Sexgeist di Valentina Vesti

8 marzo, 2013

Le scoperte di Newton

A Roma le donne del grande fotografo. Una lezione di erotismo

Dorme accanto a Marlene Dietrich, in vista del Wannsee. Ma non è per evocare uno Spoon River tedesco che voglio parlare di Helmut Newton. È che la mostra romana dedicata ai suoi nudi e alle sue disinvolte, mitiche modelle, aperta fino al 21 luglio, mi ha ricordato il mio primo incontro con lui (con la sua fotografia, intendo). Erano, per un servizio di moda, bikini a piena pagina, il territorio umano era compreso tra le spalle e i fianchi, il panorama era l’ombelico. La rivista che le pubblicava era la tedesca Twen. Era l’annata 1967, rilegata negli scaffali della libreria del nonno (lo dico perché non vorrei troppi equivoci sulla mia età).  In quelle foto di moda c’erano già tutte le vibrazioni e le tensioni che poi si sono scatenate dai corpi delle sue donne,  scolpite dalla luce. Avendone l’occasione, perdere ora la sua mostra sarebbe, più che un crimine, un errore, per dirla con Talleyrand. E un errore sarebbe anche fermarsi alle anatomie, perché non sta sulle epidermidi il senso di Newton per la donna. Sta nei portamenti. Evocano pensieri che in confronto le 150 sfumature sono Disneyland.

Helmut Newton
White Women / Sleepless Nights/ Big Nudes
6 marzo – 21 luglio 2013
Palazzo delle Esposizioni, Roma

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