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British Columbia, Canada: a tu per tu con i grizzly

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Se si parla di grizzly è impossibile non pensare alle avventure dell’Orso Yoghi nel parco americano di Yellowstone, anche se, nella realtà, la simpatia nei confronti dell’orso dei cartoni può trasformarsi in terrore di fronte a mammiferi in carne ed ossa in grado di arrampicarsi agilmente sugli alberi, di nuotare rapidamente e di correre veloci come cavalli, per quanto nei racconti dei cacciatori siano spesso descritti come animali che scelgono volontariamente di trascorrere la maggior parte del loro tempo a raccogliere foglie.

La curiostà di osservare gli orsi nel loro habitat naturale è stata sfruttata al meglio da Julius Strauss, un inglese che ha costruito alle pendici dei Monti Selkirks, nella regione canadese British Columbia, il Grizzly Bear Ranch, composto da non più di una manciata di casette di legno. Le valli attorno ai monti Selkirks sono oggi popolate quasi esclusivamente da orsi. Il Ministro dell’Ambiente del British Columbia stima che nel versante canadese abbiano trovato dimora circa 16.000 grizzly e 90.000 orsi bruni.

A sentire Strauss, avventurarsi nei sentieri di montagna alla ricerca degli orsi non è così pericoloso. Del resto, in Canada è raro che vengano registrati più di due casi di morti umane provocate dall’aggressione di un orso all’anno. Questo non significa che i turisti possono andare a cercare liberamente le tane dei grizzly. Strauss ha preparato un video informativo in cui spiega come distinguere l’attacco difensivo di un orso da quello offensivo. Inoltre, accompagna personalmente i visitatori durante tutte le escursioni, facendo in modo che il gruppo non superi mai le otto unità, e senza mai dimenticare lo “spray per orsi”, un composto al peperoncino non troppo diverso da quello comunemente utilizzato come strumento di autodifesa.

Chi ha soggiornato al ranch di Strauss racconta che trovarsi faccia a faccia con un grizzly sia un’esperienza straordinaria. È quasi impossibile muoversi nella foresta senza incontrarne nemmeno uno, e molti raccontano che dopo aver ammirato la bellezza e l’eleganza degli orsi in cattività non sono più riusciti a rimanere indifferenti allo sterminio perpetrato ogni anno dai cacciatori, che solo tra il 2007 e il 2008 ne hanno uccisi quasi 700 esemplari.

Sciando tra vecchio e nuovo mondo

Sciando tra vecchio e nuovo mondo

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Per chi si fosse stancato delle nevi nostranei non mancano gli itinerari alternativi. Si può cominciare in Europa e, subito oltre frontiera, provare l’esperienza francese. Quattro le stazioni sciistiche più ambite, Courchevel, Chamonix, Megève e Val d’Isère. La più famosa resta Courchevel. La si può raggiungere in aereo dalle vicine Lione o Grenoble o in treno da Moutiers Salins. Qui la passione per lo sci, con ben 67 km di pista, 200 teleferiche e 330 piste, non può non mescolarsi al gusto per il lusso visto il numero esorbitante di hotel a 5 stelle e di locali da vip da La Grange a le Kalico. Altrimenti ci si può lanciare oltreoceano. In Colorado negli Stati Uniti la meta più ambita è Aspen, la più grande città della Pitkin County, in pieno Colorado. La sua storia affascinerebbe anche chi non mai indossato un paio di sci. Aspen infatti nata come centro minerario si è sviluppata come centro di sport invernali dopo la seconda guerra mondiale da un idea di Walter Paepcke, un ricco industriale di Chicago che voleva dare vita ad una comunità basata sulla conciliazione della mente e del corpo. L’obiettivo, stando ai risultati, è stato più che centrato. Qui si viene per ritemprarsi e si torna a casa con la voglia di ritornare. Merito della varietà delle piste, da quelle per principianti a quelle nerissime per i più avanzati e dell’atmosfera che si respira.
In Canada furoreggia Whistler Blackcomb, a 120 km da Vancouver, grazie alla sua invidiabile posizione, in mezzo a due montagne gigantesche. Le infrastrutture del resto sono eccellenti tanto che nel 2010 ospiterà le Olimpiadi invernali. La novità di quest’anno è la Gondola Peak 2 Peak che porterà i turisti sciatori da un picco all’altro in appena 11 minuti, una teleferica che è veramente del futuro. E per gli amanti dell’avventura poi da non perdere è lo snowkite. Si tratta di uno sport estremo ispirato al kitesurf. Bastano una tavola, la voglia di lanciarsi con un paracadute sulle piste di neve e il gioco è fatto.

In Canada, oltre la neve e il ghiaccio, per scoprire gli Inuit

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/16452079@N03/1849484100/]michelphoto53[/url] by Flickr)[/i]
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Sia che scegliate il Canada francofono sia che preferiate quello in cui si parla inglese le chance sono le stesse. Non solo di fare un viaggio a metà tra futuro, quello dei grattacieli delle metropoli canadesi, e natura, in alcuni punti ancora pura e incontaminata, ma anche di ammirare un pezzo fondamentale della storia del paese: l’arte inuit. Sculture scavate con fatica nella pietra. Serpentino, steatite, soapstone.
Per chi dunque non riesce a spingersi fin nelle regioni artiche del Canada dove gli inuit continuano a vivere cercando di rispettare quanto più possibile le tradizioni, l’arte diventa un ottimo strumento di conoscenza. Fioriscono le gallerie, anche in Europa e in Italia.
A Montréal è d’obbligo visitare la Galerie Brousseau et Brousseau. A Toronto il Museo Inuit.

Se siete collezionisti qui è possibile comprare, far fare perizie ed entrare in contatto con i più importanti artisti inuit del momento. Se invece si è solo degli appassionati d’arte nessun problema. Le gallerie si lasciano visitare come se fossero musei e il personale in genere è sempre gentilissimo, spesso inuit o direttamente impegnato nella comunità. Quello che conta, infatti, è raccontare attraverso la malia dell’arte la storia di questo popolo, divorato a poco a poco dall’arrivo degli occidentali, asserragliatosi, per difendersi dall’estinzione, nei suoi valori più profondi, l’arte, la musica, quella tipica gutturale. Montréal e Toronto così, le due principali città canadesi, appariranno sotto una luce diversa.
A Montreal, oltre alle gallerie inuit, per capire la storia della città è utilissimo fare un giro al Museo McCord e nel Vieux Montréal, dove gli edifici del diciottesimo secolo hanno mantenuto intatto il loro fascino. Toronto invece, proiettata nel futuro, con la CN Tower, la più alta del mondo con i suoi 533 metri, guarda in avanti. In mezzo tantissimi parchi, uno fra tutti l’Algonquin Park , da visitare possibilmente in estate. O con un po’ più di coraggio di inverno. La neve e il ghiaccio faranno sentire l’antico popolo Inuit più vicino di quanto si immagini.

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Foliage, per ammirare i colori dell’autunno in tutto il mondo

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Les feuilles mortes, Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie… I colori incendiari della natura d’autunno affascinano da sempre artisti e poeti. Ma non solo; tanto che negli Usa il fenomeno del foliage è una vera e propria istituzione, con tanto di tour organizzati per vedere i boschi più belli del paese. Come quelli del New England, soprattutto nel Maine, soprannominato Pine State, e nel Vermont dove lungo la route 30 si accalcano le auto di chi non vuol perdere questo incredibile spettacolo dorato.

Quando andare? Il picco è tra ottobre e i primi di novembre, ma per non perdere neppure una sfumatura ci sono siti ad hoc come Foliage Network, Foliage Vermont e Foliage Maine. Sì, esatto: proprio come per le previsioni del tempo.
Meno scontato del New England e altrettanto affascinante per gli amanti dell’autunno è il Québec dove la zona attorno al lago di Tremblant, tra i monti delle Laurenziane, è considerata quasi un monumento nazionale alle foglie. Oltre al Québec comunque, se la meta prescelta è il Canada, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Certo, per ammirare la tavolozza dei rossi e gialli d’autunno non è necessario un volo transoceanico. Il Lake District, parco nazionale fra Lancashire e Cumbria magnificato da Keats e Coleridge offre un’atmosfera davvero speciale in questa stagione, attorno ai piccoli villaggi di Cockermouth (dove nacque Wordsworth) e Grasmere. Dopo le passeggiate su tappeti di foglie cadute, da non perdere alle cinque in punto un tea trail, tour di degustazioni guidate della bionda bevanda. So british! Sempre nel Regno Unito, vale la pena una passeggiata nel Northumberland National Park, 1.000 chilometri di sentieri boscosi sul confine scozzese, con il Vallo di Adriano da ammirare assieme ai colori della natura.

In Italia, fra i boschi più belli dove osservare il fenomeno c’è la Valle Aurina, la più settentrionale dell’Alto Adige, dove il periodo del foliage coincide solitamente con il rientro delle mucche dagli alpeggi estivi e con l’inizio dei preparativi per affrontare l’inverno. Giorni baciati dagli ultimi raggi di sole dell’estate di S. Martino, con cieli tersi e temperature miti. Oppure nei boschi del Carso tra castagni, cornioli e carpini. Magari da ammirare in sella a una mountain bike. O anche, restando in zona, in Carnia, dove il Bosco Bandito di Gracco, a Forni Avoltri, è una delle mete più gettonate dagli appassionati di foliage in Italia. Qui alcuni itinerari consigliati.
In Svizzera accontentano sia i camminatori che i golosi con diversi tour autunnali attraverso le Alpi. Tra un albero e l’altro c’è tempo anche per una cena superchic a Gstaad e una visita d’obbligo, con degustazione, a una fabbrica di cioccolato. Da smaltire poi con ore di trekking fra le foglie, ovviamente.

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