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Novembre 17th, 2009 by kikepoost
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Il Canyon del Colca è uno dei paradisi naturali del Perù. Situato a sud del paese riceve ogni anno centinaia di birdwatchers da ogni parte del mondo. Qui si viene, cioè, per osservare gli uccelli, possibilmente le specie più rare e più belle. In particolare l’esperienza più ambita è vedere il celebre Vultur gryphus più conosciuto con il nome di Condor andino, e godersi un panorama mozzafiato. Il Perù è, infatti, da anni considerato una delle mete più appetibili degli appassionati di ornitologia. A tal punto che adesso il governo stesso ha deciso di dare ampio risalto a questa importante voce del turismo riconoscendole anche un ruolo chiave per la ricerca scientifica.
“L’idea è quella di non veder perduto questo grande patrimonio”, racconta Annette Ramirez di PromPeru, l’ente che vuole trasformare il Perù nel paese più importante del mondo per quanto riguarda il birdwatching. Agli appassionati del genere vengono, così, adesso offerti itinerari diurni e notturni messi a punto con la collaborazione degli stessi “osservatori” nonché la lista completa delle specie finora individuate. In cambio i birdwatchers possono offrire un contributo preziosissimo: mettere a disposizione della comunità scientifica il loro materiale fotografico in modo da alimentare un nuovo straordinario database sulle specie del Perù.
Lo sa bene il fotografo peruviano Heinz Plenge che in più di 30 anni di osservazione (è stato tra i pionieri), ha fotografato e catalogato centinaia di specie. E’ grazie alla passione di persone come lui che non si perderanno né foto né memoria di alcune specie rarissime come la Tumbezia salvini, più conosciuta come il Pitajo de Tumbes, che si trova solo nel nord del Perù o l’Ocreatus underwoodii, conosciuta anche come il Colibri Cola de Espátula, considerato l’uccello più bello del mondo per la sua spettacolare coda.
Per le guide locali il progetto del governo aiuterà anche le comunità rurali, le prime a beneficiare della presenza dei birdwatchers.”Una parte di questo danaro speso da loro - racconta Luis Jussyf, una delle guide più conosciute del paese - andrà direttamente nelle casse dei villaggi, incentivando così la gente a proteggere l’ habitat.”
Un gruppo di ragazzi in visita a un parco naturale nella Giornata europea dei Parchi
Si celebra il 24 maggio la Giornata europea dei parchi. La data è stata scelta per ricordare il giorno del 1909 nel quale venne istituito in Svezia il primo parco d’Europa. Questo è perciò l’anno del centenario, anche se in realtà la data viene celebrata da 11 anni. Una giornata sola non basta per festeggiare. Così i parchi italiani partecipano alla settimana di celebrazioni voluta da Europarc, l’ente europeo dei parchi naturali, che avrà per tema “I giovani e il futuro dei nostri parchi”.
Le iniziative in programma nelle aree protette italiane sono tantissime. Al Parco Valle del Ticino (Novara), per esempio, la settimana sarà dedicata non solo alla natura ma anche alla scienza, con l’organizzazione di laboratori per ragazzi delle scuole dei Comuni del parco sui temi della terra e dell’energia. Il Parco regionale delle Nebrodi, in Sicilia, organizza tra le altre cose 4 giorni di trekking dal 21 al 24 maggio, e visite guidate verso i punti di osservazione dei grifoni. Tutti i parchi organizzano escursioni, pernottamenti in tenda, spettacoli per bambini, concerti, gare sportive e appetitosi eventi eno-gastronomici. Aprono i rifugi, si organizzano i Centri visita e si tirano fuori barche, bici, e racchette per il nordic walk: insomma questa è la settimana in cui vale tutto, pur di lanciarsi alla scoperta delle riserve naturali.
L’Emilia Romagna partecipa ai festeggiamento con i suoi 2 parchi nazionali, 13 parchi regionali e le 14 riserve naturali. Per permettere alla cittadinanza e ai turisti di tenere il passo con tutti gli eventi la comunicazione deve funzionare alla perfezione. Il modello migliore, che può garantire la giusta tempestività e il coinvolgimento dei cittadini, è quello offerto dai social network. Così sarà possibile aggiornarsi sulle manifestazioni in programma nelle aree protette della regione anche tramite Facebook e Twitter.
Il ritmo ce l’hanno nel sangue. Basta un poco di musica e il gioco è fatto. Decine, centinaia di pappagalli, filmati mentre danzano a ritmi di suoni improbabili, ci sono perfino danze arabe, e collezionati negli archivi di YouTube hanno rivelato il loro segreto alla scienza. Una ricercatrice di Harvard, infatti, Adena Schachner, li ha cercati, studiati e catalogati arrivando alla conclusione che sì, i pappagalli riconoscono davvero i ritmi musicali e li sperimentano a livello corporeo. In parole semplici fanno quello che gli esseri umani praticano dall’inizio della loro storia: danzano.
Una conclusione questa che smentirebbe l’ipotesi che il ballo sia un prodotto dell’evoluzione umana e che è stata pubblicata sulla prestigiosa Current Biology, aprendo adesso nuove direzioni di ricerca per etologi, neuroscienziati ma anche psicologi. I video parlano chiaro. Papagalli coloratissimi filmati in tutto il mondo si muovono come seguendo una coreografia programmata nel loro cervello. Il che andrebbe a supportare un’altra teoria già elaborata negli ultimi anni nel campo delle neuroscienze, che cioè il cervello, umano e animale, sia programmato anche per ballare.
A supportare la teoria della Schachner arriva poi quasi in contemporanea un altro studio condotto da Aniruddh Patel del Neurosciences Institute di San Diego che ha lavorato solo su un pappagallo, un Cacatua di nome Snowball, filmato dal ricercatore e finito anch’esso su YouTube.
Seguendo la musica dei Backstreet Boys l’animale riesce a fare dei miracoli. Il suo corpo segue senza un errore il ritmo, seguendo il tempo e improvvisando una coreografia anche abbastanza audace. E i pappagalli come Snowball sono in buona compagnia. Nella ricerca della Schachner è emerso, infatti, che a condividere questa capacità di danzare sono anche gli elefanti, a dispetto del loro volume e del loro peso come mostra l’immancabile video pescato su YouTube. Con il suono dell’armonica l’elefante filmato fa davvero miracoli. Restano fuori invece da questa sala da ballo virtuale cani e gatti. Il talento di ballare si sa, e questo vale anche per gli uomini, non è per tutti.
Snowball che balla
Un pappagallo danza sulle note di una musica araba
Elefante ballerino
Mongolfiere
Si svolge dal 30 aprile al 3 maggio sulle rive del Lago Trasimeno, in Umbria, la diciottesima edizione della manifestazione Coloriamo i cieli. Aquiloni e mongolfiere coloratissimi attireranno migliaia di visitatori nel comune di Castiglione del Lago. Arriveranno da tutta Italia e anche dall’estero gli appassionati di aquiloni che si contenderanno il cielo con le altre grandi protagoniste dell’evento: le mongolfiere. Oltre a quelle per il trasporto umano, ci saranno anche un gran numero di piccole e medie mongolfiere radiocomandate che si sfideranno in una spettacolare gara, quelle dipinte a mano e quelle con forme particolari. E per chi ha sempre sognato di costruirsi il proprio aquilone, niente paura: verranno organizzati laboratori ad hoc e anche mostre mercato.
Un aquilone
E per chi non si accontenta di guardare per aria ma vuole anche guardarsi un po’ intorno, saranno organizzate visite guidate e itinerari a piedi, a cavallo, in bus, in barca, in mountain bike e perfino in aereo per andare alla scoperta del territorio del parco. E poi convegni, presentazioni di libri, mostre e stand gastronomici faranno da cornice alle manifestazioni strettamente legate al volo. Qui il programma completo.
Sempre col naso all’insù, ma per guardare assai più lontano degli aquiloni, per la manifestazione Stelle, astri e natura nel Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Si tratta di una serie di incontri per far scoprire al grande pubblico le bellezze naturalistiche del Parco che comincia, in onore dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, con una serata dedicata al cielo. Sabato 2 maggio, in corrispondenza del primo quarto di luna del calendario astrale, preparatevi per una osservazione astronomica: alle ore 21 presso l’Oasi di Cà Mello (in provincia di Rovigo), un sito molto adatto allo scopo grazie all’assenza di illuminazione artificiale, si potrà osservare la Luna riuscendo a cogliere dettagli dei crateri, i pianeti più vicini a noi e Saturno e i suoi anelli che proprio sabato sarà nella giusta orbita di visibilità.
Al Parco Regionale La Mandria (Piemonte) va in scena la lentezza. Quella che serve per godersi appieno i paesaggi, quella a cui non siamo più abituati ma che ci serve ogni tanto sperimentare, come stacco rispetto alla vita frenetica che conduciamo. Complice il sole, almeno stando alle previsioni per una volta ottimistiche, domenica 3 maggio alle 10 e alle 14, Signori in carrozza! Una carrozza per pochi partecipanti, due cavalli da tiro e un lungo, lento percorso tra boschi e radure silenziose, nella quiete della tenuta di Villa dei Laghi. L’escursione dura un’ora e mezza e costa 6 euro a persona per gli adulti e 4 per i bambini. Il noleggio della carrozza, da dividere tra i partecipanti, costa 26 euro. I posti sono pochi, perciò è necessario prenotarsi allo: 011.4993381. Il giro di Villa Laghi si può fare anche in trenino, da Ponte Verde, anche i questo caso il viaggio dura circa un’ora e mezza con diverse partenze nel corso della giornata. Gli adulti pagano 7 euro, i bambini da 4 a 9 anni 4,50 euro, per prenotarsi chiamare: 340/7936071.
Guarda la GALLERY di Coloriamo i Cieli
Coralli sui fondali di Okinawa
Le conseguenze del riscaldamento globale si fanno sentire anche nel mondo marino, e i coralli risultano tra le specie più colpite, tanto da rischiare l’estinzione. L’aumento delle temperature dei mari e l’inquinamento non sono gli unici fattori di distruzione. A impedire la corretta cementificazione dei coralli contribuiscono anche gli effetti degli uragani e di una pesca a dir poco esagerata.
Ed ecco che, per evitare il peggio, il governo giapponese ha inviato delle squadre speciali di sommozzatori a soccorrere le barriere della zona di Okinawa, l’arcipelago che si estende oltre la punta settentrionale del Paese. Dopo aver raggiunto i coralli, i sub nipponici operano divisi in due gruppi, incaricati di creare dei piccoli fori nella barriera servendosi di trapani ad aria compressa per poi riempirli con minuscoli dischi di ceramica contenenti coralli giovanissimi.
Il Governo di Tokyo ha deciso di impegnarsi nel recupero delle barriere coralline messo sotto pressione da un’opinione pubblica rimasta turbata dalla notizia della morte, in meno di dieci anni, del 90 per cento dei coralli dell’arcipelago di Okinawa. I biologi marini giapponesi lavorano dal 2005 alla messa a punto di questo sistema di recupero delle barriere coralline, e ora sperano che, se il trapianto di coralli avrà il successo sperato, questo metodo possa essere esportato all’estero per salvare altre scogliere in pericolo. Secondo Mineo Okamoto, il biologo dell’Università di Tokyo che ha guidato il team di ricercatori impegnato nello studio del disco di ceramica per contenere i coralli da impiantare, grazie a questa nuova tecnologia rianimare le scogliere diventerà semplice come riforestare le montagne.
Tuttavia, c’è già chi giudica la strategia giapponese come inefficace. In effetti, non è sbagliato ritenere che se non verranno eliminate le cause del deterioramento e della morte dei coralli, il trapianto degli stessi non porterà a una soluzione definitiva. Un funzionario del Ministero dell’Ambiente di Tokyo ha rivelato che fino ad oggi il trapianto di 13.000 coralli è costato due milioni di dollari, spesa destinata a salire vertiginosamente se si considera che nella barriera di Okinawa sarebbero decine di milioni i coralli da ripristinare. Nonostante questo, il funzionario resta ottimista, annunciando che un bilancio realistico dell’operazione potrà essere fatto solo tra qualche decennio, un periodo sufficiente per valutare la resistenza dei coralli giovani e per sperare in una riduzione dei costi a fronte di un ulteriore miglioramento delle tecnologie utilizzate.