
Dal Parco dei Gessi bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa a quello fluviale regionale dello Stirone (a Salsomaggiore), dal Parco di Forlì e Castrocaro Terme a quello del Delta del Po o del Taro fino alla Riserva regionale del Fiume Secchia a Modena. Sette aree protette da scoprire, a suon di pedalate per immergersi nel verde dell’Emilia Romagna.
Rivolto soprattutto ai giovani tra i 14 e i 18 anni, ma aperto a tutti, è il progetto “Bike&go!“, promosso dalla Regione Emilia Romagna - DG Ambiente, nell’ambito dell’APQ Giovani del Ministero delle Politiche Giovanili e realizzato dal Comune di Cervia tramite la Fondazione CerviaAmbiente. Sette itinerari da percorrere in bicicletta per conoscere i parchi emiliani, dal 26 aprile al 24 maggio 2009.
Lo scopo è insegnare le sane abitudini ai ragazzi, che ricevono in regalo la guida sull’alimentazione In forma e felici (edizioni Carthusia) e sono seguiti nei percorsi da guide specializzate, che forniscono anche attrezzatura gratuita, se necessaria. In un connubio di benessere, sport e salvaguarda dell’ambiente, sono previsti anche ristori del palato con degustazioni di prodotti sani tra una pedalata e un tramonto nella natura.
Gli appuntamenti sono il 26 aprile per pedalare nel Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, a San Lazzaro di Savena (Bo) (23 km); 3 maggio Salsomaggiore Terme e Parco Fluviale Regionale dello Stirone (28 km); 10 maggio Forlì – Castrocaro Terme (25 km); 17 maggio riserva regionale “Casse di espansione del Fiume Secchia”, a Rubiera (Mo) (40 km); 17 maggio verso il Po di Goro e la sua foce (Parco del Delta del Po), a Mesola (Fe) (27 km); il 24 maggio al Parco fluviale regionale del Taro, Collecchio (Pr) (20 km); il 24 maggio a Sant’Alberto (Ra) – Casalborsetti (Parco del Delta del Po) (34 km).

Girare a piedi o in bicicletta in tutta tranquillità per Napoli si può. Basta sfruttare le domeniche ecologiche.
Nella missione impossibile di fare godere la città ai suoi abitanti e ai turisti senza lo stress, lo smog, i clacson e il traffico è riuscita l’Anea (Agenzia napoletana energia e ambiente) in collaborazione con gli assessorati all’ambiente e al turismo. Secondo Michele Macaluso, direttore di Anea, “si potrà osservare la città con il giusto ritmo: quello lento della bicicletta o della passeggiata a piedi, guardandola con gli occhi di chi non deve fare altro che viverla, per un giorno o poche ore, senza la fretta delle giornate usuali”.
Nelle domeniche ecologiche del 28 ottobre e del 18 novembre si può scegliere tra due percorsi verdi organizzati, con guide in italiano e in inglese.

La visita con il trekking urbano dura due ore e mezza. Si sale alla Certosa di San Martino, ci si ferma ad ammirare la vista panoramica e poi ancora scalinate, naturalmente, altrimenti che trekking sarebbe? La scala pedamentina e Corso Vittorio Emanuele con la scala vanvitelliana. E infine la visita al “cuore della città”, Montesanto.
La ciclopasseggiata invece, che si definisce “facile con qualche salita moderata” parte dal negozio che offre ai turisti le sue biciclette e fa tappa in tutti i luoghi più importanti e noti della città: Castel dell’Ovo, Piazza Plebiscito, il Maschio Angioino e altri ancora fino ad arrivare al Parco di Capodimonte.
Napoli vuole rendersi competitiva con le città del nord in quanto a turismo sostenibile e offre a tutti, gratuitamente, una buona occasione per conoscerla immersi in un’atmosfera diversa.
La domenica 23 settembre è stata la prima prova per “Come ti giro Napoli?” (qui le informazioni in file pdf). I quaranta turisti divisi nei due gruppi (a piedi o in bicicletta) hanno apprezzato anche i “fuori-programma”: le canzoni napoletane suonate da artisti locali sulla scalinata e i taralli, offerti con rigoroso accompagnamento d’acqua fresca per la giornata più sportiva del capoluogo campano.

Rispetto a Londra e Parigi, signore blasonate del vecchio Continente, fa sempre la figura della ragazza impertinente. Perché cambia abito a ogni quartiere e può essere di volta in volta simbolo dell’avanguardia architettonica internazionale, culla della patria guglielmina, manifesto della cultura underground, avamposto turco dell’Unione europea. Ecco perché è l’ideale da girare in bici, guardandosi intorno a ogni angolo di strada. Le piste ciclabili sono ovunque, quindi potete anche farlo in estrema sicurezza. Anche grazie al bike sharing.
Come si fa
In città funziona un comodissimo sistema di bike-sharing: in tutte le piazze principali trovate delle bici che potete prendere mandando un semplice sms (occorre solo essersi registrati prima sul sito della DB e pagare con la carta di credito). Costa 8 centesimi al minuto ma per le 24 ore spenderete al massimo 15 euro. Quando non vi serve più, non avete che da lasciarla in un crocevia o nella piazza del centro che vi è più comoda, bloccandola con il codice che vi è stato dato per aprirla.

Se preferite invece un modo più tradizionale, trovate un rent-a-bike in ogni polo turistico principale (costa circa 12 euro per tutto il giorno). Se infine non vi passa neanche per l’anticamera del cervello di pedalare, ma volete godervi la città sulle due ruote potete anche prendere uno dei bici-taxi che affollano la città (15 euro per 30 minuti con tanto di guida turistica).

Dove si va
Si parte da Potsdamer platz (il futuro) e si arriva ad Alexander Platz (il passato). In mezzo c’è il Reichstag, l’isola dei Musei, gli Hackesche hôfe, il memoriale dell’Olocausto, il Tacheless (il presente). Qui c’è il percorso di quello che non si può perdere in questo daytrip:
Prendete una mappa turistica (quella in cui sono segnalati i monumenti, per capirci). Si parte da Potsdamer platz e lì si torna (è un percorso ad anello). Potsdamer Platz, Biblioteca nazionale, Neue national gallery, Filarmonica di Berlino, Il memoriale dell’Olocausto, Porta di Brandeburgo, Reichstag, Oranienburger str., Hackesche hôfe, nuova sinagoga, Tacheless, Unter den linden, Isola dei musei, Alexander platz, monumento della Vittoria, Tiergarten, Potsdamer platz.
Quanto ci si mette
Ore 10. Potsdamer Platz (tempo stimato per la visita: 1 ora). Da vedere con il naso all’insù.
Ore 11. Biblioteca nazionale, Neue national gallery, Filarmonica di Berlino (30 min). Dalla bici il colpo d’occhio è fantastico.
Ore 12 . Il memoriale dell’Olocausto (tempo stimato per la visita: 1 ora). Emozionante, fuori e dentro.
ore 13.15. Reichstag e dintorni. (1 ora). Sede del governo e tour dei principali luoghi istituzionali della capitale tedesca. Bellissima la ciclabile sul lungofiume Spree.
ore 14.30. Porta di Brandeburgo e Unter den Linden (30 minuti). Sulle due ruote il viale più famoso di Berlino è ancora più affascinante.
ore 15.30. Si prende Friedrich str. e si arriva in Orianenburg str.: qui ci si può riposare agli Hacksche hofe (1 ora). Uno dei posti più glam della capitale. Un salto nell’Art Déco tra fashion designer e creativi di tutte le risme.
Ore 16.30. Sempre in Orianenburg: nuova sinagoga, Tacheless (1 ora). Dal tempio al centro sociale: il mix and match perfetto per il quartiere più cool di Berlino.
Ore 18. Si torna su Unter den linden all’Isola dei musei (30 min):Pergamon museum, Alte National galerie, università Von Humboldt. In sella, guardando la sequenza in velocità.
Ore 19. Alexander platz (30 min). Qui si mangia il bratwurst più buono di tutta Berlino alla bancarelle. E se siete fortunati, c’è anche un mercatino di libri usati. Una pedalata di 10 min in Karl Marx Allee. Per vedere che Berlino est è rimasta Berlino est.
19. Monumento della vittoria e pedalata nel parco di Tiergarten verso Potsdamer (20 minuti).
19.30. Lasciate la bici in Potsdamer Platz e scendete di sella.
- Tags: bicicletta, Borghetto, bosco, charme, ecologia, fiume, giardino, golf-cart, Mincio, parco, passeggiata, piedi, pulizia, relax, Sigurtà, Valeggio, verde
-
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_parco_sigurta.jpg)
Un tranquillo e caldo weekend tardo primaverile. A Milano, impossibile stare: la prima afa che schianta, appiccica e opprime (con quel grigiore spesso che fa uguale cielo e strade, anche col sole).
E allora, canta lei: “Via, via, vieni via con me…”.
Dove: la mia domanda. Facile: due giorni qui: dove il sole, anche quando picchia, fa dolci i colori e piacevole la quiete che ti circonda. Fresco che sale dal Mincio, il fiume lungo il quale si trovano Valeggio e Borghetto (pochi chilometri da Peschiera del Garda, da Verona e dai laghi di Mantova): uno dei più dolci paesaggi veneti costruiti e disegnati dalle vigne e dai giardini, dove il tempo si è fermato e non sembra mai passato (solo presente, ma secoli fa. Se non fosse per gli sposini che amano farsi immortalare sotto il portico della chiesetta duecentesca).
Qui il quesito esistenziale più difficile che devi porti è: mi metto a pescare con la mosca i cavedani (pescioloni grossi, dal sapore intenso ma difficile da mangiare: meglio ributtarli in acqua dopo aver riso del loro abboccamento) o mi stravacco sull’amaca per schiacciare un sonnellino, contando i cigni che passano a pelo d’acqua?
Se poi hai l’accortezza (ne basta poca, in realtà: rane e fringuelli sanno svegliarti a fine sogno, mica come in città dove le auto spezzano l’idillio sul più bello…) di alzarti abbastanza presto l’indomani, inforcare una bici e pedalare per pochi km, raggiungi il Parco Giardino Sigurtà (una delle eccellenze verdi d’Italia tanto che non ti sembra nemmeno di esserci, in Italia), e riesci anche a toccare con mano che la felicità esiste.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_parco_sigurta2.jpg)
E la trovi, la felicità, che ti corre incontro nei 600 mila metri quadrati di collina (con 7 chilometri di viali in porfido) dove natura e storia si coniugano in un gioco di incastri armoniosi, sullo sfondo del Lago di Garda. Il Parco prende forma e origine dal giardino di Villa Maffei (di scuola Palladiana), dimora che nel 1859 fu quartiere generale di Napoleone III. In quarant’anni di amorose cure, il conte Carlo Sigurtà, avvalendosi di un secolare diritto di attingere acqua dal Mincio, ha ottenuto il “prodigio” di rendere lussureggiante l’arida vegetazione collinare. Successivamente, il nipote Enzo ha realizzato un prototipo di Parco-Giardino, aperto al pubblico dal 1978 (ingresso, dai 6 euro per i ragazzi ai 9 per gli adulti, dalle ore 9 alle 18). E alla folla è consegnata la conservazione di questa meraviglia ecologica (ci puoi incontrare, oltre a qualsivoglia tipo di pianta, daini, mucche, caprette, scoiattoli…): un patto non scritto tra natura e visitatori, che lo hanno messo, per numero di visite, bellezza e pulizia, fra i cinque più straordinari al mondo. Provare per credere: la domenica eravamo migliaia a passeggiare - in bici, con la golf cart o a piedi - tra l’erba dei giardini all’inglese. Intere famiglie (di fatto, tradizionali o allargate…) che facevano il classico pic-nic. Beh, non ho visto nessuno lasciare cartacce, lattine, sigarette o rifiuti.
Un altro mondo, qui, è possibile!