British Columbia, Canada: a tu per tu con i grizzly

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Se si parla di grizzly è impossibile non pensare alle avventure dell’Orso Yoghi nel parco americano di Yellowstone, anche se, nella realtà, la simpatia nei confronti dell’orso dei cartoni può trasformarsi in terrore di fronte a mammiferi in carne ed ossa in grado di arrampicarsi agilmente sugli alberi, di nuotare rapidamente e di correre veloci come cavalli, per quanto nei racconti dei cacciatori siano spesso descritti come animali che scelgono volontariamente di trascorrere la maggior parte del loro tempo a raccogliere foglie.

La curiostà di osservare gli orsi nel loro habitat naturale è stata sfruttata al meglio da Julius Strauss, un inglese che ha costruito alle pendici dei Monti Selkirks, nella regione canadese British Columbia, il Grizzly Bear Ranch, composto da non più di una manciata di casette di legno. Le valli attorno ai monti Selkirks sono oggi popolate quasi esclusivamente da orsi. Il Ministro dell’Ambiente del British Columbia stima che nel versante canadese abbiano trovato dimora circa 16.000 grizzly e 90.000 orsi bruni.

A sentire Strauss, avventurarsi nei sentieri di montagna alla ricerca degli orsi non è così pericoloso. Del resto, in Canada è raro che vengano registrati più di due casi di morti umane provocate dall’aggressione di un orso all’anno. Questo non significa che i turisti possono andare a cercare liberamente le tane dei grizzly. Strauss ha preparato un video informativo in cui spiega come distinguere l’attacco difensivo di un orso da quello offensivo. Inoltre, accompagna personalmente i visitatori durante tutte le escursioni, facendo in modo che il gruppo non superi mai le otto unità, e senza mai dimenticare lo “spray per orsi”, un composto al peperoncino non troppo diverso da quello comunemente utilizzato come strumento di autodifesa.

Chi ha soggiornato al ranch di Strauss racconta che trovarsi faccia a faccia con un grizzly sia un’esperienza straordinaria. È quasi impossibile muoversi nella foresta senza incontrarne nemmeno uno, e molti raccontano che dopo aver ammirato la bellezza e l’eleganza degli orsi in cattività non sono più riusciti a rimanere indifferenti allo sterminio perpetrato ogni anno dai cacciatori, che solo tra il 2007 e il 2008 ne hanno uccisi quasi 700 esemplari.

Quando New York era davvero nuova

Quando New York era davvero nuova
(Credits: Shelley Panzarella by Flickr)

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Si fa fatica a crederlo vedendo i suoi modernissimi grattacieli ma New York ha più storia alle spalle di quanto si creda. Basta un walking tour, un giro a piedi con o senza guida, e qualche spicciolo in tasca per rendersene conto. A partire dai musei. Il passato resusciterà senza farsi troppo attendere. Una sorpresa per chi invece si era limitato al caos senza fine di Times Square. Si scopre così che prima dei grattacieli e dello smog ad oltranza Manhattan era nel XVII secolo la Nuova Amsterdam, terra di mercanti olandesi e di affari, di conquiste da nuovo mondo e avventura, di schiavi e spezie. E che, prima ancora di essere Nuova Amsterdam, questa stessa terra ospitava gli indiani d’America con tutto il loro prezioso bagaglio di tradizioni e saggezza.
Il Museo della città di New York è la prima sosta: un video introduttivo vi racconterà la storia della fondazione dell’attuale metropoli fino all’attacco alle Torri gemelli. Ma sono soprattutto le collezioni del museo ad offrire una prima chiave per cominciare il viaggio indietro nel tempo. Le vetrine dei vari saloni raccontano infatti del traffico marittimo, vero ossigeno per lo sviluppo della città e delle sue trasformazioni urbanistiche nel corso dei secoli.
Da non perdere neanche la New York Historical Society, in genere ignorata dai circuiti più tradizionali e che è invece uno scrigno prezioso di informazioni d’epoca. Al suo interno il Centro Henry Luce III per gli studi di cultura americana espone oggetti d’epoca che ripercorrono le tappe principali della storia della città, come per esempio quelli che evocano la piaga del colera che colpì la Grande Mela nel XIX secolo. Tra i pezzi di valore conservati nelle sale della New York Historical Society c’è anche una poltrona usata nientedimeno che dal Presidente George Washington nella sua cerimonia di insediamento nel 1789 e la coda del cavallo che componeva la statua raffigurante il re Giorgio III distrutta a Bowling Green nel 1776.
Altra tappa da non perdere è il Lower East Side Tenement Museum, un palazzo composto da appartamenti del secolo XIX che ricostruisce la vita e le fatiche quotidiane degli emigranti europei nel sogno americano.
Se al piacere della scoperta individuale, poi, si vuole coniugare la scelta di una buona guida le escursioni organizzate da Big Onion sono un must: a fare da guida infatti i migliori dottorandi delle università della città. New York come la conoscono loro vale davvero un bel giro.

In crociera sul Nilo. Tra monumenti del passato e scorci di vita recente

Viaggio tra le antiche tradizioni del Cairo

Dai tempi dei faraoni, il fiume Nilo rappresenta la linfa vitale oltre che il simbolo dell’Egitto. Ecco perché per scoprire le bellezze del Paese è ideale attraversarlo in barca. Il punto di partenza migliore è la cittadina di Aswan, novecento chilometri più a sud de Il Cairo, famosa per la “Grande Diga” che si estende per 3.800 chilometri di lunghezza, 980 di ampiezza e 111 di altezza. Nei 125 chilometri di navigazione che separano Aswan da Luxor si concentrano alcuni dei principali tesori del Paese: i templi di Kom Ombo e di Edfu e la Valle dei Re. Sempre in questa zona, un antico piroscafo del 1917, l’SS Karim, un tempo proprietà di Re Farouk, è stato recentemente trasformato in un museo sull’acqua di ottoni, tek, bicchieri e decorazioni in vetro art deco.Oltre all’SS Karim veleggiano sul Nilo lussuosi alberghi galleggianti. Tra questi, il Sonesta St. Gorge I è famoso non solo per le nove suites presidenziali e per quella reale che ha ospitato persino il presidente Hosni Mubarak, ma anche per la bizzarria di cucinare utilizzando esclusivamente acqua minerale.

Sulle rive del Nilo scorre invece un paesaggio umano senza tempo: contadini con abiti rigorosamente di lino cavalcano asini che avanzano lentamente, i più giovani pescano in riva al fiume mentre le donne lavano i panni a mano tra le canne di papiro, all’ombra di palme e sicomori.

Risalendo il fiume, merita fermarsi a Kom Ombo per dare un’occhiata al tempio dedicato a Sobek, la divinità coccodrillo, simbolo della fertilità, ma il tempio meglio conservato del Paese è Edfu, molto simile ad una fortezza tappezzata da immagini di sovrani ritratti nell’attimo della consegna delle offerte a Horus, il protettore dei faraoni viventi. La visita più suggestiva resta quella della Valle dei Re. Qui, le gigantesche tombe dei faraoni vengono periodicamente chiuse per evitare che l’umidità ne deteriori le strutture, ma quella di Tutankhamen è sempre aperta, per permettere ai turisti di osservare da vicino il corpo mummificato del sovrano deposto nel lontano 1323 a.C.

Bike&go!, in bici nei parchi dell’Emilia Romagna

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Dal Parco dei Gessi bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa a quello fluviale regionale dello Stirone (a Salsomaggiore), dal Parco di Forlì e Castrocaro Terme a quello del Delta del Po o del Taro fino alla Riserva regionale del Fiume Secchia a Modena. Sette aree protette da scoprire, a suon di pedalate per immergersi nel verde dell’Emilia Romagna.
Rivolto soprattutto ai giovani tra i 14 e i 18 anni, ma aperto a tutti, è il progetto “Bike&go!“, promosso dalla Regione Emilia Romagna - DG Ambiente, nell’ambito dell’APQ Giovani del Ministero delle Politiche Giovanili e realizzato dal Comune di Cervia tramite la Fondazione CerviaAmbiente. Sette itinerari da percorrere in bicicletta per conoscere i parchi emiliani, dal 26 aprile al 24 maggio 2009.
Lo scopo è insegnare le sane abitudini ai ragazzi, che ricevono in regalo la guida sull’alimentazione In forma e felici (edizioni Carthusia) e sono seguiti nei percorsi da guide specializzate, che forniscono anche attrezzatura gratuita, se necessaria. In un connubio di benessere, sport e salvaguarda dell’ambiente, sono previsti anche ristori del palato con degustazioni di prodotti sani tra una pedalata e un tramonto nella natura.
Gli appuntamenti sono il 26 aprile per pedalare nel Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, a San Lazzaro di Savena (Bo) (23 km); 3 maggio Salsomaggiore Terme e Parco Fluviale Regionale dello Stirone (28 km); 10 maggio Forlì – Castrocaro Terme (25 km); 17 maggio riserva regionale “Casse di espansione del Fiume Secchia”, a Rubiera (Mo) (40 km); 17 maggio verso il Po di Goro e la sua foce (Parco del Delta del Po), a Mesola (Fe) (27 km); il 24 maggio al Parco fluviale regionale del Taro, Collecchio (Pr) (20 km); il 24 maggio a Sant’Alberto (Ra) – Casalborsetti (Parco del Delta del Po) (34 km).

Natura e misticismo: le due anime del Myanmar

le due anime del Myanmar
(Credits: Marc Veraart by Flickr)Dopo le proteste che per un paio d’anni hanno sconvolto il Myanmar, il Governo locale ha deciso di allentare la morsa sui visti turistici concessi agli stranieri sia per interessi di tipo economico sia per dimostrare che il Paese è ormai tornato alla normalità. Ecco perchè vale la pena, oggi, di volare in Myanmar per scoprire le abitudini e la storia di una Nazione che ha tanto da raccontare.

Il viaggio ideale parte dallo Stato di Shan, ad Est, dove, arroccato tra le montagne, si apre il lago Inle. Qui vivono gli Intha, una delle 130 minoranze etniche che popolano il Paese. Le palafitte degli Intha sono talmente alte da ricordare ragni dalle zampe lunghissime, sotto le quali vengono parcheggiate le barche da pesca che navigano grazie al “movimento sincronizzato di una gamba e di un remo”. Si tratta infatti di barchette di legno piccolissime su cui è posizionata una rete conica di legno e dove i pescatori restano in equilibrio su una sola gamba, usando l’altra per muovere il remo. Un paio di volte la settimana tutte queste zattere si riuniscono in un punto del lago per vendere il pescato, assieme a formiche essiccate, sigarette, foglie di betel da masticare e un tofu giallo limone.

Avventurandosi nei sentieri che attraversano la montagna a ridosso del lago si possono raggiungere i villaggi Pa-O (un altro gruppo etnico birmano), dove in una scuola che occupa solo una stanza energici docenti di inglese fanno del loro meglio per insegnare questa lingua a tutta la popolazione.

Se ci si trova in Myanmar, anche Mandalay merita un passaggio. Dopo Yangon, è la seconda città del Paese, oltre che l’ultima capitale prima dell’annessione inglese del 1885. Nel 1922 trascorse un anno a Mandalay anche George Orwell, traendone l’ispirazione per il suo racconto “Giorni in Birmania”.

A poche ore da Mandalay, spostandosi verso ovest, si arriva a Bagan, città storica fondata nel 1057 da Re Anawrahta. Qui, in poco più di quaranta chilometri quadrati si susseguono centinaia di templi e di stupe, in mezzo ai quali scorre il più grande fiume del Myanmar, l’Irrawaddy, che regala al sito un’atmosfera magica non così dissimile da quella che avvolge Angkor Wat, in Cambogia. Ma la stupa più spettacolare resta quella di Kyaiktiyo, a cinque ore da Yangon, costruita su una gigantesca roccia dipinta d’oro.

Arte e sapori, un’occasione per scoprire le Marche

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Scoprire le Marche e un lembo di Umbria in un unico percorso di eventi e iniziative gastronomiche legate alla parola, alla fotografia, al cinema e alla musica. Sarà questo il denominatore comune che unirà fino a luglio quattro città rinascimentali: Urbino, Pesaro, Senigallia e Gubbio (Perugia). Quattro città legate alla figura del duca Federico da Montefeltro, unite nel progetto culturale “Terra del Duca”, che ospiteranno da oggi fino a luglio la manifestazione “Tra arte e sapori 2009”. La kermesse terminerà il 26 luglio. A ispirare gli eventi proposti, quattro grandi personaggi della storia dell’arte marchigiana: Raffaello per Urbino, Gioacchino Rossini per Pesaro, il fotografo Mario Giacomelli per Senigallia e lo stesso Duca Federico per Gubbio. La città ducale propone un percorso tra pittura, letteratura e cucina rinascimentale. “Si parte dalla mostra di Raffaello fino alle letture di Paolo Volponi – spiega Lella Mazzoli, assessore al Turismo di Urbino - per imparare a gustare la crescia di Urbino, per la quale chiediamo il marchio dop”. Senigallia, invece, presenta un percorso tra fotografia e prodotti locali, tra cui la rinnomata cucina di pesce. “Il nostro sarà un percorso interessante – aggiunge Luana Angeloni, sindaco di Senigallia - caratterizzato da prodotti del territorio assieme alla fotografia dei luoghi cari a Mario Giacomelli”. Pesaro punta tutto su Rossini e l’opera lirica. “Il maestro – racconta Luca Pieri, assessore al Turismo di Pesaro - era anche un appassionato di cucina. Riproporremo i piatti cari al nostro compositore. L’appuntamento clou sarà il processo al Rossini Gourmet alla Villa Caprile”. Si inizia oggi a Pesaro (fino a domenica 29 marzo) con un viaggio alla scoperta dei piatti rossiniani nei vari ristoranti della città. Dal 4 al 13 aprile a Senigallia appuntamento con la mostra fotografica “Paesaggi di carne” (agli ex Macelli in piazza Manni) di Giovanni Ghiandoni. Domenica 5 aprile, si torna a Pesaro con la degustazione di vini e specialità dei quattro castelli che circondano la città. Dal 27 al 30 aprile a Senigallia, la manifestazione “Azzurro come il mare” è incentrata, invece, sui piatti di pesce locali. Urbino propone una combinazione tra cibo e parole con incontri e letture nei luoghi cari a Raffaello; previsti ospiti d’eccezione quali Massimo Raffaeli (18 aprile), Umberto Piersanti (2 maggio), Roberto Galaverni (30 maggio) e Claudio Strinati (11 luglio). La manifestazione si conclude a Senigallia con “Cucine di borgo” dal 24 al 26 luglio.

Giro del mondo ecologico, dalla lentezza del Laos al cargo per le Americhe

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Mumbay, foto del viaggio di Eddy Cattaneo

Guilin, Cina del sud. Dopo oltre sei mesi di viaggio qui ritroviamo Eddy, ora alle prese con piccoli problemi organizzativi, in attesa di capire quale sia il miglior modo per arrivare in America prendendo un cargo. Alle spalle ha lasciato il Laos, - “un altro mondo, fuori da tutto”, ci dice -, dopo una decina di giorni passati senza alcuna comunicazione e senza poter aggiornare il suo blog Mondoviaterra, diario di viaggio dove racconta con allegria e ilarità le sue avventure.
Partito da Recco il 15 settembre 2008, il “nostro” Eddy Cattaneo ha lasciato tutto per un giro del mondo ecologico in solitaria, via terra, evitando gli inquinanti aerei, e Panorama.it sta puntualmente seguendo il suo tragitto. E non è il solo. Anche Caterpillar, nota trasmissione di Radio2, presto farà intervenire in diretta il novello Phileas Fogg (venerdì 27 marzo alle 19.15); in realtà c’aveva già provato il 13 marzo ma senza successo: “Ero in attesa, sentivo la radio in diretta e il segnale è scomparso, probabilmente un fulmine ha colpito l’unico ripetitore della zona e ci siamo ritrovati completamente isolati” sorride Eddy.

Sguardo rivolto verso il Nuovo Mondo, dopo lo stato federato indiano del Rajasthan, dove lo avevamo lasciato, Eddy è passato per il Gujarat, l’immancabile Mumbay (Bombay), Fort Kochi e Varkala (stato indiano del Kerala), Kanyakumari e Chennai (stato indiano del Tamil Nadu), per poi lasciare l’India “nella maniera più morbida e salata, via mare”, imbarcandosi sul cargo container La Tiger Breeze verso la Malesia. E qui ecco Kuala Lumpur, e poi Singapore, dove “come ti muovi c’è una multa che ti aspetta”, e ancora Malesia a George Town, fino in Thailandia all’isola tropicale Ko Phi Phi, Bangkok e Chiang Mai, e poi Laos centrale e meridionale per arrivare a Yunnan e Guilin, ancora Cina. Prima si era lasciato alle spalle Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Russia, Kazakhistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, altre regioni della Cina, Pakistan, ancora India e Nepal. (Qui il suo percorso su Google Map).
Un contrattempo alla frontiera Thailandia-Laos, dove Eddy è arrivato con il visto scaduto da due giorni e per di più con data di scadenza 29 febbraio 2009: peccato che l’anno in corso non sia bisestile… Ma dopo alcune - e anche più di alcune - incomprensioni con i doganieri, la faccenda si è risolta.
Nel suo affascinante viaggio “a contatto con la Natura, senza bucarla dall’alto”, dopo aver già sperimentato
dai classici treno e bus (anche se una volta seduto sul tetto) ai marshrutka (furgoncini tipici nell’ex Urss usati per piccoli spostamenti), dal carretto trainato da un cavallo ai ciclorisciò all’elefante, ora alla strana lista di mezzi di trasporto può aggiungere ogni tipo di barca, dal barcone con veranda per un viaggio di due giorni lungo il Mekong dal confine con la Thailandia fino a Luang Prabang in Laos, alla barchetta che imbarcava acqua da tutte le parti per andare sulle isole al confine con la Cambogia, fino al rivertaxi! “E da Luang Prabang fino a Vientiane sono sceso in kayak!” esclama Eddy. “Poi ho affittato uno scooter per qualche giorno nel Laos centrale e ho preso uno sleeper bus zeppo di cinesi, con tre file di letti a castello (tre file in un bus!) con cinesini che russavano comodi comodi e tre occidentali rannicchiati nella specie di culla che ci hanno assegnato”.
Il suo palato ha sperimentato di tutto, dal Som Tam, ovvero insalata di papaya con peperoncino e lime, alla zuppa di noodle (vermicelli di riso), uova, verdura, peperoncino e trippa (per colazione!). “La pizza non mi manca per ora” ci dice, “ma sono sempre più convinto che il cibo italiano sia quello che preferisco”.
I suoi occhi sono carichi di esperienze ed echi di tradizioni secolari. In Malesia ha assistito al Thaipusam, la più spettacolare manifestazione induista del Paese, “talmente cruenta nei suoi riti masochisti da essere bandita anche nel tuttopermesso India. Body piercing mistico”, scrive nel blog. Della gente laotiana l’ha invece colpito “la lenta lenta lenta lentezza”: “Nessuno corre. Tutto è rallentato, in slow motion, come Bangkok in moviola”.
In Thailandia si è imbattuto in “donne-giraffe” moderne in blu jeans e t-shirt, Karen dell’etnia Paduang: “Ventiquattro anelli di ottone impilati a formare un tubo dorato alto una trentina di centimetri. Dentro c’è un collo”.
Tra questi luoghi lontani Eddy ha cercato di sfoggiare un po’ di cultura italiana (e anche un po’ di tecniche da latin lover?): “A Tham Khoum Khan in mezzo allo spettacolare paesaggio di montagne tutte tagliuzzate a sega ma assolutamente fuori dal mondo, nell’unico ristorantino locale, grazie al Ballo di San Vito di Capossela, ho cercato di insegnare la tarantella alla ragazza con cui stavo cenando tra le risate sue e dei gestori, sbagliando o inventando i passi… ma tanto loro la tarantella non la conoscono”.  E se la ride.

Chissà se intanto ci sono novità sul cargo per le Americhe… Lo sapremo nel prossimo appuntamento mensile, quando arriverà il consueto aggiornamento sul giro del mondo via terra.

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Singapore, foto del viaggio di Eddy Cattaneo

Alla scoperta dell’Antartide, un continente pieno di sorprese

Alla scoperta dell'Antartide: un continente pieno di sorprese

I mesi invernali sono in genere considerati i migliori per i viaggi in Antartide, quelli in cui i turisti possono approfittare del periodo dell’accoppiamento dei pinguini per fotografarli quando si corteggiano con voci stridule e mostrando un petto gonfio e prestante. Ma le tentazioni del continente bianco vanno ben oltre il fascino di questi graziosi animali dal portamento bizzarro e divertente. È il paesaggio che per primo supera qualsiasi immaginazione. Nella zona del Mar Weddell, blocchi di ghiaccio giganteschi galleggiano come grattacieli rovesciati lungo quella che viene comunemente chiamata Iceberg Alley. Spostandosi in kayak lungo la Baia Paradiso si possono invece osservare sculture di ghiaggio che ricordano archi, cigni e fiori di loto.

Se il continente bianco conserva ancora oggi storie e memorie degli impavidi esploratori che hanno cercato di esplorarlo nei secoli, il turismo è comparso da queste parti solo alla fine degli anni Sessanta, quando Lars Lindbald, esploratore americano di origini svedesi e fondatore della Lindbald Expeditions, vi accompagnò il primo gruppo di visitatori-esploratori.

Ancora oggi, per proteggere il delicato ecosistema locale, l’Associazione Internazionale dei Tour Operator dell’Antartide non permette di trasportare sul continente bianco più di cento turisti a viaggio. Numeri piccoli permettono di navigare su imbarcazioni di medie dimensioni, dalle quali è più facile osservare i movimenti della fauna locale. A molti piace ammirare i pinguini che saltano da un pezzo di ghiaccio all’atro per poi sprofondare sotto una montagna di neve se spaventati da una foca che nuota indisturbata nelle acque circostanti. Per non parlare del monitoraggio dei movimenti della balene nella famosissima Baia dei balenieri, o dell’opportunità di immergersi nelle acque geotermali del continente dopo essersi arrampicati su montagne di ghiaccio.

Sulle Dolomiti risalendo le piste da sci in elicottero

Heliski

Nonostante sia marzo e si intravveda qua e là un odor di primavera, sulle Dolomiti la neve non ne vuol sapere di venir meno. Per la gioia degli sciatori. E per gioia ulteriore degli stessi, soprattutto di quelli che non amano le file agli impianti di risalita o che sono appassionati di avventura, sulle montagne di Falcade c’è una nuova attrazione sportiva: un elicottero bello pronto per portare in vetta e dar poi la possibilità di solcare discese mozzafiato.
Tutti i week-end di marzo e aprile infatti, le piste delle Dolomiti si risalgono in elicottero. La Scuola di Sci e snowboard Equipe di Falcade per dare un arrivederci a questa stagione invernale porta la moda sportiva dell’Heliski, la pratica dello sci fuoripista e freeride che utilizza l’elicottero come mezzo di risalita. È possibile quindi “volare sopra le piste” per poi affrontare discese incontaminate con la guida esperta dei maestri della scuola di sci e guide alpine XMountain, per esplorare il paesaggio lontano dagli impianti sciistici.

Negli Stati Uniti ricordando Edgar Allan Poe

Negli States ricordando Edgar Allan Poe

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Era il 19 gennaio del 1809. Da quella data di nascita sono passati duecento anni e qualche settimana. Eppure il mito di Edgar Allan Poe e della sua letteratura, inquieta, nera, a volte definita dell’orrore, a volte gotica ma sempre impropriamente perchè ai geni non è possibile incollare etichette è più che vivo che mai. E adesso ispira anche nuovi itinerari che permettono di attraversare gli Stati Uniti con gli occhi lucidi e penetranti della sua scrittura. Per la cronaca i festeggiamenti in onore dell’indimenticabile autore de Il Corvo proseguono per tutto il 2009. Ognuno scelga, dunque, la sua stagione e troverà il calendario più adatto alla propria agenda.
Si può sicuramente cominciare da Boston dove Poe nacque anche se le biografie dicono che in realtà fu allevato e crebbe a Richmond in Virginia. E parlano poi di una maturità vissuta tra Baltimora, Filadelfia e New York. Insomma, le principali città d’America costruiscono la geografia di questo grande scrittore ed eventi ad hoc sono previsti ciascuna di esse. A Boston, il Boston College ospiterà conferenze di docenti accademici e esperti di Poe nonchè la presentazione di un film statunitense ispirato alla vita dello scrittore.
A Richmond da non perdere è un giro nel Museo Edgar Allan Poe che ospita una delle collezioni più importanti relative a colui che fu definito lo Shakespeare d’America.
A Filadelfia, invece, una sosta la merita il Sito Storico Nazionale Edgar Allan Poe, ospitato in una casa che lo scrittore affittò per anni.
Infine a Baltimora il prossimo 7 ottobre, data della sua morte avvenuta in circostanze misteriose, è in programma una cerimonia funebre in suo onore per dare a Poe quel funerale dignitoso che non ebbe. Un’occasione per un pellegrinaggio al primo sito della tomba dello scrittore vicino la chiesetta Westminster Hall, i resti furono infatti spostati in un altro cimitero della città nel 1875, dove ogni anno un visitatore misterioso lascia mezza bottiglia di cognac e 3 rose rosse.

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