene conto. Sarà la crisi, sarà l’Agenzia delle entrate, sarà l’Equitalia: i disperati che si tolgono la vita sembrano numerosi. E noi ci commuoviamo all’idea che ci sia qualcuno talmente in bolletta da non riuscire a far fronte ai propri impegni e decida di farla finita. Talvolta in modo atroce: dandosi fuoco. Continua

di Vittorio Feltri
Quello della Lega è stato un suicidio. Per un po’ la si può dare a bere a tutti, ma a lungo andare i pochi che continuano a berla poi la sputano in faccia a chi gliel’ha versata. Venticinque anni di prediche sotto il titolo «Roma ladrona», proclamazioni di indipendenza padana, secessioni annunciate, federalismo inconcludente: e alla fine non è successo nulla. Anzi, è successo qualcosa: in tre o quattro mosse i vertici delle camicie verdi sono riusciti a sputtanarsi. Continua

di Vittorio Feltri
Tutti sanno chi sia Josep Guardiola, un grande tecnico spagnolo che ha allenato e portato al trionfo il Barcellona per ben quattro anni consecutivi. Pochi giorni fa, forse perché deluso dalla eliminazione della sua squadra dalla Champions, ha deciso di lasciare la panchina che lo aveva reso famoso. Basta. Ha detto di essere stanco, stressato. E aggiunto una frase che ci ha colpiti: «Non ce la faccio più a vivere con gli occhi puntati sul display del mio Blackberry, sento il bisogno di guardare oltre». Continua

di Vittorio Feltri
Ormai non ci sono più dubbi: contano di più le automobili degli uomini. Nel Bahrein, come la stampa e la televisione hanno evidenziato, sta succedendo di tutto, la protesta contro il regime dispotico monta di giorno in giorno, morti e feriti; la comunità sciita è allo stremo. Nonostante ciò la F1, cioè il mondiale delle monoposto e dei piloti, non si è fermato. Le prove e la gara si sono svolte regolarmente. L’organizzazione, imponente e ricca, davanti al sangue e alle battaglie per i diritti civili, non ha fatto una piega e ha portato a termine i suoi programmi con un cinismo che lascia basiti. In Occidente pochi o nessuno hanno polemizzato, indifferenza quasi assoluta. Continua
di Vittorio Feltri
C’erano una volta Roberto Formigoni e Nichi Vendola. A dire il vero ci sono ancora, e auguriamo loro lunga vita, ma è come se non ci fossero più. A occhio e croce, alle prossime elezioni, ammesso che di elezioni si possa ancora parlare, del che dubitiamo, non andranno molto lontano. Il cattolicone e superciellino non potrà più candidarsi a governatore della Regione Lombardia, avendola già governata oltre ogni limite consentito dalla legge. E il comunistone, però pio, con tutte le grane giudiziarie che gli pendono sul capo non sembra in grado di recuperare ancora i voti necessari per essere confermato. La politica vive momenti difficili per vari motivi. Continua

di Vittorio Feltri
D’accordo. Umberto Bossi ha molte attenuanti, e tutti, più o meno, gliene hanno concesse: la grave malattia che lo colpì nel 2004, mesi e mesi in un letto d’ospedale, un ictus debilitante, la paura di non farcela, l’esigenza di delegare le persone a lui più vicine a guidare il partito, un alto grado di dipendenza dalla famiglia eccetera. Insomma, ci siamo capiti. Continua

di Vittorio Feltri
Manca poco più di un mese alle elezioni amministrative in varie città italiane: un test, come dicono i cronisti politici, sulla tenuta (o sul fallimento) dei partiti. Tutti i partiti. E ogni volta che si va a votare, guarda un po’ la combinazione, scattano indagini che coinvolgono segreterie, leader e personaggi minori ma che occupano posti chiave nell’amministrazione. In questa tornata tocca alla Lega pagare dazio. Continua

di Vittorio Feltri
Quando Silvio Berlusconi era in sella con la propria maggioranza debordante, l’opposizione, segnatamente il Partito democratico, predicava ogni dì: l’Italia ha bisogno di un governo tecnico per affrontare l’emergenza e promuovere una serie di riforme allo scopo di rimettersi in cammino verso la modernizzazione. Il Cavaliere era considerato inadatto a fare tutto ciò e, varie volte in Parlamento, il centrosinistra tentò invano di sfiduciarlo. Finché, in autunno, il premier rassegnò spontaneamente le dimissioni. Gli antiberlusconiani esultarono e per alcune settimane festeggiarono, neanche si trattasse della liberazione dal nazifascismo, il bis del 25 aprile 1945. Arrivarono i tecnici. Altro avvenimento salutato con entusiasmo, carico di aspettative. Continua

di Vittorio Feltri
Tra poco alcuni milioni di italiani andranno a votare. In Italia, chissà perché, gira e rigira, praticamente ogni anno siamo in ballo con le urne: per eleggere il Parlamento europeo e quello nazionale, poi c’è da rinnovare le regioni, le province. Stavolta ci si mobilita per le amministrative, già, i comuni. Non tutti però, solo una parte. In ogni caso anche questo appuntamento, come gli altri, è considerato un test importante. Si tratta di tastare il polso agli elettori dopo i recenti stravolgimenti dovuti alle dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio e all’entrata in scena di Mario Monti con codazzo di professoroni e professorini. Continua
di Vittorio Feltri
È un momento particolare, questo, della vita italiana. Accadono cose strane che anche gli osservatori più attenti rischiano di non comprendere. In una puntata recente di Porta a porta, Bruno Vespa, storico conduttore, ha mostrato vari sondaggi comparati, eseguiti da istituti di ricerca demoscopica diversi, da cui si evince un dato strabiliante: solamente il 4-6 per cento dei cittadini ha fiducia nei partiti. In pochi mesi, quelli che erano sempre stati considerati i cardini della democrazia sono stati declassati a inutili e fastidiosi ammennicoli. L’opinione pubblica sente il bisogno di avere altri punti di riferimento e li ha trovati in alcuni uomini rappresentativi. Il più gettonato, a parte Giorgio Napolitano, il cui gradimento (elevato) non è mai venuto meno, è il presidente del Consiglio Mario Monti, che registra oltre il 60 per cento di convinti sostenitori. Continua