Panorama – Paolo Madron

Bertinotti di lotta e di governo

All’Università di Roma hanno contestato Fausto Bertinotti. Gli hanno dato del guerrafondaio, del buffone e dell’assassino. Lui, com’è ovvio, si è risentito. Dispiace per l’uomo, che ha anche una sua innata simpatia, ma la contestazione al presidente della Camera smaschera l’insostenibile dicotomia di essere contemporaneamente uomo di lotta e di governo. E’ un problema che va oltre Bertinotti, investe il suo partito e in generale la sinistra più radicale. Quella che a Roma vota obtorto collo per il rifinanziamento della missiobne in Afghanistan, e contemporaneamente sfila a vicenza contro l’allargamento della base americana. Per Bertinotti, nella fattispecie, è innegabile che il ruolo istituzionale ne abbia fiaccato l’ideologia e lo spirito combattivo. Qualcuno, petr la verità, trovava già prima inspiegabile che l’ex segretario di Rifondazione comunista si potesse essere contemporaneamente rivoluzionario e star dei salotti tivù. Una contraddizione che, per altro, il presidente della Camera ha sempre mostrato di non capire. Il che suscita qualche dubbio inquietante.

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Commenti

Ci sono 10 commenti a Bertinotti di lotta e di governo

  1. Il 26 Marzo 2007 alle 12:58 pacato ha scritto:

    … Bertinotti quando stava all’Opposizione era contro la Guerra a prescindere … “senza Se e senza Ma” … Ora al Governo ha cambiato direzione e posizione … Padronissimo di farlo, certo non può impedire a chi è rimasto di quell’Idea di non contestargli la sua Ipocrisia …

  2. Il 26 Marzo 2007 alle 14:12 luca66genova.blogspot.com ha scritto:

    Chi di spada ferisce di spada perisce e chi semina vento raccoglie tempesta. E’ giusto che Bertinotti dopo anni passati ad aizzare (garbatamente) le sue genti, da questi sia ora contestato; almeno il suo popolo è coerente.
    Luca ge

  3. Il 26 Marzo 2007 alle 17:16 Dulcinea ha scritto:

    Come dice papa Ratzinger, “l’inferno c’è”. E ognuno trova quello in cui scontare le sue pene, come oggi Bertinotti ha trovato all’Università di Roma il girone dei “pacifisti duri e puri”, che non fanno sconti alla realpolitik.
    Ma non mi pare che la contraddizione riguardi solo il segretario di Rifondazione. Ci sono anche i politici divorziati, con figli di secondo letto, che inneggiano ai valori della famiglia tradizionale e aborrono i patti di convivenza…
    Ormai il degrado è tale che per definire un “buon politico” non pretendiamo la coerenza cieca con un ideale, come se fosse una fede religiosa, bensì semplicemente la capacità di astenersi dall’usare il potere a proprio personale vantaggio. Se poi uno è anche un simpatico nonno, come Bertinotti, lo preferiamo ai pacifisti violenti che credono di stare già in Paradiso…
    Dulcinea

  4. Il 27 Marzo 2007 alle 10:06 Pesimedia ha scritto:

    Anche i maglioncini in cachemire si chiedono sempre cosa ci facciano sulle spalle di un ex aspirante rivoluzionario rosso.
    by Pesimedia.wordpress.com

  5. Il 27 Marzo 2007 alle 10:40 clator ha scritto:

    Il buon Bertinotti ha pagato - pochissimo per la verità - il fatto che pur di restare attaccati al governo i sinistri sono disposti anche a fare la guerra in Afghanistan , rimangiandosi tutto quello che hanno sempre detto durante il governo Berlusconi. Sono spariti i cortei per la pace , non esistono più scioperi, gli italiani sono tutti felici ed uniti, come ci aveva promesso l’ex Presidente dell’IRI.

  6. Il 27 Marzo 2007 alle 12:39 fram ha scritto:

    A me farebbe molta paura un politico che, una volta assunta una carica istituzionale, tentasse di mettere in pratica esattamente quello che si prefiggeva, senza sentirsi investito della responsabilità che ha assunto verso tutto il popolo e non solo verso chi lo ha votato.
    C’è una bella differenza tra l’ideologia e la vita di tutti i giorni e questo dovrebbe essere sentimento comune di tutti i cittadini.
    Quando si sta al governo si deve cercare di essere imparziali, non si indossamo magliette di nessun colore, o almeno non di dovrebbe.
    Per cui nulla di strano se assistiamo a dei voltafaccia fisiologici.

  7. Il 27 Marzo 2007 alle 16:58 clator ha scritto:

    Sono sconcertato, ma non stupito , di quanto scrive fram : mi potrebbe spiegare cosa è servita la fabbrica del programma elettorale che ha partorito un monstrum di circa 300 pagine in cui era scritto tutto lo scibile umano , sbandierato come il nuovo Das Kapital dei sinistri ? e il conclave nella reggia di Caserta in cui è stato ribadita la validità e l’intangibilità del programma? Mi rendo conto che dopo alcuni mesi siamo passati da trecento pagine a una paginetta di dodici punti in cui il più significativo era la nomina di Sircana a portavoce dei trans, scusate del governo, però un programmino è pur sempre rimasto o no ?

  8. Il 28 Marzo 2007 alle 13:07 fram ha scritto:

    Premetto che la mia vuole essere una difesa di Bertinotti (non ne sarei capace), ma un commento da persona comune.
    Penso che un programma di governo, per essere valido, debba essere applicabile e non utopico.
    Per cui meglio un politico che ha il coraggio (e la faccia) di cambiare idea, direzione e strategia, piuttosto che chi con ostinazione persegue ciecamente obiettivi impossibili o errati. Si creano meno mostri e disastri a carico dei cittadini.
    Semmai il problema sta a monte e cioè nel fatto che la sinistra, più disomogenea e con meno comunità di intenti politici della destra, ha commesso più errori nella redazione dei propri progetti, alcuni dei quali totalmente incompatibili all’interno della stessa coalizione.
    Penso che quando si stratta di pedalare, non esistono diversi modi per farlo: bisogna pedalare e basta. Chi cerca di reinventare, molte volte sbaglia clamorosamente.
    Forse sono troppo realista poter competere con gli idealisti puri.

  9. Il 28 Marzo 2007 alle 13:24 fram ha scritto:

    …. ERRATA CORRIGE……
    Premetto che la mia NON vuole essere una difesa di Bertinotti (non ne sarei capace)…….

  10. Il 10 Aprile 2007 alle 11:44 Sequestri: perché Berlusconi dà una mano a Prodi » Panorama.it – Italia ha scritto:

    [...] Nel momento di massima debolezza, stretto tra l’uccisione per mano dei talebani di AdiJimal Nashkabandi, collega e interprete di Daniele Mastrogiacomo, e le debordanti accuse di Gino Strada per la mancata liberazione di Rahmatullah Hanefi, prigioniero dei servizi segreti afghani, Romano Prodi riceve un aiuto inatteso, almeno per l’opinione pubblica: quello di Silvio Berlusconi, che fischia l’alt alle polemiche politiche da parte del centrodestra, dove qualcuno si era spinto a chiedere l’impeachment del premier. Perché? Un mistero nei misteri? Si può prendere per buona la versione berlusconiana (”Le ragioni umanitarie, il prestigio e il buon nome del Paese vengono prima di tutto”), oppure, contemporaneamente vedere quale scomodo scenario politico, e non solo, questo drammatico strascico del sequestro Mastrogiacomo rischia di aprire non solo per il governo, ma anche per l’opposizione. Prodi, nella vicenda Afghana, rapimento compreso, ha scelto il metodo suggerito dalla sinistra massimalista: delegare tutto, o quasi, a Gino Strada e ad Emergency, che di quella parte è un’icona e un modello. Modello anche politico, se Fausto Bertinotti, dopo il rilascio del reporter di Repubblica al prezzo della liberazione di cinque capi talebani si era detto “orgoglioso di vivere in un Paese che segue comportamenti simili. E se Massimo D’Alema e Piero Fassino avevano ipotizzato di coinvolgere i “talebani buoni” in una conferenza di pace per ora proposta solo dall’Italia. La piega presa dagli avvenimenti minaccia non solo di mandare a gambe all’aria quel modello, ma di far definitivamente franare “la diplomazia alla Gino Strada” alla quale l’Unione sembrava essersi affidata, e che era già finita pesantemente nel mirino degli americani, e poi degli inglesi, dei tedeschi. Ma anche i governi precedenti, quelli di Berlusconi, hanno evidentemente qualche coda di paglia. Si tratta del ruolo del Sismi nella liberazione degli ostaggi, a cominciare da quello di Giuliana Sgrena in Iraq. Se si osservano le immagini dell’arrivo della Sgrena a Ciampino si nota subito chi c’è a spalancarle il portello dell’aereo di Stato: Marco Mancini, numero due del servizio e braccio operativo dell’allora capo, Nicolò Pollari. Certo, una differenza c’è, e sostanziale: il Sismi è una branca dello Stato, Emergency no, anzi agisce spesso in antitesi dello Stato. Ma sia attraverso Emergency sia attraverso il Sismi è evidente che molto l’Italia deve aver dato, ai terroristi iracheni ed ai killer afghani, per ottenere il rilascio dei suoi cittadini. Milioni di dollari allora, rilascio di prigionieri ora. Più gli aspetti ancora oscuri che queste trattative hanno sempre con sé. Come lo stesso Gino Strada ha rivelato, c’è anzi stato un momento nel quale il metodo del centrodestra è andato a braccetto con quello del centrosinistra: per la liberazione di Gabriele Torsello il Sismi avrebbe consegnato due milioni di dollari al mediatore di Emergency, Hanefi. È certo che non conviene né a Prodi, e neppure a Berlusconi, che se ne parli più di tanto. Men che meno in qualche commissione d’inchiesta: qualche altra imbarazzante verità potrebbe venire anche dall’estero, in aggiunta alle accuse già piovute in abbondanza dai governi Nato. [...]

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