
Carolina Kluft (AP Photo/Matt Dunham)
Anche dagli Europei di atletica di Barcellona un diario speciale dedicato alle immagini - giorno dopo giorno - delle atlete.
29 luglio
Oggi la copertina è per Carolina Kluft in una fase del salto in lungo femminile: la medaglia d’oro però è stata vinta da Ineta Radevica (Lettonia) anche lei presente nella nostra Gallery
- Naide Gomes
- 3000 Siepi
- Anna Jagaciak
- Anne Mollinger
- Carolina Kluft
- Carolina Kluft (AP Photo/Matt Dunham)
- Dana Velddakova
- Ineta Radevica
- Ineta Radevica
- Ineta Radevica dopo la vittoria nel salto in lungo
- Kseniya Ustalova e Kseniya Karandyuk
- Evgeniya Isakova
- Tremila siepi
- Layes Abdullayeva e Katarzyna Kowalska
- Stine Tomb
- Kristina Volfova
- Fabienne Kohlmann
- Liudmila Kolchanova - (AP Photo/Matt Dunham)
- Angela Morosanu
- Angela Morosanu
- Bianca Kappler
28 luglio 2010
La russa Olga Kaniskina ha vinto dominando la 20 km di marcia ai Campionati Europei di Atletica precedendo due sue connazionali sulle strade di Barcellona. La campionessa olimpica e due volte iridata ha tagliato il traguardo dopo 1h 27′44” di gara davanti ad Anisya Kirdyapkina (1h28′55”) e Vera Sokolova (1h29′32”). (ANSA).

Liudmila Kolchanova - (AP Photo/Matt Dunham)
- Mercoledì 28 Luglio 2010
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Il 20 Settembre 2010 alle 00:14 v.s.gaudio ha scritto:
LA PELLE-KLUFT E IL PONDUS-KUTT
di V.S.Gaudio
Carolina Kluft è quasi un tipo puro della razza nordica di Deniker, la razza Kirmica di Broca, che alla dolicocefalia, agli occhi chiari e ai capelli biondi abbina la pelle bianco rosata. E’ una longilinea mesomorfa dall’Indice Costituzionale pari a 50, quando pesa attorno ai 65 chilogrammi; quando pesa di più lo supera e l’Indice del Pondus naturalmente cresce, tanto che da 24 o 23 che è quello di base, può essere tra 21 e 20,cosa che, essendo il valore decrescente,le fa sfiorare, dal vallore “medio-alto”, quello “alto” [Altezza 178 – (peso 65 + 89 podice=)154=24; 178 –(66+89=)155=23; 178-(66+90=)156=22].
Il fascino di C.K. è dovuto alla “cavità”, che c’è nell’etimologia del suo nome, un po’ come avviene, in altro modo, per la Prezerakou, nel cui nome c’è lo stesso paradigma(e fanno tutt’e due salto in lungo!), e alla “consistenza in sé” della sua pelle(che è comune denominatore nel fascino femminile svedese, solo che la pelle della Kluft è differente dalla pelle “densa in sé” di Sanna Kallur).
La pelle densa in sé della Kluft è come se avesse qualcosa del “kluft”, questa “fenditura” che, in tedesco, può essere abbinata al “look”[difatti, “kluft”(da “klüfte) è sia “fenditura”, “crepa”,”abisso” che “look”, “vestiti”], come se fosse i corpo il vestito stesso; ha una curva sensoriale che rende il suo pondus mesomorfo dalla pelle bianco rosata ostinatamente patagonistico.
Ho detto “curva”, ed è questo che possiamo rinvenire nel suo esserci: in sanscrito, “kuti” è “curva”, con dentro la liquidità della “l” e la tenerezza sabbiosa di “ft”, che “fende” bagnata la carne di questo pondus, una sorta di patagonismo liquido che “taglia”(“lu”,verbo: “tagliare”, “dividere”) o “muove in qua e in là”(“lul”) o semplicemente “viola” e “afferra”(“lup”): la pelle-kluft, curva umida, che fende il fantasma del visionatore o poeta che ne coglie l’assolutezza patafisica.
Quando si capta questo in poche e determinate immobilizzazioni fotografiche della Kluft, viene svelato, o quantomeno sorpreso, ciò che non avrebbe mai dovuto essere rappresentato, e che nella sequenza normale anche di una gara non è mai visibile, è allora che la carne perviene all’incanto geografico del suo altrove, che ha determinazioni indecifrabili e illeggibili ma che fa entrare nella curvatura del tempo il desiderio del poeta, che ritrova il suo fantasma del “moudre-à-eau”, il pondus macinatore, non è che il poeta stia sentendo il suono “kutt”, che è lo schema verbale di “schiacciare”, “pestare”, “macinare” in tanto che in qualche modo il pondus della Kluft sia nello schema dell’”incurvarsi”, che è “kut”?
Il 20 Settembre 2010 alle 12:40 v.s.gaudio ha scritto:
LA FARETRA DI LYUDMILA KOLCHANOVA
di V.S.Gaudio
Arriva un momento radicale in cui si può realizzare la patagonistica nella sua assolutezza anonima, ci si fa “demone meridiano” quando qualsiasi ombra del proprio esserci viene annullata, è come se l’anima passasse al primo verticale del visionatore, questo poeta che sta aspettando che il personaggio facendosi figura passi al suo meridiano.
E’ in questa posizione che Lyudmila Kolchanova “giustifica”, “illustra” ed “esalta” la pienezza che ammette ogni abbandono, è come se fosse il sole nella sua posizione più elevata,non c’è ombra e la forma e lo spirito,l’anima, sono esorcizzati, c’è il patagonismo del proprio esserci, l’atleta colpisce al cuore il fantasma del poeta, non c’è nella radice del suo nome(Kolcian:leggi kalcian) la “faretra” di Diana, non ricorda Roger Caillois che i contadini chiamano quel demone di mezzogiorno delle credenze medievali russe Diana, chiamata Dzewana, per il rinvio a Giove, e Mazyana, per Marte, che, se andate a vedere, quando la Kolchanova immobilizza il vostro demone al meridiano stavano passando proprio Giove e Marte, i vettori della “giustificazione”, della “illustrazione” e della “esaltazione” per farsi “attrattore” fuori del comune, per svelare e circoscriverlo il segreto che è sempre quello dell’artificio: la Kolchanova così appare, nella sua evidenza folgorante, fa irruzione, è il luogo del nostro segreto, di tutto ciò che in noi non è nell’ordine della verità, è il luogo di chi ci sfugge, attraverso cui noi sfuggiamo a noi stessi, l’altro radicale che detiene in un solo istante tutto ciò che non ci sarà mai dato di sapere. E’ per questo che, come Atteone, sarà meglio non guardarla a lungo, cosicché non possa accorgersene e trasformarci in animale e lanciarci contro la muta dei cani al pasto?
Lyudmila Kolchanova è una longilinea quasi mesomorfa, ha in verità un indice costituzionale al di sotto di 50, che è quello da cui comincia lo stato mesomorfo, ma, in posizione nomale ed eretta, non lo raggiunge, lo assolutizza nella posizione radicale in cui il visionatore-Atteone la sorprende e la viola, quando la sua inafferrabilità si fa superba impassibilità, se potreste prenderle le misure in quella posizione son sicuro che avrebbe l’indice del pondus pari esattamente a 20. Perché? Perché 20 è il limite da cui comincia il valore “alto” del pondus, dopo la forchetta decrescente 26-21 che è il pondus “medio-alto”, c’è la forchetta 20-12 del pondus “alto”, che, in una longilinea ectomesomorfa, è quello del patagonismo assoluto.
Il 26 Settembre 2010 alle 10:01 v.s.gaudio ha scritto:
GANG-KAPPLER
Lo spunterbo allascato nell’andatura di Bianca Kappler
di V.S. Gaudio
Tra il “promontorio” di Kap e lo “spunterbo”, la “mascherina del calcagno” di Kappe, fino al “tagliare”, “recidere”, “potare” di Kappen, cosa passa nel salto in lungo della longilinea ectomorfa Bianca Kappler ?
Con un indice costituzionale al di sotto di 50 e un indice del podice medio, tra 31 e 27, se non debole, tra 36 e 32, Bianca Kappler è tutta dentro il paradigma del fascino che taglia o che pota di una longilinea ectomorfa alla Miele, il personaggio di Milo Manara.
Tra Marisa Miller e Charlize Theron, ha un po’ dell’iconicità dell’una e un po’ dell’ectomorfismo tenero dell’altra: dovrebbe avere anche lei un’andatura di traverso al galoppo, frutto di un corpo in cui la resistenza muscolare è “media” come quella cardiorespiratoria e la mobilità è “alta” quanto la capacità di rilassarsi.
Nell’andatura di traverso[halber Wind], il vento sferza il podice con un angolo di 90°; ma non si esclude che, anziché l’innesco artificiale di maneggio, la Kappler sia dotata, nell’allure, nel gang, dicono i tedeschi, di un surplus, di una Kappe, una mascherina, “allascata”, tra Wind querab e raumer Wind, artificio che rende più pigro e rallentato il galoppo.
Le sanguigno-amorfe vanno al passo così: come, d’altronde, il visionatore apprese guardando Claudia Schiffer.
Il 29 Settembre 2010 alle 03:48 v.s.gaudio ha scritto:
Il Bok-Radi o la Staranā-rāduga?
Il “fianco per amore di” o il “lato arcobaleno” di Ineta Radeviča
di V.S.Gaudio
La radice di Ради(rādi), che è la preposizione “per”, “in favore di”, “per amore di”, tanto che può far raggiungere Рāдость(rādas’t’), che è la “gioia” o un “avvenimento gioioso”, se non Рāдуӷа(rāduga), che è l’”arcobaleno”, insomma è dal lato dell’iridiscente e della letizia, come se fosse il paradigma dell’ospitalità o della lieta accoglienza, una longilinea ectomorfa dall’indice del pondus debole, 34 (sta tra 36 e 32 il pondus “debole”), ancora nell’ambito del corpo alla “Miele”, il personaggio di Manara, visto l’indice costituzionale che è 48.57(85×100:175=48.57).
Anche Ineta Radeviča, per la massa e la resistenza muscolare “media”, come la resistenza cardiorespiratoria abbinata all’”alta” mobilità e capacità di rilassarsi, ha un’andatura di traverso, una похӧдка(pahōtka), che, essendo бок(bok), che è maschile, è di “fianco”, su una linea laterale, da cui il suo pondus debole così mobile verticalizza l’ora del tuo fantasma, o se è сторонā(staranā), che è femminile, è di “lato”, dalla parte in cui il punto si scosta, si mette da parte per non essere visto, vedete come è così che il pondus debole della Radeviča vi incanta?
Il 11 Marzo 2011 alle 23:26 angelo41 ha scritto:
Bando alle ciance ed ai commenti “colti”; si tratta di un bel culo e, come tale, prescinde dalla razza di appartenenza.
Più sexi mi sembrano le giocatrici di beach volley, specie
quando di spalle indicano, con le dita, l’obbiettivo da raggiungere.