
Julio Cesar, probabilmente il migliore del mondo (EPA/KIM LUDBROOK)
DIARIO DEI MONDIALI (ANSA) - JOHANNESBURG - Con i fucili della critica puntati addosso comincia il Mondiale del Brasile. Dunga, che quattro anni fa in Germania faceva il giornalista, ora ha cambiato ruolo e da ct i ‘media’ sono diventati suoi nemici.
L’ex mediano della Fiorentina, alla vigilia di Brasile-Corea del Nord, è diventato il commissario tecnico forse più detestato nella storia della Selecao, prima per le mancate convocazioni di Ronaldinho, Neymar e Ganso, ed ora per via della mania degli allenamenti a porte chiuse; polemica quest’ultima che ha avvelenato la vigilia dell’esordio mondiale. Dunga comunque ha cercato di spiegarsi.
”Gli allenamenti privati (li chiama così, ndr) - dice - ci sono serviti per provare molte volte gli schemi e le giocate senza avere tutta quella gente intorno. Per il Brasile è stata una cosa inconsueta, ma almeno vi ho dato qualcosa di nuovo da scrivere”. Il ct è tranquillo ”perche’ ogni decisione l’ho presa per il bene del gruppo”.
Nel quale lui non vede niente d’italiano, nonostante i trionfi del suo trio difensivo (Julio Cesar, Maicon, Lucio) con la maglia dell’Inter e la presenza dei romanisti e dell’ex icona milanista Kakà. ”Non direi che il Brasile si è italianizzato - sottolinea Dunga - ma piuttosto che sono le squadre italiane ad essersi brasilianizzate. Pensate all’Inter che ha il nostro capitano Lucio e gli altri: prima che ci fossero loro non vinceva la Champions da più di 40 anni”.
Sta per cominciare il suo primo Mondiale, quello in cui potrebbe eguagliare Zagallo e Beckenbauer, gli unici ad averlo vinto da calciatori e da ct, e Dunga rivela: ”Sento il brivido dell’emozione. Ho giocato tre Mondiali, ho alzato la Coppa nel 1994 ma l’emozione arriva sempre. Da allenatore le responsabilita’ sono maggiori - sottolinea - ma e’ piu’ grande anche la gioia in caso di vittoria”.
Contro una Corea del Nord ”molto chiusa, ma che si apre con veloci ripartenze”, si vedrà il suo solito Brasile, quello per il quale contesta la definizione di poco creativo: ”Da quando ci sono io abbiamo segnato più di cento reti incassandone 30, quindi cosa c’e’ di sbagliato?”.
A Dunga non pesa il fatto che il Brasile sia condannato a vincere: ”è una tradizione che ci portiamo dietro - dice - ma nel calcio non contano passato e futuro, solo il presente. Sara’ bene che i miei lo tengano bene a mente, perche’ in questo Mondiale le squadre asiatiche finora stanno facendo bene”.
Il Brasile è netto favorito, ma attenzione a non fare la fine di Grecia e Camerun con Corea del Sud e Giappone, sembra voler dire Dunga. E forse non ha torto, vista la spavalderia del ct nordcoreano Kim Jong Hun, che oggi, costretto dalle regole della Fifa, ha ritrovato la parola mostrandosi per la prima volta in pubblico. La squadra che allena finora si era nascosta perfino piu’ del Brasile, negandosi ai media e facendo rischiare l’arresto a chi ha tentato comunque di seguirla.
L’unico precedente della Corea del Nord al Mondiale e’ quello del 1966 in Inghilterra, e dopo aver fatto prendere a pomodorate l’Italia di Edmondo Fabbri, 44 anni piu’ tardi vorrebbe far arrossire di vergogna i brasiliani. Se così fosse, il popolo nordcoreano potrebbe vedere la partita, che per volere del ‘caro leader’ Kim Jong-il verra’ trasmessa (in differita) soltanto in caso di risultato positivo.
”So bene che il Brasile e’ favorito - dice il Kim commissario tecnico - ma nel calcio non sempre vincono i migliori. Faremo del nostro meglio, e non mostreremo solo calcio difensivo: non ci preoccuperemo solo di marcare, ma giocheremo sempre per i tre punti, perché vogliamo qualificarci per gli Ottavi. Il Brasile è forte, ma la forza mentale e la concentrazione possono riequilibrare una partita, e farci vincere”. Hai visto mai che ci scappa la clamorosa sorpresa…
(ANSA).
- Martedì 15 Giugno 2010
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Commenti
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Il 15 Giugno 2010 alle 21:57 lillo111 ha scritto:
bravi
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