
di Carlo Rossella
L’Avana, 22 anni dopo. La strada dall’aeroporto verso la città è sempre uguale. Palme maciullate dai due uragani che nei mesi scorsi hanno distrutto Cuba, case rovinate, ragazzi per strada che inseguono un pallone. Radio Rebelde e Radio Reloy trasmettono comunicati del governo. Raúl Castro di qua e i ministri di là a controllare le fasi della ricostruzione. Si procede con calma, la calma di Cuba.
Il compagno Fidel Castro è malato, ma scrive quasi ogni giorno le sue «Reflexiones» su Granma, il giornale del partito, formato tabloid. Poche pagine, soprattutto notizie sulla lotta contro i danni e la crisi economica. «Recuperación eléctrica sigue ganando terreno», un buon annuncio visto che l’elettricità va e viene.
Dalla retorica dei bollettini alla musica: salsa e lacrime, rumba e rimpianti, bolero e nostalgia. Ai giovani piacciono i Van Van, complesso che spinge chiunque a ballare dovunque. Ma va molto Benny Moré, il dio del bolero, riscoperto nel mondo dopo il film El Benny di Jorge Luis Sánchez.
In auto con me, Lino Jannuzzi fuma cohiba. Grande giornalista, ex senatore, portavoce del ministro Sandro Bondi, Jannuzzi è la prima volta che viene a Cuba, ma l’ha cercata per tutta la vita: Ernest Hemingway, il rum anejo sorseggiato con calma, la mafia di Miami studiata sui libri, la rivoluzione e tutti i suoi risvolti.
Jannuzzi guarda L’Avana e trova somiglianze con Napoli. Indossa un blazer leggero, in testa porta un magnifico panama. È elegante, abbronzato, charmant con tutti. Arriva nella hall del meraviglioso e storico Hotel Nacional e i portieri lo salutano come se fosse sempre stato lì.
Dalle finestre della mia stanza vedo il Malecón, il lungomare dell’Avana, già pieno di giovani che si baciano, di gay che aspettano, di «chicas» che vorrebbero un «novio», un fidanzato straniero con pesos convertibili da spendere per un po’ di istantaneo «amor tropical».
Tramonto rosso e viola, aria secca e leggera nel giardino del Nacional. Un trio suona le belle canzoni di sempre: Mamá son de la loma, Lacrimas negras, La mujer de Antonio, El Bodeguero, Guajira guantanamera, Bésame mucho.
Finalmente un mojito ben fatto, diverso da quelli con troppo rum e senza passione che si bevono in Italia. Jannuzzi vuole andare alla Floridita: è la prima tappa del suo itinerario hemingwayano (il ristorante era il preferito dal grande scrittore). Una delusione l’aragosta alla Termidoro, ottimo il daiquiri, buoni i musicisti. Una cantante dalla voce sexy intona con l’anima Corazón rebelde.
È gia tardi. All’angolo fra Monserrate e Obispo è in sosta una Cadillac bianca del 1958, dipinta e ridipinta, l’autista promette di portarti ovunque alla ricerca della felicità.
Sulle tracce di Hemingway, Jannuzzi sa già dove andare il giorno dopo, prima che comincino gli incontri con i cubani sul cinema: Finca La Vijia, la casa museo, il bar La Teraza, l’hotel Ambos Mundos, la Bodeguita del Medio e la città vecchia coi suoi continui rumori di bottiglie e bicchieri che tanto piacevano all’adorato Ernest. Jannuzzi va a riposare dopo il lungo ma rilassante viaggio con la Blu Panorama, linea aerea perfetta, da Milano all’Avana.
Non ho sonno ed esco. Pochi passi e sono davanti al Capri, l’hotel di George Raft, attore a Hollywood e public relation man della mafia a Miami, ai tempi del dittatore Fulgencio Batista.
L’hotel è chiuso da tempo. Funziona invece il cabaret, il Salon Rojo, una meraviglia di musica e di donne, giovani, belle e ancora molto sveglie alle 3 di notte di domenica.
Il mio amico Omar González Jiménez, presidente dell’Icaic, l’Istituto cubano dell’arte e dell’industria cinematografica, mi ha fatto trovare in camera alcuni capolavori del cinema dell’isola, da Suite Habana a Páginas del Diario de Mauricio, a Juan Quin Quin, alla Soledad di Jaime Rosales.
A Cuba sanno fare il cinema. Con Jannuzzi, Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema del ministero italiano della Cultura, il regista Paolo Virzì e la bellissima Micaela Ramazzotti (protagonista di Tutta la vita davanti, il film presentato dalla Medusa nella rassegna del nuovo cinema italiano all’Avana) ce ne accorgeremo nel corso di una settimana di sedute e incontri.
L’alba irrompe nella camera e vale la pena di uscire subito, andarsene per un bagno sulla spiaggia di Santa Maria del Mar, a pochi chilometri dalla città.
Acqua splendida, sabbia bianca, nessuno per chilometri e chilometri. È bello vivere L’Avana, città e mare. È quel che faccio dopo una lunga nuotata. Giro nel centro storico restaurato grazie alla genialità artistica e imprenditoriale di Eusebio Leal. Si può camminare per ore e ore, fra palazzi e botteghe, caffè e bar, chiese, case dove ancora si vedono donne cantare alla finestra o ballare nel patio.
Girando, capito in plaza Vieja a una mostra di Alberto Korda, l’autore della immagine di Ernesto «Che» Guevara diventata un’icona mondiale.
Centinaia di foto rivoluzionarie, ma anche intriganti ritratti della moglie del maestro, una donna focosa ed erotica, sia nelle pose in studio sia negli abiti verde oliva da guerrigliera. Sulle bancarelle di plaza de las Armas trovo un libro da leggere subito: La vida secreta de Meyer Lansky en la Habana. Lansky, boss e amministratore della mafia, negli anni Cinquanta fu il padrone di Cuba. Enrique Cirules, un ricercatore cubano, ha raccolto le memorie del suo autista, Armando Jaime Casielles, e ne ha fatto una storia «da pelicula», da film.
Si raccontano le guerre, dentro L’Avana, fra le famiglie di New York e di Las Vegas, in un delirio di hotel (Capri, Nacional, Riviera), casinò, musica, cabaret, ristoranti, sangue, cimiteri, pompe funebri, donne sempre più belle, morto dopo morto, colpo dopo colpo.
Leggo il racconto habanero di Cirules nel roof dell’hotel Sevilla, dove Graham Greene ambientò una parte di Our man in Havana. C’è sempre uno scrittore in ogni angolo di questa città unica, imperdibile, da vivere con calma. «L’Avana è da bere lentamente, come il rum molto invecchiato, altrimenti ti ubriachi» mi ha consigliato, prima di lasciarmi, lo scrittore Abel Prieto, ministro della Cultura e adoratore di John Lennon.
Le grandi finestre del Sevilla dominano la «ciudad». Che amore! La guardo e mi sento già inebriato. Al Nacional Jannuzzi mi aspetta invano.
Ho troppo tempo da perdere per essere puntuale agli appuntamenti. Ma all’Avana ci si ritrova sempre. Come ho sentito in una canzone, «è lei che spinge chi si cerca a ritrovarsi». l
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Orgoglio baiano. Stavolta non si tratta di calcio, bensì di sigari. Lo stato brasiliano, infatti, è una delle regioni del pianeta dove, oltre ad un bellissimo mare, si fabbricano alcuni dei migliori sigari sul mercato. Ma non l’unico. Come per i vini, anche per i sigari esistono ormai da secoli delle rotte uniche e preziosissime, interessanti da percorrere perfino per chi non è un incallito fumatore.
Si può cominciare in quella che è considerata la capitale economica del paese verde-oro, San Paolo, dove abbondano i ristoranti di lusso con tanto di epicure sommeliers, esperti che propongono ai clienti il giusto accostamento vino-sigari. Uno o due giorni di degustazioni metropolitane sono un buon preludio alla parte più intenso del viaggio, la rotta vera e propria. Che sarà graduale come graduale è la degustazione del sigaro. Meglio dunque cominciare da quello baiano, più leggero e dall’aroma più soave. La zona storicamente dedicata all’attività di produzione è quella del Recôncavo Baiano. Fu qui che alla fine dell’ottocento arrivarono dall’Europa emigranti tedeschi dando così avvio alla produzione. Per anni, in epoca coloniale, il sigaro fu usato come moneta di scambio, data la sua importanza e il riconoscimento sociale.
Seguendo la rotta dal Brasile ci si sposta nella Repubblica Dominicana ma non ovunque. C’è un punto preciso, considerato magico dagli appassionati, la Vallata del Cibao, nel nord dell’isola. Verde, vento e sole sono gli ingredienti fondamentali. E proprio il sole gioca un ruolo decisivo tanto che la differenza tra i sigari dominicani e i cubani è tutta nel tempo di esposizione delle foglie ad esso, il che si traduce poi in un gusto più amaro. Per portarsi a casa una bella scatola il luogo culto per l’acquisto è la “Boutique del Fumador”, nella Calle El Conde, a Santo Domingo.
Di isola in isola la tappa finale deve per forza essere Cuba e soprattutto la Provincia del Pinar del Rio, che vanta i paesaggi più belli della regione. Finalmente si potranno provare i sigari puros rinomati in tutto il mondo. Tutta la zona è la patria dei Montecristo, dei Partagas e dei Romeo y Julieta. Gli acquisti, d’obbligo, si fanno nella capitale. A l’Havana la “Casa del Habano” è la meta di cultori del sigaro provenienti da tutto il pianeta. Proprio in questa stagione dell’anno si è svolto l’unico appuntamento mondiale dedicato al sigaro, il Festival del Habano, che festeggia la sua decima edizione.
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Non che le spiagge di Varadero o Cayo Largo lascino a desiderare. O che l’atmosfera indolente dell’Avana sia poco affascinante. Ma se, in attesa di sapere cosa porterà il futuro, siete alla ricerca della Cuba più vera, noleggiate un’auto e dirigetevi verso Santa Clara, cuore dell’isola, prima di virare decisamente a Oriente. Caldissimo, povero, ricco di storia e tradizioni, con gioielli coloniali intatti che occhieggiano dalle sterminate piantagioni di canna da zucchero, culla del son.
Il centro e l’est cubano sono l’alternativa se vi siete stancati di resort a cinque stelle dove gli unici nativi che incontrate sono quelli che vi servono il mojito a bordo piscina. Prima di puntare a est, però, Santa Clara vale una sosta da nostalgici, non fosse altro che per vedere il mausoleo dedicato al Che, dove riposano le sue spoglie, ammesso che lo siano davvero. Un enorme, brutto edificio nel peggior stile sovietico che probabilmente il Comandante stesso avrebbe disapprovato. Ma in ogni caso testimonianza storica e meta di pellegrinaggio incessante da parte di cubani e turisti, soprattutto oggi che ci avviciniamo al 40mo anniversario della morte.
Lasciata Santa Clara, si fa tappa a Camagüey, città dei tinajón, grandi orci in argilla utilizzati per conservare l’olio, oggi ornamento dei cortili. Città, soprattutto, dal centro storico tortuoso e dalle mille chiese. Perché l’urbanizzazione, dovuta alla dominazione spagnola, si è sviluppata in tanti micro quartieri in cui in pratica ogni signorotto locale costruiva la sua casa e la sua chiesa. Risultato, un dedalo di sensi unici e strade senza sbocco da piano regolatore impazzito. Se arrivate in auto, quindi, cercate una sistemazione in un hotel o una casa particular al più presto e girate sempre a piedi. Da in città apprezzare la ricca vita culturale, con programmi di teatro e balletto secondi solo all’Avana, e le splendide spiagge della zona di Santa Lucia.

Da Camagüey, la prossima tappa è Trinidad, nella provincia di Sancti Spiritus. Un incredibile gioiello coloniale perfettamente conservato, vicino a una delle più belle spiagge della zona, la Playa de Ancon. Un consiglio: i pullman dei tour organizzati scaricano orde di turisti dai vicini resort in giornata, ma quasi nessuno di loro si ferma a dormire; la città magicamente si svuota verso sera. Per cui programmate almeno un pernottamento per godere della vera atmosfera di Trinidad senza troppo caos e soprattutto per passare una serata alla Casa della Musica, anfiteatro all’aperto che ospita orchestrine dal vivo e balli scatenati fino all’alba. Prima di ripartire, riservate un paio d’ore alla Valle de los Ingenios, patrimonio Unesco. Una verdissima vallata coperta di zuccherifici, tra cui la Manaca Iznaga, antica tenuta dove gli schiavi lavoravano di machete dall’alba al tramonto.

Da Trinidad è un bel tratto ad arrivare a Santiago, la capitale dell’est, la seconda città più importante dell’isola, affacciata su una baia e circondata dal fitto della Sierra Maestra, dove nacque il primo germe della Revolucion. L’impatto può non essere dei migliori. Caldissima e umida, affollata, rumorosa e inquinata, costruita su salite e discese che spiazzano e fanno perdere l’orientamento, la città del son non ha il fascino decadente dell’Avana. Bisogna attendere la sera, quando il concerto di clacson si quieta, per apprezzare un rum d’autore al Museo del Ron e soprattutto la languida l’atmosfera tropicale della Casa de la Trova, in Calle Heredia. Il posto deputato dove ascoltare musica live, ballare o ammirare le evoluzioni dei salseri, per poi cercare un po’ d’aria fresca sul balcone di legno turchese che sembra sporgersi nel nulla. Di giorno, meglio un tuffo nella vicina spiaggia di Siboney, il borgo dove nacque Compay Segundo, ricordato anche in una famosa canzone. Ma se cercate un po’ di refrigerio, salite alla Gran Piedra, un enorme blocco di roccia vulcanica che marca uno dei punti più alti della Sierra, a più di 1.200 sul livello del mare. Per veri nostalgici, è d’obbligo una tappa alla Granjita Siboney, la fattoria dove venne progettato l’assalto alla caserma Moncada. Da non perdere anche una puntata alla fortezza del Castillo del Morro, appena fuori dal centro, e al Santuario della Virgen del Cobre, luogo di culto per eccellenza dei cubani, dove spesso le tradizioni, i colori e i riti cattolici sono velati da quelli, ancestrali, della santerìa.
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Il carnevale a Santiago
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Notte salsera alla Casa de la Musica di Trinidad
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La novità di quest’anno sono i corsi di lingua e cultura araba in loco. E la corsa del cinese che si sta imponendo sempre di più anche tramite soggiorni studio come quelli dell’Istituto Confucio, ente ufficiale dell’insegnamento all’estero. Ma visti i dati sconfortanti secondo i quali solo il 41% degli italiani parla una lingua straniera, forse è il caso di riportare l’attenzione sulle lingue europee, troppo spesso date per scontate e altrettanto sovente misconosciute. Magari con un viaggio, ma che non sia verso le solite capitali che ormai, grazie ai voli low cost, sono straviste.
Con EF (Education First) si impara l’inglese sotto il sole della California, a Santa Barbara e Redondo Beach. Con Language Studies International si va down under, ossia in Australia, a Brisbane e in Nuova Zelanda a Auckland e Christchurch. Australia Alternativa organizza corsi di due settimane minimo a Sidney e Melbourne.
Meglio lo spagnolo, quarta lingua più parlata al mondo e in continua ascesa? Si può studiare fra Ande e Amazzonia a Quito, in Ecuador, con l’Instituto Superior de Español. O anche a Puerto Ayora, nelle isole Galapagos. A Cuba si possono unire i verbi irregolari della lingua di Cervantes ai passi di salsa con Sprachcaffe. Cactus Language fa lo stesso a Trinidad, gioiello coloniale tutelato dall’Unesco e Santiago, capitale dell’Oriente e patria del son. Lezioni in spiaggia sotto una palapa, il tipico ombrellone coperto di foglie di banano, a Playa del Carmen, nella Riviera Maya. E volendo con International House si imparano anche le basi della cucina messicana per copiare enchiladas e fajitas.
Il prestigio internazionale del francese è un po’ offuscato, ma resta sempre l’idioma più romantico. Soprattutto se imparato sul mare cristallino della Guadalupa, dove Média Langues Caraïbes offre corsi di lingua (ma anche di cucina e cultura creola) a Sainte-Anne, nella costa meridionale. Les cours d’école fa lo stesso in Polinesia a Papara, circa 30 chilometri dalla capitale Papeete.
Per imparare o rinfrescare il tedesco questa estate si può fare una puntata a Bruxelles, che festeggerà alla grande il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma (qui il calendario degli eventi) con corsi estivi proposti dal Goethe-Institut. Oppure unire le lezioni di lingua al relax nei centri benessere fra i più belli d’Europa, quelli austriaci: proposte da Salisburgo a Graz fino a Vienna su Campus-Austria. Più trendy la Namibia che, dopo la nascita della primogenita Pitt-Jolie, Shiloh, è stata scoperta dal turismo di massa. Ma non tutti sanno che il 30% dei suoi abitanti, soprattutto nella zona di Windhoek, parla tedesco. La sede del Goethe-Institut è proprio a Windhoek e offre corsi intensivi di un mese.
Sul web:
Le lingue all’estero
Language learning

Solo per quasi professionisti (e coraggiosi) il primo trekking nel Corridoio del Wakhan, stretta regione dell’Afghanistan incuneata tra Tajikistan, Pakistan e Cina. Il primo gruppo europeo partirà il 1 agosto per 30 giorni di camminata dura tra le montagne del Piccolo e Grande Pamir, ai piedi di vette che raggiungono i 7000 metri. Il tracciato segue per un lungo tratto quello millenario della Via Carovaniera della Seta e utilizzerà antichissimi sentieri montani mai toccati da piede di turista occidentale. Allure rivoluzionaria ma difficoltà media per il percorso nella Sierra Maestra cubana, sulle tracce di Che Guevara, in partenza a luglio. Difficoltà crescenti per gli Hoerikwaggo Trails, itinerari nei parchi sudafricani da inserire magari in una vacanza più lunga: The Table Mountain Trail è un trek di “lusso”: tre giorni con portatori al seguito per una camminata rilassante. Sei giorni di cammino per l’Hoerikwaggo Tented Classic Trail: si fatica di giorno ma le notti si passano in bellissime tende super attrezzate intorno alla Table Mountain Chain. Sempre sei giorni ma più selvaggi per il The Top to Tip Trail, il percorso più nuovo per trekker duri e puri.
Infine, se chiedete a un appassionato camminatore qual è il viaggio da sogno nove volte su dieci risponderà l’Inca Trail, il Sentiero degli Inca: 82 km da Cuzco a Machu Picchu, tra vette che sfiorano il cielo e magnifici siti archeologici. Con un po’ di fantasia si può provare anche al computer, studiando l’itinerario sul sito ufficiale e ripercorrendolo sul video con la mappa interattiva.