Bertinotti di lotta e di governo
All’Università di Roma hanno contestato Fausto Bertinotti. Gli hanno dato del guerrafondaio, del buffone e dell’assassino. Lui, com’è ovvio, si è risentito. Dispiace per l’uomo, che ha anche una sua innata simpatia, ma la contestazione al presidente della Camera smaschera l’insostenibile dicotomia di essere contemporaneamente uomo di lotta e di governo. E’ un problema che va oltre Bertinotti, investe il suo partito e in generale la sinistra più radicale. Quella che a Roma vota obtorto collo per il rifinanziamento della missiobne in Afghanistan, e contemporaneamente sfila a vicenza contro l’allargamento della base americana. Per Bertinotti, nella fattispecie, è innegabile che il ruolo istituzionale ne abbia fiaccato l’ideologia e lo spirito combattivo. Qualcuno, petr la verità, trovava già prima inspiegabile che l’ex segretario di Rifondazione comunista si potesse essere contemporaneamente rivoluzionario e star dei salotti tivù. Una contraddizione che, per altro, il presidente della Camera ha sempre mostrato di non capire. Il che suscita qualche dubbio inquietante.