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Vittorio-Feltri

Al destino dei despoti non sfuggirà neanche Umberto Bossi. All’inizio erano quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Tra un bicchiere e un altro, fondarono la Lega lombarda e si domandarono: chi comanda? Scelsero Bossi perché del gruppetto era quello che aveva più tempo libero e si dava maggiormente da fare. Su e giù per le tre valli varesine e per le valli orobiche, passando di osteria in osteria a fare proseliti. Erano gli anni Ottanta e la gente cominciava a non poterne più della Democrazia cristiana, i cui parlamentari dimenticavano i problemi degli elettori. Nelle zone bianche dell’arco prealpino in molti erano pronti a rinnegare il partito dei parroci, che per quasi mezzo secolo aveva dominato le coscienze e le urne. Continua

di Vittorio Feltri
Sui costi della politica si continua a discutere e litigare. Per capire che gli emolumenti dei parlamentari italiani sono in media con quelli europei ci sono voluti anni di studi comparativi. E le cifre esatte ancora non si conoscono né mai si potranno conoscere perché la composizione delle buste paga cambia da paese a paese, come del resto mutano le aliquote fiscali, cosicché fra lordo e netto si fa una gran confusione. In ogni caso si è scoperto che Palazzo Madama e Montecitorio non sono abitati da nababbi. Significa che sulla Casta si è fatto tanto rumore per nulla? Nossignori. Continua

di Vittorio Feltri
È noto che il finanziamento pubblico ai partiti politici fu abolito per referendum negli anni Novanta. Ma, una volta buttati fuori dalla porta, quei contributi a fondo perduto sono rientrati – raddoppiati, anzi triplicati – dalla finestra sotto forma di rimborsi elettorali. Sissignori. Il Parlamento, badando alla forma e infischiandosene della sostanza, cambiò il titolo di spesa, cioè la denominazione dell’esborso, ma anziché abolirlo lo aumentò. Il tutto, ovviamente, a carico dello Stato, ovvero del debito pubblico che grava sulle spalle dei cittadini. Questa la premessa. Poi c’è lo scandalo. Ogni volta che si aprono le urne, che si tratti di elezione amministrativa, nazionale o europea, scatta uno strano meccanismo per cui ciascun partito, in base al numero di voti ottenuti, riceve una somma di denaro impressionante. E non c’è verso di bloccare il drenaggio o almeno di ridurne la portata. Continua

di Vittorio Feltri
La santificazione di Mario Monti è avvenuta ancor prima che il professore si sia stabilmente insediato a Palazzo Chigi. Agli occhi dei suoi numerosi estimatori (editorialisti influenti, accademici, politci) egli è l’unico che possa salvare l’Italia dal default cui Silvio Berlusconi l’avrebbe predisposta combinandone di tutti i colori. Ogni riga di giornale trasuda saliva. Lodi sperticate al nascente governo concepito tecnico e già avviato a diventare semitecnico con l’immissione di politici politicanti. Continua

di Vittorio Feltri
I lettori ricorderanno. Alcuni giorni orsono il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, se n’è uscito con una delle sue: ma quale crisi? I ristoranti e gli aerei sono sempre pieni. Come dire che la depressione, di cui tutti parlano e si sentono vittime, è una fantasia alla quale danno corpo e credibilità i partiti dell’opposizione, e i media che li fiancheggiano e sostengono, per interesse di parte. Possibile che la politica in senso lato, anziché aiutare i cittadini a stare meglio, materialmente e psicologicamente, si dia da fare per gettarli nel più tetro sconforto allo scopo di screditare il governo in carica e costringerlo a ritirarsi? Difficile dire. Sta di fatto che il premier, non appena pronunciata la frase riportata, è stato coperto di improperi come se avesse bestemmiato in chiesa.
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Ci occupiamo malvolentieri di Gianfranco Fini, ma a volte non possiamo farne a meno. Per un periodo abbastanza lungo, diciamo da giugno a settembre, sembrava si fosse calmato: non dichiarava, non si mostrava in pubblico, faceva il suo lavoro, ammesso che ne abbia mai avuto uno. Ci eravamo convinti si fosse preso, come usa dire, una pausa di riflessione per cercare di capire dove avesse sbagliato e, magari, tornare sulla scena con qualche idea fresca allo scopo di contribuire a cambiare questa politica sempre più pasticciona e sgradita agli italiani. In effetti, per tornare è tornato. Ma ha ricominciato a recitare il solito copione col risultato di segnalarsi quale guastatore recidivo. Continua

Il Partito democratico a forza di aspirare rischia di finire nell’aspirapolvere; a forza di puntare al governo di transizione rischia di transitare senza lasciare traccia. Non si era mai vista un’opposizione tanto accanita contro un premier e tanto inconcludente e pasticciona. Continua

Quando la giustizia si riscatta e dimostra, sia pure tardivamente, di sapere riparare ai propri errori, bisogna solo rallegrarsi e riconquistare in essa la fiducia. Continua


Luca Cordero di Montezemolo
Luca Cordero di Montezemolo, lo stallone rampante, è dato sempre vincente al Gran premio della politica da almeno cinque anni; ma al momento della partenza non parte. E gli scommettitori rimangono lì con tanto di naso. Continua

Mentre scrivo questo articolo infuria la polemica politica sulle disavventure finanziarie nazionali e internazionali. E c’è solo da ringraziare il Padreterno che gli italiani in questo periodo chiudono bottega e vanno in vacanza fingendo di dimenticare ogni grana. Vanno in vacanza anche i signori dell’informazione tv, cosicché le risse dei talk show, che per il resto dell’anno fanno salire la pressione arteriosa ai cittadini alimentandone i malumori, sono sospese: altrimenti il governo non avrebbe alcuna possibilità di approvare d’urgenza i provvedimenti giudicati indispensabili per scongiurare il fallimento dello Stato. Continua