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Antartide

Alla scoperta dell’Antartide, un continente pieno di sorprese

Alla scoperta dell'Antartide: un continente pieno di sorprese

I mesi invernali sono in genere considerati i migliori per i viaggi in Antartide, quelli in cui i turisti possono approfittare del periodo dell’accoppiamento dei pinguini per fotografarli quando si corteggiano con voci stridule e mostrando un petto gonfio e prestante. Ma le tentazioni del continente bianco vanno ben oltre il fascino di questi graziosi animali dal portamento bizzarro e divertente. È il paesaggio che per primo supera qualsiasi immaginazione. Nella zona del Mar Weddell, blocchi di ghiaccio giganteschi galleggiano come grattacieli rovesciati lungo quella che viene comunemente chiamata Iceberg Alley. Spostandosi in kayak lungo la Baia Paradiso si possono invece osservare sculture di ghiaggio che ricordano archi, cigni e fiori di loto.

Se il continente bianco conserva ancora oggi storie e memorie degli impavidi esploratori che hanno cercato di esplorarlo nei secoli, il turismo è comparso da queste parti solo alla fine degli anni Sessanta, quando Lars Lindbald, esploratore americano di origini svedesi e fondatore della Lindbald Expeditions, vi accompagnò il primo gruppo di visitatori-esploratori.

Ancora oggi, per proteggere il delicato ecosistema locale, l’Associazione Internazionale dei Tour Operator dell’Antartide non permette di trasportare sul continente bianco più di cento turisti a viaggio. Numeri piccoli permettono di navigare su imbarcazioni di medie dimensioni, dalle quali è più facile osservare i movimenti della fauna locale. A molti piace ammirare i pinguini che saltano da un pezzo di ghiaccio all’atro per poi sprofondare sotto una montagna di neve se spaventati da una foca che nuota indisturbata nelle acque circostanti. Per non parlare del monitoraggio dei movimenti della balene nella famosissima Baia dei balenieri, o dell’opportunità di immergersi nelle acque geotermali del continente dopo essersi arrampicati su montagne di ghiaccio.

In America del Sud a guardare le balene

In America del Sud a guardare le balene
In America del Sud è arrivata la stagione delle balene. In concomitanza con la primavera, le stagioni infatti in questa parte di mondo sono opposte a quelle europee, e fino a novembre, gli enormi cetacei provienienti dalle gelide coste antartiche scelgono queste acque per riprodursi, lasciandosi ammirare un pò ovunque, nei mari che bagnano diversi paesi del Centro e del Sud America. Bryde, Minke, Cuvier, Sei, piloto, capodogli pigmei non c’è che l’imbarazzo della scelta. Basta affittare una barca e insieme ad una guida del posto salpare alla ricerca dei punti migliori. Meglio se con un binocolo a portata di mano. I dati sono confortanti. Secondo l’IFAW, International Fund for animal welfare il whalewatching, appunto l’osservazione delle balene, solo lo scorso anno ha movimentato in tutto il mondo qualcosa come 2,4 miliardi di dollari.
Si può partire dalle onde della Repubblica Dominicana tra le più ambite dalle megapterae novaengliae, più conosciute dai locali con il nome di “ballenas jorobadas”, cioè balene con la gobba, a causa dell’arco che il dorso forma quando l’animale si prepara ad immergersi in profondità. Da non mancare la visita del corridoio marino a nord della Repubblica Dominicana, tra Samanà e Puerto Plata, un’area così importante dal punto di vista naturalistico che nel 1986 è stata decretata Santuario dei Mammiferi Marini.
E che il sogno delle balene sia a portata di mano anche dei viaggiatori meno abili lo dimostra il fatto che alcuni di questi cetacei non hanno problemi a muoversi anche molto vicino alla spiaggia, alcuni addirittura si spingono fino a 30 metri, rendendo il whalewatching tanto facile quanto divertente.
Da non perdere le coste della Colombia, in particolare quelle di Bahia Solano dove lo spettacolo è assicurato ogni stagione così come più a sud all’altezza di Maldonado e di Rocha in Uruguay e più a Sud ancora in Argentina nella Penisola di Valdés visitata ogni anno da circa 1200 balene. Proprio a causa della quantità di cetacei l’Argentina è considerata tra i paesi più ambiti per il whalewatching con circa 120 mila turisti a stagione. Infine le balene sembrano amare anche il paese della Samba. Praia do Forte e Caravelas sono i punti di avvistamento più importanti del Brasile.

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Diario antartico, ripensandoci a freddo, cioè al caldo. Da casa, insomma


Di Francesco Galanzino, testimonial di Greenpeace
Cari amici di Panorama.it,
sono tornato da una settimana e solo ora, dopo essermi rituffato nel lavoro, mi fermo e comincio a riordinare le idee. È stata una settimana durante la quale, poco per volta, il cumulo di sensazioni, di paesaggi, di respiri, di sudore, di emozioni, di pressioni, di paure, di gioia e di felicità accumulate nei 15 giorni del mio viaggio si è, poco a poco, sedimentato. Ora, lentamente ma naturalmente, ogni casella sta tornando al proprio posto e acquisisce una propria nitidezza, una propria fisionomia e un proprio peso.

Mi tornano alla mente i due giorni di navigazione al ritorno nello stretto di Drake, mi torna alla mente la sbandata della nave e l’acqua così vicina alle finestre della zona pranzo unitamente al frastuono delle stoviglie che si spaccavano, ai camerieri che scivolavano a terra, alle grida dei passeggeri che, scaraventati a terra, rotolavano come birilli da un lato all’altro. Della cabina, nido accogliente dove riparare durante i momenti di burrasca più forte, ricordo l’odore dei nostri indumenti da corsa messi ad asciugare e lo stridore dei graffi che gli iceberg, all’esterno, facevano allo scafo, come un gatto che giochi con il suo gomitolo. Le bandiere di ogni nazione rappresentata erano la boa da passare ad ogni giro, ci ricordavano che eravamo in gara con la neve che cedeva sotto i piedi costringendoci a spezzare il ritmo, a porre attenzione perché una storta avrebbe significato vanificare un’intera stagione, un sogno. Le montagne, massicce quinte, vere padrone dell’Antartide che partivano dal mare e i ghiacciai, serbatoio di vita per il Pianeta, che inesorabilmente scivolavano verso l’acqua. Il verso ridicolo dei pinguini, gli scherzi degli skua, il sonnecchiare delle foche, la voracità delle foche giaguaro…

La natura allo stato puro, indifferente alla presenza di noi temporanei, insignificanti intrusi in questo continente antiumano. Il blizzard, nemico feroce in grado di passare, con inesorabile tenacia, ogni strato di abbigliamento e colpire la pelle; solo la corsa ti può salvare dal freddo, correndo ti scaldi, correndo rimani per meno tempo alla sua portata.La linea del traguardo, lo striscione di Greenpeace trattenuto a stento agli strappi del vento, il pensiero a chi amo, le lacrime che gelano.
È finita! Ho completato un’altra pagina della mia vita. Sono proprio fortunato.
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Diario antartico, fine della corsa

www.4deserts.com/thelast desert. All photos courtesy of: Alexandra S. Morrison, Carolyn A. Schaefer, Christopher Lusher, Framewerkz, Clare L. Buttery, Derek T. Kwik, Erica Matson, Ian Adamson, Jamieson Baker, Lester Lim, Framewerkz, Lin Li-Wei, Mary K. Gadams, Masashi Fujisaki, Matthew A. Chapman, Michael A. Shoaf, Robin B. Postell, Tonya Degance.
di Francesco Galanzino, testimonial di Greenpeace
E’ finita!
Oggi tappone come ultima portata.
Scendiamo dalla nave alle tre di notte con un vento sferzante a 90 kilometri orari, mare ghiacciato e onde solidificate.
Le foche dormono pigramente.
Si corre, via!!
Vittoria di tappa!
Secondo assoluto in Antartide e Campione dei 4 Deserti!!

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Antartide: Francesco Galanzino e la sfida dell’ultimo deserto


Il campionato dei quattro deserti è alla sua ultima tappa. Dopo il Gobi in Cina, l’Atacama in Cile e il Sahara in Egitto, quindici duri e puri della corsa stanno per affrontare la penisola antartica.
Partiranno da Ushuaia, in Argentina, su una nave rompighiaccio che attraverserà lo stretto di Drake e li lascerà in Antartide. I numeri della competizione fanno rabbrividire, in senso molto poco metaforico. La gara sarà una maratona di 250 km in cinque giorni nel deserto più freddo della terra, con temperature tra i -10 e i -30, con un vento gelido a 40 km orari che farà percepire ancora più freddo.
L’atleta Francesco Galanzino è l’unico italiano a correre questa sfida, ed è anche molto ben piazzato: era arrivato secondo in Cina e in Egitto e terzo in Cile. Ma questa non è la sua prima gara al gelo. Ha già affrontato il Polo Nord, sempre quest’anno, e a chi gli chiede come affronta questa nuova sfida, risponde che non vede l’ora di sentire di nuovo il ghiaccio scricchiolare sotto i piedi: un’esperienza pazzesca. Speriamo solo che con gli occhiali vada meglio, perché l’altra volta gli si erano ghiacciate le ciglia ed era un’impresa già solo aprire e chiudere gli occhi.
Non è che faccia il corridore, di mestiere, Galanzino. Fa l’imprenditore e si occupa di impiantistica ambientale. E proprio perché ama così tanto la terra da volerla percorrere tutta, nella sua sfida lancia anche un messaggio. Se salvare il clima sta diventando una vera corsa contro il tempo, Galanzino vuole fare anche questa, e correrà portando alto lo stendardo di Greenpeace di cui è testimonial. Non solo: poiché con la partecipazione alla gara (principalmente con gli spostamenti aerei) Francesco causerà un’impronta ambientale, ovvero produrrà circa 6300 tonnellate di CO2, investirà in un progetto di efficienza energetica che preverrà il rilascio di altrettante quantità di anidride carbonica (nello specifico, l’avvio, in Africa dell’Est, della conversione delle lampade a kerosene in luci alimentate a energia solare). E poi userà soltanto cucchiai, forchette, sacchetti di plastica biodegradabili, e riporterà in Italia ogni suo rifiuto per riciclarlo.
Francesco Galanzino terrà un diario di bordo della sua avventura per Panorama.it.
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Le spedizioni degli Hurley

Sarà la più importante traversata del 2008.
In Antartide l’anno prossimo andrà anche una discendente del fotografo australiano Frank Hurley, uno dei pionieri dell’esplorazione antartica, sue le foto del celebre viaggio di Shackleton tra i ghiacci a bordo dell’Endurance. 32 anni, giornalista freelance e sportiva fino all’osso, Felicity Hurley Byrnes in realtà non è una neofita del continente bianco. Stavolta, però, ci andrà da sola con gli sci tentando una traversata che dovrebbe portarla dritta dritta al Polo Sud magnetico, dove il suo bisnonno invece non riuscì mai ad arrivare. Per prepararsi ha seguito un addestramento speciale in Norvegia.

Benvenuti in Antartide, una meta difficile ma non impossibile

[i](Credits: Ansa)[/i]
Il 2007 è per tutto il mondo l’anno polare internazionale, un’occasione importantissima non solo per gli scienziati che da anni conducono ricerche nei ghiacci ma anche per tutti coloro che non smettono di sognare nuovi spazi estremi da conquistare. L’Antartide, il continente bianco, l’ultimo continente ad essere esplorato, all’inizio del Novecento, oggi apre a tutti le sue braccia. E lo fa generosamente, senza far dimenticare però quelle che da sempre sono le sue insidie. Temperature che all’interno del continente possono raggiungere fino a meno 80 gradi, venti che raggiungono anche i 250 chilometri orari. Per non parlare poi dell’effetto “white out”, bianco totale, con tanto di allucinazioni simili ai miraggi che si verificano in pieno deserto. Se si è pronti a tutto questo perché il desiderio d’avventura e di conoscenza è più forte allora bisogna prendere carta e penna e darsi da fare. Eh sì, perché se fino a qualche anno fa l’accesso ai comuni mortali era interdetto e nel continente bianco ci si arrivava solo come ospiti di spedizione scientifiche oggi qualche possibilità in più c’è e non è detto che sia solo una questione di budget. Basta avere un curriculum.
Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), infatti, ogni anno organizza missioni nella base Zucchelli di Baia Terranova da ottobre a febbraio. Oltre agli esperti c’è spazio anche per personale non specializzato che però è utilissimo per la vita nei ghiacci, dalle guide alpine ai cuochi, ai medici. Se la domanda viene accettata e si è superata l’idoneità fisica, per avere l’ultimo ok bisogna sottoporsi ad un addestramento speciale: prove con il fuoco, nell’acqua e sui ghiacciai delle Alpi. Dopodichè il Polo Sud è ormai in pugno. Se si è, invece, parrucchieri, commessi, lavapiatti oppure scrittori ed artisti di talento si può fare domanda per la base statunitense di McMurdo, in funzione, a differenza di quella italiana, tutto l’anno. Il che significa quasi sei mesi di buio, in alcuni periodi 24 ore su 24. Per chi, invece, non ha voglia di faticare e vuole farsi solo una bella vacanza resta sempre la crociera. Ce ne sono sempre di più, partono dalla Patagonia o dalla Nuova Zelanda e l’attrezzatura è compresa nel pacchetto. L’emozione no. Quella in Antartide è sempre unica.

Ecco i VIDEO di YouTube

Un anno alla base americana:

Il video più divertente girato e montato nella base di McMurdo

La presentazione dell’Enea sulla base italiana

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