Martedì 11 Settembre 2007 alle 10:32
Non conosco personalmente Fabiano Fabiani, non ho nulla contro di lui, e sono sicuro che sia una persona valida. Però, francamente, il modo in cui a 77 anni arriva (anzi, ritorna) in Rai mi sembra figlio della peggior pratica politica. Non mi è nemmeno piaciuto che un minuto dopo la sua nomina un portavoce dell’Acea, la municipalizzata di Roma di cui Fabiani è presidente, si sia affrettato a dire che tra i due incarichi non c’è incompatibilità. Certo, da un punto di vista formale è così, ma fare seriamente il consigliere d’amministrazione in viale Mazzini è comunque un impegno che richiede dedizione. Detto questo, resta il problema di fondo di una televisione pubblica che non si scrolla di dosso la cappa di piombo della politica. E che nasconde, dietro velleitari discorsi di privatizzazione, la volontà di perpetuare la sua sempiterna condizione di azienda che risponde alle segreterie, o peggio alle correnti dei partiti. Nella fattispecie, del nascente Partito democratico, che doveva segnaere, se non abbiamo capito male, una soluzione di continuità con i metodi del passato.