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Viaggio mozzafiato tra le onde di Shark Bay

Viaggio mozzafiato tra le onde di Shark Bay
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Con i suoi 1.500 chilometri di insenature, Shark Bay, lungo la costa occidentale dell’Australia, 850 chilometri a nord di Perth, riesce a sorprendere i viaggiatori più esperti e gli avventurieri più esigenti. Immaginare il paesaggio di Shark Bay è semplice: basta chiudere gli occhi e pensare a una distesa in cui il mare, il cielo e il deserto convivono insieme, creando una curiosa contrapposizione cromatica nei toni dell’azzurro, del turchese e dell’arancione.

Anche i rappresentanti dell’UNESCO sono rimasti talmente sbalorditi da questo paesaggio da scegliere di inserirlo tra i luoghi naturali tutelati come patrimonio dell’umanità. Nell’area di Shark Bay convivono almeno 323 specie di pesci, 218 di molluschi bivalvi, sette animali marini, 230 uccelli, 37 mammiferi e un centinaio di rettili. Quanto basta per renderla un paradiso dal punto di vista della varietà della fauna.

Come sempre, i mammiferi che i turisti riescono a vedere più da vicino sono i delfini: al Monkey Mia, uno dei resort più famosi di Shark Bay, è possibile entrare in acqua per dare dai mangiare ai mammiferi marini. Il pasto dei delfini viene servito in tre diversi momenti della giornata, ma il più affollato è quello del mattino.

Impossibile lasciare Shark Bay senza aver provato l’Aqua Rush Tour: 80 miglia nautiche (148 chilometri circa) di navigazione a una media di 90 chilometri orari con una piccola barca spinta da due motori da 225 cavalli. In realtà, l’Aqua Rush Tour non è sempre così mozzafiato come viene descritto. Se il mare è calmo, si trasforma in un percorso divertente e pur sempre rapidissimo, ma con poche emozioni forti. Se invece l’oceano è mosso, lascia nei turisti un ricordo indelebile. Dopo aver incrociato delfini, gabbiani, tartarughe e balenottere, e prima che la guida attracchi in un’isoletta nel bel mezzo della baia per gustare una tazza di te’, capita spesso che l’imbarcazione su cui si spostano i turisti venga travolta dalle onde. Non è pericoloso se la guida conosce a memoria tutte le insenature di Shark Bay, ma chi vi si trova immerso per la prima volta si sente perso nel momento in cui viene spintonato e poi guidato da un’onda gigantesca che non può controllare in alcun modo. Provare per credere.

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Alessandro e Laura, avvocati di Monza, quest’anno vanno a Bondi Beach, Australia. Guglielmo parte da Padova verso Ormond Beach, Florida. Carlo, pensionato di Monterotondo, è in viaggio per il Massachussets. Fiorella e Leonardo, architetto e insegnante romani, sono già in Oregon e da lì proseguiranno direttamente per la California, come Kim e il marito che dalla Toscana raggiungono le coste californiane per fare surf.
Prima di deprimervi comparando queste esotiche destinazioni alle vostre, aggiungete che per le persone citate il soggiorno è praticamente a costo zero. Perché in cambio hanno messo a disposizione le loro abitazioni, aderendo a un programma di home exchange, lo scambio di casa così popolare negli Usa (ricordate il film L’amore non va in vacanza?) e oggi in crescita esponenziale in Europa.
Non pensate che per ottenere uno scambio serva lasciare le chiavi di una lussuosa magione nel centro di Milano, di fronte al Battistero di Firenze o in Piazza Navona; le abitazioni nell’hinterland milanese, ad esempio, o in generale nelle periferie delle grandi città sono richiestissime, basta che siano vicine ai mezzi pubblici o all’autostrada, come spiega Annalisa Rossi di Homelink: “Appartamenti a Cinisello Balsamo o Segrate, per dire, sono molto gettonati. Soprattutto da statunitensi o australiani; per loro l’Europa è piccola, non importa dove risiedono, sono pronti a fare centinaia di chilometri al giorno per visitarla”. Non solo: secondo Scambiocasa.com, l’Italia è al primo posto nella top ten delle destinazioni più ricercate: il nostro bilocale tanto vituperato potrebbe rivelarsi un vero tesoro come merce di scambio per ottenere un delizioso cottage inglese o una casetta sulla spiaggia in Algarve.
Normalmente la vacanza-scambio è di due settimane per destinazioni vicine e fino a 4 per posti più lontani; gli iscritti fanno in media 4 scambi all’anno, ferie permettendo. I prezzi dell’iscrizione variano tra i 70 e i 110 euro all’anno circa, a seconda del servizio.

Ma perché scegliere uno stile di vacanza così alternativa? Chi lo fa da anni risponde che è molto più intimo e familiare avere a disposizione una vera casa e non un’anonima stanza d’albergo; spesso poi gli amici dei residenti sono pronti ad aiutare i nuovi arrivati con consigli e suggerimenti, o a organizzare serate ed escursioni. In più la casa di proprietà non resta mai incustodita e si lasciano animali domestici (o piante da annaffiare) i nuovi ospiti possono provvedere. Se ci sono bambini, poi, contare su un vero appartamento arredato con tanto di balocchi e Dvd di cartoni animati è quasi indispensabile; ma è importante anche far vivere a loro un’esperienza di vita diversa. Rosanna ad esempio, circa quarant’anni, un marito e due figli di 15 e di 17 anni, ha messo a disposizione la sua casa di Bologna, non centralissima ma vicina alla ferrovia, ed è partita per la Norvegia, in un paesino nelle vicinanze di Trondheim. Lì la famiglia ha vissuto come in una fiaba, in una casa nel bosco, con tanto di pesca di salmoni da cuocere alla brace, come racconta Gaby Zanobetti di Intervac, che ha organizzato lo scambio.
C’è anche chi si avvicina all’esperienza a piccoli passi, come Speranza che, per ora, ha messo a disposizione solo la seconda casa a Lucca e con marito e due figlie è volata prima a Nerja e poi ad Altea, due paesini di pescatori nella costa sud spagnola. “Nonostante mio marito non si fidasse molto, è stata un’esperienza che ha superato le aspettative. Chissà che in un prossimo futuro non troviamo il coraggio di scambiare anche la prima casa…”, ipotizza.
E ovviamente non manca la versione extralusso: Home Exchange Gold tratta solo abitazioni da sogno, nei posti più esclusivi del mondo. Per 500 dollari all’anno (circa 360 euro), tanto costa l’iscrizione, si può provare l’ebbrezza di vivere in case spettacolari, arredate con gusto, con vista mare, parco o piscina privata.

Il trailer italiano di L’amore non va in vacanza, basato sullo scambio di case.
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L’intervista a un portavoce di Home Exchange, leader negli Usa.
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Slh, ovvero la guida agli alberghi intimi ma di lusso

[url=http://www.slh.com/lebua]Dominando il Chao Phraya River nel cuore della città [/url]<br> Thailandia<br> State Tower, 1055/111 Silom Road, Bangrak, Bangkok 10500<br> [i](Foto: SLH)[/i]

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Basta sfogliarla appena per respirare un clima di dorata evasione e pensare di programmare una partenza al volo. Nel relax, tra ogni agio immaginabile, in un angolo discreto di paradiso in terra. In hotel di eccellenza che valgono da soli la vacanza. La guida agli Small Luxury Hotels of the World riunisce 400 dei migliori hotel del mondo, contraddistinti dal marchio SLH (appunto, Small Luxury Hotels of the World, sinonimo di hotel di lusso), suddivisi per paese di riferimento nei cinque continenti. Ogni pagina è dedicata a una struttura, con relative immagini, descrizione dei comfort offerti, informazioni sulle tariffe e una selezione delle attività e proposte locali (in inglese). È disponibile anche in versione digitale sul sito del network SLH, organizzazione no profit di proprietà di tutti gli hotel membri, che effettua accurate indagini e valutazioni, esaminando tutti gli aspetti dell’ospitalità alberghiera, prima di accettare nuove richieste di membership.

La meta per la propria vacanza di lusso? Ci si può sbizzarrire: sul bordo del cratere del vulcano semi-sommerso a Santorini, in Grecia, se si sceglie l’hotel Chromata; vista speciale sul Mar Egeo e sulle isole Cicladi, al San Montano di Ischia. Una cena spettacolare con gli occhi a spaziare su Bangkok dall’alto, al ristorante Sirocco - il più alto con dehors del mondo - del Lebua at State Tower, situato al 63° piano della torre.
Castelli fiabeschi? Allora il Thorngrove Manor ad Adelaide, in Australia. Per un elegante maniero, invece, l’Isle of Eriska Hotel, Spa & Island a Oban, in Scozia, dove sono state girate molte delle scene della saga di Harry Potter.

[url=http://www.slh.com/eriska]In un'isola privata tra le Highlands[/url]<br> Scozia<br> Isle of Eriska, Benderloch By Oban, Argyll PA37 1SD<br> [i](Foto: SLH)[/i]</p> <p>

La guida presenta anche suite care al mondo del jet set, dove potersi ritirare nella garanzia del riserbo: al Sanctuary on Camelback Mountain, in Arizona, con panorama sulla Paradise Valley, l’ingresso può avvenire tramite entrate riservate, con check-in espletabile direttamente nella dimora privata dell’ospite. Coloro che soggiornano al Rania Experience, alle Maldive, sono gli unici residenti di un’isola privata esclusiva. I cottage dell’Esencia, in Messico, permettono di ospitare anche un ampio entourage di guardie del corpo e staff.

[url=http://www.slh.com/rania]Isola e yacht privati nelle Maldive[/url]<br> Maldive<br> Faafu Atoll<br> [i](Foto: SLH)[/i]

E ancora hotel con spa con trattamenti esclusivi, da scrub con zucchero d’acero a bendaggi con il Merlot; piscine che si affacciano a picco su scogliere confondendosi con il blu del Mediterraneo o aprendosi a panorami dalle incantevoli tonalità dei rossi del deserto d’Arizona; paesaggi di campagna o parchi con piante secolari in un silenzio indisturbato. Non solo alberghi di lusso, ma anche integrati nel contesto naturale in cui si trovano.
37 sono le strutture italiane a far parte di SLH, presenti nelle principali città (Roma, Venezia, Napoli, Torino) e in paesaggi di mare o nel verde, da Capri e Portofino alla Toscana, Umbria e Alta Badia. Perché, come dicono alcuni ospiti degli SLH, “la vita è troppo breve per passarla in hotel scadenti”.

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Vacanza studio? Se non l’avete ancora scelta ecco qualche consiglio


La novità di quest’anno sono i corsi di lingua e cultura araba in loco. E la corsa del cinese che si sta imponendo sempre di più anche tramite soggiorni studio come quelli dell’Istituto Confucio, ente ufficiale dell’insegnamento all’estero. Ma visti i dati sconfortanti secondo i quali solo il 41% degli italiani parla una lingua straniera, forse è il caso di riportare l’attenzione sulle lingue europee, troppo spesso date per scontate e altrettanto sovente misconosciute. Magari con un viaggio, ma che non sia verso le solite capitali che ormai, grazie ai voli low cost, sono straviste.
Con EF (Education First) si impara l’inglese sotto il sole della California, a Santa Barbara e Redondo Beach. Con Language Studies International si va down under, ossia in Australia, a Brisbane e in Nuova Zelanda a Auckland e Christchurch. Australia Alternativa organizza corsi di due settimane minimo a Sidney e Melbourne.
Meglio lo spagnolo, quarta lingua più parlata al mondo e in continua ascesa? Si può studiare fra Ande e Amazzonia a Quito, in Ecuador, con l’Instituto Superior de Español. O anche a Puerto Ayora, nelle isole Galapagos. A Cuba si possono unire i verbi irregolari della lingua di Cervantes ai passi di salsa con Sprachcaffe. Cactus Language fa lo stesso a Trinidad, gioiello coloniale tutelato dall’Unesco e Santiago, capitale dell’Oriente e patria del son. Lezioni in spiaggia sotto una palapa, il tipico ombrellone coperto di foglie di banano, a Playa del Carmen, nella Riviera Maya. E volendo con International House si imparano anche le basi della cucina messicana per copiare enchiladas e fajitas.
Il prestigio internazionale del francese è un po’ offuscato, ma resta sempre l’idioma più romantico. Soprattutto se imparato sul mare cristallino della Guadalupa, dove Média Langues Caraïbes offre corsi di lingua (ma anche di cucina e cultura creola) a Sainte-Anne, nella costa meridionale. Les cours d’école fa lo stesso in Polinesia a Papara, circa 30 chilometri dalla capitale Papeete.
Per imparare o rinfrescare il tedesco questa estate si può fare una puntata a Bruxelles, che festeggerà alla grande il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma (qui il calendario degli eventi) con corsi estivi proposti dal Goethe-Institut. Oppure unire le lezioni di lingua al relax nei centri benessere fra i più belli d’Europa, quelli austriaci: proposte da Salisburgo a Graz fino a Vienna su Campus-Austria. Più trendy la Namibia che, dopo la nascita della primogenita Pitt-Jolie, Shiloh, è stata scoperta dal turismo di massa. Ma non tutti sanno che il 30% dei suoi abitanti, soprattutto nella zona di Windhoek, parla tedesco. La sede del Goethe-Institut è proprio a Windhoek e offre corsi intensivi di un mese.

Sul web:
Le lingue all’estero
Language learning

Fraser Island, l’isola australiana dei record

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/peterjoel/85385192/]peterjoel1[/url] by Flickr)[/i]
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L’Australia è un continente che si sente alla periferia del mondo. Soffre del complesso di inferiorità di trovarsi lontano da tutto e anche di essere tanto grande eppure contare così poco a livello di geopolitica. C’è una popolazione di 20 milioni di abitanti su un territorio grande una volta e mezzo l’Europa, che ha bisogno di darsi importanza. È per questo che qui ogni 100 chilometri trovi l’annuncio di un primato: la spiaggia più lunga dell’emisfero sud, l’acquario più grande dell’emisfero sud, il ragno più velenoso dell’emisfero sud.
Insomma, nell’emisfero sud non la batte nessuno. Ma l’Australia detiene anche alcuni primati mondiali. Uno di questi è costituito da Fraser Island, l’isola di sabbia più grande del mondo, partimonio universale dell’Unesco dal 1992, che si trova davanti alla costa di Harvey Bay, nel Queensland. La caratteristica saliente del posto è che non esistono strade. Quella che chiamano highway, autostrada, è in realtà una lunghissima spiaggia, per poterla percorrere bisogna tenere d’occhio le maree. L’isola si può girare solo in 4X4, meglio se in tour organizzati con guide esperte che ti raccontano tutto del posto e sanno come evitare di impantanarsi tra le dune.
Fraser Island, come del resto gran parte dell’Australia, è piena di animali velenosi o comunque pericolosi, contro i quali le guide non mancano mai di metterti in guardia. Non bisogna dare nulla da mangiare ai dingo, cani selvatici che possono attaccare l’uomo, e se ne incontri uno (sull’isola ce n’è in tutto circa un centinaio) è bene non dargli le spalle per fuggire perché ti inseguirebbe: mantieni la calma. Attenzione a non calpestare i serpenti (ce ne sono ben sei tipi) e non sognarti neanche di fare il bagno nello splendido mare dell’isola: è infestato di squali . Basta fare una passeggiata sul promontorio di Indian Head per rendersene conto; guardando il mare dall’alto le silhouette degli squali si vedono e la voglia di tuffarsi passa subito.
Ma perché allora uno dovrebbe prendersi il disturbo di andare fin lì? Perché è un’isola insolita e meravigliosa, con una vegetazione lussureggiante, piena di laghi stupendi, come il Mc Kenzie e il lago Wabby, dove è possibile fare il bagno in acque cristalline, e moltissimi creek, torrentelli d’acqua dolce che si addentrano nella vegetazione dell’interno. Il lago Wabby sta per essere lentamente inghiottito dalle dune di sabbia, quindi affrettati, fra qualche anno potrebbe non esserci più.
Vale assolutamente la pena fare un giro in aereo sull’isola: è l’unico modo per apprezzarne i contrasti e le bellezze spesso nascoste tra le dune. Tra agosto e settembre il tratto di mare che separa l’isola dalla terraferma si riempie di balene, facendo di questo posto, ebbene sì, la capitale mondiale del whale whatching.
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[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/peterjoel/85386797/]peterjoel1[/url] by Flickr)[/i]

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