
Mumbay, foto del viaggio di Eddy Cattaneo
Guilin, Cina del sud. Dopo oltre sei mesi di viaggio qui ritroviamo Eddy, ora alle prese con piccoli problemi organizzativi, in attesa di capire quale sia il miglior modo per arrivare in America prendendo un cargo. Alle spalle ha lasciato il Laos, - “un altro mondo, fuori da tutto”, ci dice -, dopo una decina di giorni passati senza alcuna comunicazione e senza poter aggiornare il suo blog Mondoviaterra, diario di viaggio dove racconta con allegria e ilarità le sue avventure.
Partito da Recco il 15 settembre 2008, il “nostro” Eddy Cattaneo ha lasciato tutto per un giro del mondo ecologico in solitaria, via terra, evitando gli inquinanti aerei, e Panorama.it sta puntualmente seguendo il suo tragitto. E non è il solo. Anche Caterpillar, nota trasmissione di Radio2, presto farà intervenire in diretta il novello Phileas Fogg (venerdì 27 marzo alle 19.15); in realtà c’aveva già provato il 13 marzo ma senza successo: “Ero in attesa, sentivo la radio in diretta e il segnale è scomparso, probabilmente un fulmine ha colpito l’unico ripetitore della zona e ci siamo ritrovati completamente isolati” sorride Eddy.
Sguardo rivolto verso il Nuovo Mondo, dopo lo stato federato indiano del Rajasthan, dove lo avevamo lasciato, Eddy è passato per il Gujarat, l’immancabile Mumbay (Bombay), Fort Kochi e Varkala (stato indiano del Kerala), Kanyakumari e Chennai (stato indiano del Tamil Nadu), per poi lasciare l’India “nella maniera più morbida e salata, via mare”, imbarcandosi sul cargo container La Tiger Breeze verso la Malesia. E qui ecco Kuala Lumpur, e poi Singapore, dove “come ti muovi c’è una multa che ti aspetta”, e ancora Malesia a George Town, fino in Thailandia all’isola tropicale Ko Phi Phi, Bangkok e Chiang Mai, e poi Laos centrale e meridionale per arrivare a Yunnan e Guilin, ancora Cina. Prima si era lasciato alle spalle Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Russia, Kazakhistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, altre regioni della Cina, Pakistan, ancora India e Nepal. (Qui il suo percorso su Google Map).
Un contrattempo alla frontiera Thailandia-Laos, dove Eddy è arrivato con il visto scaduto da due giorni e per di più con data di scadenza 29 febbraio 2009: peccato che l’anno in corso non sia bisestile… Ma dopo alcune - e anche più di alcune - incomprensioni con i doganieri, la faccenda si è risolta.
Nel suo affascinante viaggio “a contatto con la Natura, senza bucarla dall’alto”, dopo aver già sperimentato
dai classici treno e bus (anche se una volta seduto sul tetto) ai marshrutka (furgoncini tipici nell’ex Urss usati per piccoli spostamenti), dal carretto trainato da un cavallo ai ciclorisciò all’elefante, ora alla strana lista di mezzi di trasporto può aggiungere ogni tipo di barca, dal barcone con veranda per un viaggio di due giorni lungo il Mekong dal confine con la Thailandia fino a Luang Prabang in Laos, alla barchetta che imbarcava acqua da tutte le parti per andare sulle isole al confine con la Cambogia, fino al rivertaxi! “E da Luang Prabang fino a Vientiane sono sceso in kayak!” esclama Eddy. “Poi ho affittato uno scooter per qualche giorno nel Laos centrale e ho preso uno sleeper bus zeppo di cinesi, con tre file di letti a castello (tre file in un bus!) con cinesini che russavano comodi comodi e tre occidentali rannicchiati nella specie di culla che ci hanno assegnato”.
Il suo palato ha sperimentato di tutto, dal Som Tam, ovvero insalata di papaya con peperoncino e lime, alla zuppa di noodle (vermicelli di riso), uova, verdura, peperoncino e trippa (per colazione!). “La pizza non mi manca per ora” ci dice, “ma sono sempre più convinto che il cibo italiano sia quello che preferisco”.
I suoi occhi sono carichi di esperienze ed echi di tradizioni secolari. In Malesia ha assistito al Thaipusam, la più spettacolare manifestazione induista del Paese, “talmente cruenta nei suoi riti masochisti da essere bandita anche nel tuttopermesso India. Body piercing mistico”, scrive nel blog. Della gente laotiana l’ha invece colpito “la lenta lenta lenta lentezza”: “Nessuno corre. Tutto è rallentato, in slow motion, come Bangkok in moviola”.
In Thailandia si è imbattuto in “donne-giraffe” moderne in blu jeans e t-shirt, Karen dell’etnia Paduang: “Ventiquattro anelli di ottone impilati a formare un tubo dorato alto una trentina di centimetri. Dentro c’è un collo”.
Tra questi luoghi lontani Eddy ha cercato di sfoggiare un po’ di cultura italiana (e anche un po’ di tecniche da latin lover?): “A Tham Khoum Khan in mezzo allo spettacolare paesaggio di montagne tutte tagliuzzate a sega ma assolutamente fuori dal mondo, nell’unico ristorantino locale, grazie al Ballo di San Vito di Capossela, ho cercato di insegnare la tarantella alla ragazza con cui stavo cenando tra le risate sue e dei gestori, sbagliando o inventando i passi… ma tanto loro la tarantella non la conoscono”. E se la ride.
Chissà se intanto ci sono novità sul cargo per le Americhe… Lo sapremo nel prossimo appuntamento mensile, quando arriverà il consueto aggiornamento sul giro del mondo via terra.

Singapore, foto del viaggio di Eddy Cattaneo

Hawa Mahal, Jaipur (Foto da Flickr di closelyobserved.com)
Di fronte all’Hawa Mahal, il Palazzo dei venti in arenaria rosa e rossa, simbolo della città di Jaipur, un commerciante di gemme preziose si è vantato con Eddy di essere intimo di Emilio Fede, al punto di aver ricevuto in regalo delle fiches da gioco e di aver condiviso serate di perdite milionarie. Il nostro viaggiatore solitario ambientalista non poteva che annotare questo richiamo di italianità in terra indiana nel suo blog Mondoviaterra.
Giunto nello stato federato del Rajasthan, Eddy Cattaneo ormai è al quarto mese del suo giro del mondo ecologico. Partito a metà settembre da Recco, Liguria, mollando tutto per un viaggio tra i continenti senza prendere mai aerei, “a contatto con la Natura senza bucarla dall’alto”, è approdato nella terra dei marajah. E Panorama.it lo segue anche qui, monitorando costantemente i suoi spostamenti.
Eddy ha trascorso anche Natale e Capodanno in India, di certo non riempiendosi la pancia di tortellini in brodo o lenticchie e panettone. “Uscire in strada a Natale con 25 gradi e la musichetta di Jingle Bells sparata da tutti gli altoparlanti dei negozi è stato estraniante” ci racconta. “Sembrava di essere in un film che conosci dove tutto è doppiato in una lingua che non parli. E come pranzo natalizio ho mangiato gamberoni piccanti in salsa di cocco e pesce alla senape avvolto in foglie di banano”.
L’ultimo dell’anno lo ha passato a Varanasi: “In una festa sul tetto con vista sul Gange e sui vicoli della città vecchia. Thali indiano come cenone: riso, lenticchie, curry, lime sottaceto speziato e un dolce al burro. E musica… Poi giù al fiume con la nebbia che dava l’idea di trovarsi a Venezia”.
Nelle ultime settimane Eddy, dopo averlo lasciato a dicembre a Rishikesh, ha preferito muoversi tra le varie regioni indiane e nepalesi, passando per Pokhara (Nepal), Ghorepani, Lumbini, Kathmandu, Darjeeling (India), Jaipur, Pushkar, Agra, Varanasi, Calcutta. Prima si era già lasciato alle spalle Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Russia, Kazakhistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Cina, Pakistan. (Qui il suo percorso su Google Map). E ancora nessuna nostalgia dell’Italia. Piatti preferiti tra i tanti locali assaggiati? “Forse il plov dell’Uzbekistan, la malai kofta e il matar paneer indiani”.
I tanti mezzi di trasporto sperimentati fanno largo affidamento alla fantasia: ai già sperimentati treno, bus, taxi da solo e collettivo, marshrutka (furgoncini tipici nell’ex Urss usati per piccoli spostamenti), “qinqi” (una specie di Ape Piaggio), camion, si sono aggiunti “un carretto trainato da un cavallo per arrivare alla giungla del Chitwan in Nepal, tanti ciclorisciò, un bus però stando seduto sul tetto, elefante, un trattore, una barca a motore per attraversare un fiume e cammelli nel deserto”. Ma la permanenza indiana sta per concludersi, e stanno per avvicinarsi i mezzi di mare… “Conto di rimanere in India almeno fino alla fine del mese per poi prendere un cargo verso la Malesia”, spiega Eddy.
Intanto a Pushkar un bramino gli ha curato il karma e gli ha consegnato la tikka in mezzo alla fronte, un terzo occhio di polvere rossa, dei fiori gialli e vermiglio e una mezza noce di cocco da offrire al lago. Costo? 100 rupie, con tanto di contrattazione e pressioni avide sull’onorario che poco hanno a che fare con la spiritualità. “Però qualcuno me lo disse: l’India un momento la detesti e l’attimo dopo l’adori” scrive Eddy nel blog. E vicino a quel bramino la dimostrazione opposta: un guru nudo seduto con occhi sereni, che da vent’anni non possiede niente e pellegrina senza vestiti da villaggio in villaggio sedendosi a meditare per qualche ora senza chiedere un centesimo a nessuno. “Provo a dargli qualche banconota ma lui non accetta. Mi dice che non ha mai posseduto niente e non vuole possedere niente. Non vuole trasportare carichi”. Una sola India, tanti volti.
Ritroveremo Eddy tra un mese, con un nuovo aggiornamento sul suo giro del mondo via terra.
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Per gli studenti di tutto il mondo il nome è facile e allettante, gap year, cioè un anno di pausa, prima dell’Università, per andare a scuola di vita possibilmente attraversando una parte di pianeta. Ma la novità è che adesso a fare il giro del mondo in 80 e più giorni può essere chiunque, perfino i pensionati che possono, così, realizzare il sogno di una vita. Basta avere gli indirizzi giusti, qualche risparmio da parte e il viaggio è bello che partito.
L’itinerario è impegnativo: una città dietro l’altra, un paese dietro l’altro come se sfilasse in uno schermo, solo che stavolta siamo noi a girare. Merito anche di un biglietto speciale, condizione senza la quale non ha neanche senso partire. Si chiama roundtheworld, è un biglietto multitappe valido in genere per un anno intero e moltissime compagnie aeree lo hanno nel loro portfolio. Il prezzo varia a seconda del numero di stop che si scelgono. Ad una condizione, però. Ci si deve spostare sempre nella stessa direzione, sia che si scelga di partire verso est che verso ovest. Per il calcolo esatto del rapporto prezzo-chilometro Internet viene in aiuto con diversi siti creati per questo.
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Per chi, invece, preferisce attraversare il pianeta dal basso e farsi cullare dalle onde, stanno fiorendo negli ultimi anni opportunità curiose di crociere che toccano le coste più belle del pianeta. La più cara costa 55 mila dollari Usa. A bordo del Silver Shadow i fortunati potranno partire il prossimo marzo da Los Angeles per un viaggio di 92 giorni distribuiti in 15 paesi. Le più convenienti invece sono quelle a bordo di navi cargo. Agli intraprendenti viaggiatori viene data la possibilità di aggregarsi all’equipaggio della nave. Pochi comfort, ma la possibilità di apprezzare la vita del mare nella sua versione più quotidiana. Volendo si può navigare per un anno intero, passando da un cargo all’altro.
Il giro può cominciare nell’Oceano Indiano. La Compagnia di navigazione dell’ isola di Mauritius permette di visitare Seychelles, Madagascar, Ile de la Réunion. Per poi passare all’Oceano Pacifico con la Bank Line che ha sede a Londra. Samoa, Papuasia e Vanuatu sono così assicurate. E se proprio si vuole fare scacco matto si può raggiungere il Sud Africa a bordo di un postale che dall’isola di San’Elena arriva a Città del Capo.
Chissà cosa avrebbe detto Jules Verne, forse anche lui avrebbe allungato il suo giro del mondo.
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