Tra Gaeta e il Circeo, dove la villeggiatura ha fatto storia

Sperlonga, villa di Tiberio
di Daria Bianchi
La fascia costiera compresa tra la penisola del Circeo e quella di Gaeta - situata a metà strada tra Roma e Napoli - è sempre stata una delle destinazioni di villeggiatura privilegiate della penisola: lo raccontano numerosi reperti archeologici e antropomorfici.

Sarà che Omero, descrivendo nell’Odissea il regno incantato della Maga Circe (che sarebbe vissuta appunto ni pressi del Circeo), aveva reso questi territori famosi già otto secoli avanti Cristo, sarà per via della singolare orografia, dove tra le catene montuose degli Aurunci e Ausoni si aprono numerose pianure costellate di laghi che a loro volta finiscono in spiagge dorate e su un mare limpido, o sarà che arrivare in queste zone è comodo sia per i romani sia per i napoletani, ma qui la villeggiatura ha fatto storia.

Se si esclude la presenza dell’uomo di Neanderthal (il cui teschio è stato rinvenuto nella Grotta Guattari) che probabilmente non si trovava al Circeo per vacanza, già numerosi consoli, tra cui lo stesso Cicerone, trascorrevano il tempo libero da quelle parti. Due in particolare, Lucio Munazio Planco (I secolo d.C.) e Lucio Sempronio Atratino (73-20 a. C.) si sono addirittura fatti costruire i loro mausolei in cima al Monte Orlando che domina Gaeta, la ex repubblica marinara, punta opposta dell’insenatura, come a volersi garantire un soggiorno tranquillo in riva al mare, pure nell’al di là. L’imperatore Tiberio preferiva Sperlonga, al punto che da vivo si è fatto costruire una villa praticamente sulla spiaggia - i resti oggi sommersi, vengono spesso confusi con scogli - concedendosi il vezzo di una piscina privata ricavnata dall’antro di una grotta marina. La cosidette Grotta di Tiberio dove sono stati rinvenuti diversi complessi scultorei, tra cui l’accecamento di Polifemo, ora conservati al museo nazionale adiacente alla villa.

Appena nell’entroterra, in un angolo della bassa painura pontina, tagliata da 17 chilometri di spiaggia e tre laghi (lago di Fondi, Lungo e San Puoto, noto oggi per lo sci acquatico e in passato per la leggenda di aver inghittito ai tempi dei romani la città di Amyclae), si erge Fondi, un comune di pianta romana ma di impronta rinascimentale, che ha conosciuto il massimo splendore tra il ‘300 e il ‘500, quando Giulia Gonzaga, la bellissima contessa celebrata anche dall’Ariosto nell’Orlando furioso, qui diede vita e un vero e proprio circolo mecenatico. Dei signori rinascimentali oggi resta il castello che domina il centro storico, ma l’apprezzamento del litorale che oggi vanta una delle dune meglio conservate d’Italia, è un fatto recente, dopo le bonifiche delle paludi che dividevano la cittadina e la spiaggia, realizzate durante il fascismo.

Commenti

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Il 15 Luglio 2008 alle 15:38 dubliner ha scritto:

L’articolo rende decisamente giustizia della ricchezza e bellezza di queste zone!

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