Blog

Il team, colonna portante di una startup

  • 15-01-2013
  • 12:58
    • Stampa
    • Vuoi inviare questo articolo a un amico?

Il team

Il team durante lo scambio di idee

Per dare vita ad una startup, la prima cosa da fare é costruire un team valido. Non c’é alternativa, tutti gli individualisti come me se ne devono convincere, smettendo di pensare di poter conquistare il mondo da soli, cosa assai ingenua. Se l’idea é la base di una startup, i componenti del team sono le colonne su cui si regge tutto il progetto, dal giorno uno.

Ma, si sa, dal dire al fare c’é di mezzo il mare. Nel momento in cui si costruisce un gruppo di lavoro ci sono tanti aspetti che entrano in gioco. Prima di tutto, le competenze di ciascun individuo, che devono compensare quelle degli altri. Questo non é affatto semplice: parlando di un team ridotto all’osso, nella fase molto iniziale di una startup ad esempio digitale, ci vogliono almeno una figura di business, la controparte tecnica, ovvero un programmatore che costruisca fisicamente la piattaforma online, e un art director, ovvero la persona che si occupa della creazione del logo, della grafica del sito e del design dei gadget. Il problema sorge nel momento in cui queste figure non rientrano nel proprio network di conoscenze. Se, ad esempio, si ha un background economico, si riscontreranno grosse difficoltá nel trovare qualcuno con un profilo diverso dal proprio (lo dico per esperienza personale). Una soluzione per risolvere il problema potrebbe essere la creazione di partnership tra incubatori di diverse universitá, ad esempio di economia, ingegneria, grafica ecc., cosí da far incontrare persone piú o meno della stessa etá e con una forte predisposizione alla creazione d’impresa. Altrimenti si é costretti a spargere la voce tra amici e conoscenti, sperando che a qualcuno venga in mente la persona giusta da consigliare.

E qui inizia il secondo problema, ovvero il feeling che scatta tra due individui nel momento in cui si conoscono. Si puó anche incontrare qualcuno con un profilo ideale “sulla carta”, ma, se non c’é da subito una forte empatia, é molto difficile (e un po’ rischioso) proporgli di entrare a far parte del progetto. In fondo, quando l’idea nasce nella propria testa, é come se fosse un po’ il proprio bambino, c’é il desiderio che ci lavorino solo persone che si ritengono speciali per qualche ragione.

Inoltre, é importante che ci siano una serie di valori comuni, una sorta di visione del progetto che guarda nella stessa direzione, altrimenti potrebbe diventare alquanto complicato sopportarsi almeno nove ore al giorno lavorando gomito a gomito, spesso sette giorni su sette. Questi valori potrebbero essere, ad esempio, un’alta propensione al rischio, il buttarsi di testa nelle cose e l’insana attrazione per parole come “aereo”, “trasferirsi”, “riniziare da zero”, “Berlino” e “Golden Gate Bridge”, giusto per citarne alcune.

Altro aspetto da non sottovalutare é il livello di internazionalitá di un gruppo di lavoro. E’ vero che un team composto da persone di diverse culture é piú creativo e dinamico di uno che invece vede al suo interno elementi provenienti dallo stesso Paese, se non addirittura dalla stessa cittá? Sicuramente il fatto di essere nati e cresciuti in contesti differenti puó essere un elemento a favore del network di contatti, della conoscenza di tecnologie giá diffuse dall’altra parte del mondo, di una visione piú approfondita dei competitors e di una percezione piú ampia dei bisogni a cui rispondere. E’ altrettanto vero che, se giá é difficile trovare le persone giuste tra i propri conoscenti, figuriamoci espandendo la ricerca su scala europea o mondiale.

Il gruppo é davvero l’ossatura di una startup, ció che permette al progetto di reggersi in piedi e camminare o, meglio ancora, correre. Un team valido puó portare anche un’idea mediocre al successo, perché avrá la capacitá di vederne i punti deboli e colmarli o di cambiare rotta se necessario, mentre un’idea geniale difficilmente conquisterá il globo terrestre se sostenuta da un team di medio livello, che si squaglia al primo ostacolo. E poi c’é il discorso non sottovalutabile degli investitori, che devono essere convinti fino in fondo delle persone a cui stanno per dare fiducia (e soldi).

Anche se si superano i sopracitati ostacoli, questo non vuol dire che il gioco sia fatto: arriveranno sicuramente scontri, arrabbiature, nervosismi e simili. Ma pazienza, almeno ci sono quelle famose colonne portanti grazie a cui iniziare a trasformare l’idea in realtá.