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Auguri alle donne che…

  • 8-03-2013
  • 14:50
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I miei auguri, sentiti e non retorici, alle donne che si sentono tali senza bisogno di issare bandiere rosa contro il nemico blu. Alle donne che guardano con nostalgia a quel femminismo della prima ondata, a cui dobbiamo battaglie fondamentali per l’emancipazione fondata sull’uguaglianza, per il diritto al voto, all’aborto, al divorzio, al pari accesso alle professioni.

I miei auguri alle donne che non si sentono donne di serie A, e per affermare se stesse non hanno bisogno né inclinazione alcuna ad assegnare patenti di serie B. Alle donne che davanti alle farfalle o alle provocazioni di esuberanti donzelle non cedono né al moralismo né allo scandalo. Alle donne che non considerano le altre “peggiori” per il sol fatto che hanno compiuto scelte di vita diverse dalle loro. Alle donne che nelle giovani soubrette alla ricerca di favori da parte di uomini potenti non vedono l’”ennesimo stupro del genere femminile”, ma il mero esercizio del libero arbitrio, senza sfruttate né sfruttatori, senza vittime né aguzzini. Ma il formidabile gioco della libertà.

I miei auguri alle donne che davanti a un paio di gambe al vento si sentono infinitamente “fortunate” perché vivono in un Paese libero, occidentale, non come le loro sorelle saudite, che non possono guidare, o quelle iraniane, che si spengono sotto una cascata di pietre se accusate di adulterio. Alle donne che rifuggono gli stereotipi sulla “corretta immagine” della femmina da consegnare al corretto schematismo del maschio. Alle donne che rifuggono ogni tipo di corporativismo, che non si accontentano delle garanzie o delle quote per certificare la cooptazione di mogli e sorelle. Alle donne che credono nel merito.

I miei auguri alle donne che si annoierebbero mortalmente in una “Repubblica delle donne”, come quella vagheggiata da Catharine MacKinnon, ovvero in una sorta di Aventino dove le sorelle sarebbero in grado di sviluppare un’autocoscienza di genere per uscire dall’incantesimo sociale che non ci consente di comprendere quanto sfruttate e strumentalizzate in effetti siamo ogni giorno. Nella società fallocentrica, che ci opprime.

Alle donne che non si bevono queste fandonie, che non ci stanno agli slogan di Repubblica, che al posto di “basta” dicono “asta”. A loro io rivolgo i miei auguri.