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India

Hawa Mahal, Jaipur (Foto da Flickr di closelyobserved.com)
Di fronte all’Hawa Mahal, il Palazzo dei venti in arenaria rosa e rossa, simbolo della città di Jaipur, un commerciante di gemme preziose si è vantato con Eddy di essere intimo di Emilio Fede, al punto di aver ricevuto in regalo delle fiches da gioco e di aver condiviso serate di perdite milionarie. Il nostro viaggiatore solitario ambientalista non poteva che annotare questo richiamo di italianità in terra indiana nel suo blog Mondoviaterra.
Giunto nello stato federato del Rajasthan, Eddy Cattaneo ormai è al quarto mese del suo giro del mondo ecologico. Partito a metà settembre da Recco, Liguria, mollando tutto per un viaggio tra i continenti senza prendere mai aerei, “a contatto con la Natura senza bucarla dall’alto”, è approdato nella terra dei marajah. E Panorama.it lo segue anche qui, monitorando costantemente i suoi spostamenti.
Eddy ha trascorso anche Natale e Capodanno in India, di certo non riempiendosi la pancia di tortellini in brodo o lenticchie e panettone. “Uscire in strada a Natale con 25 gradi e la musichetta di Jingle Bells sparata da tutti gli altoparlanti dei negozi è stato estraniante” ci racconta. “Sembrava di essere in un film che conosci dove tutto è doppiato in una lingua che non parli. E come pranzo natalizio ho mangiato gamberoni piccanti in salsa di cocco e pesce alla senape avvolto in foglie di banano”.
L’ultimo dell’anno lo ha passato a Varanasi: “In una festa sul tetto con vista sul Gange e sui vicoli della città vecchia. Thali indiano come cenone: riso, lenticchie, curry, lime sottaceto speziato e un dolce al burro. E musica… Poi giù al fiume con la nebbia che dava l’idea di trovarsi a Venezia”.
Nelle ultime settimane Eddy, dopo averlo lasciato a dicembre a Rishikesh, ha preferito muoversi tra le varie regioni indiane e nepalesi, passando per Pokhara (Nepal), Ghorepani, Lumbini, Kathmandu, Darjeeling (India), Jaipur, Pushkar, Agra, Varanasi, Calcutta. Prima si era già lasciato alle spalle Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Russia, Kazakhistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Cina, Pakistan. (Qui il suo percorso su Google Map). E ancora nessuna nostalgia dell’Italia. Piatti preferiti tra i tanti locali assaggiati? “Forse il plov dell’Uzbekistan, la malai kofta e il matar paneer indiani”.
I tanti mezzi di trasporto sperimentati fanno largo affidamento alla fantasia: ai già sperimentati treno, bus, taxi da solo e collettivo, marshrutka (furgoncini tipici nell’ex Urss usati per piccoli spostamenti), “qinqi” (una specie di Ape Piaggio), camion, si sono aggiunti “un carretto trainato da un cavallo per arrivare alla giungla del Chitwan in Nepal, tanti ciclorisciò, un bus però stando seduto sul tetto, elefante, un trattore, una barca a motore per attraversare un fiume e cammelli nel deserto”. Ma la permanenza indiana sta per concludersi, e stanno per avvicinarsi i mezzi di mare… “Conto di rimanere in India almeno fino alla fine del mese per poi prendere un cargo verso la Malesia”, spiega Eddy.
Intanto a Pushkar un bramino gli ha curato il karma e gli ha consegnato la tikka in mezzo alla fronte, un terzo occhio di polvere rossa, dei fiori gialli e vermiglio e una mezza noce di cocco da offrire al lago. Costo? 100 rupie, con tanto di contrattazione e pressioni avide sull’onorario che poco hanno a che fare con la spiritualità. “Però qualcuno me lo disse: l’India un momento la detesti e l’attimo dopo l’adori” scrive Eddy nel blog. E vicino a quel bramino la dimostrazione opposta: un guru nudo seduto con occhi sereni, che da vent’anni non possiede niente e pellegrina senza vestiti da villaggio in villaggio sedendosi a meditare per qualche ora senza chiedere un centesimo a nessuno. “Provo a dargli qualche banconota ma lui non accetta. Mi dice che non ha mai posseduto niente e non vuole possedere niente. Non vuole trasportare carichi”. Una sola India, tanti volti.
Ritroveremo Eddy tra un mese, con un nuovo aggiornamento sul suo giro del mondo via terra.

Foto scattata da Eddy Catteneo in Cina
L’avevamo lasciato con il Kirghizistan di fronte e Fergana (Uzbekistan) alle spalle. Oggi invece è a Rishikesh, in India, e ha già attraversato Cina e Pakistan, con lentezza, con l’andatura del viaggio dettata dagli incontri, dall’ospitalità degli autoctoni, da inviti a matrimoni punjabi o a bagordi vari…
Eddy Cattaneo, il viaggiatore solitario che il 15 settembre è partito da Recco (Liguria) per un giro del mondo ecologico, via terra, senza ricorrere a inquinanti aerei, “a contatto con la Natura, senza bucarla dall’alto” - come scrive nel suo blog diario di viaggio Mondoviaterra - sembra l’ospite gradito delle nuove realtà che con entusiasmo scopre e vive nel suo percorso. “Sono appena tornato da un matrimonio punjabi, nel mezzo della campagna, tra bufali, fango, cacca e piante di marijuana selvatica” dice da Lahore, centro pakistano situato sul fiume Ravi, a Panorama.it, che periodicamente monitora il suo viaggio. E continua il racconto: “La sposa è rimasta nel separé per tutto il tempo mentre il novello sposo sedeva vestito come un principe su un palco montato nel mezzo dell’aia, circondato da quattro ‘testimoni’ uno dei quali imbracciava un fucile. Negli ultimi cento metri prima di arrivare al soppalco sono piovute rupie sulla testa dello sposo in segno di ricchezza e prosperità, tra spari di pistola al cielo e grida. Ad un certo punto delle rupie sono volate da una parte ed è stato un delirio di spinte, corse e polvere alzata fino a coprire tutta l’aria disponibile, mentre un baffone con turbante, vestito con un kilt, suonava una cornamusa”.
Tante le scene al limite del surreale e ricche di fascino e gentilezza antica che Eddy si è trovato a vivere. Soprattutto in Pakistan ha scoperto un’ospitalità impensata, “esattamente l’opposto dell’immagine costruita dai media di un popolo con il coltello fra i denti ed un kalashnikov a tracolla sempre”: “ti invitano per un chai, un tè. Tu non essere timido e accetta. Rimarrai stupefatto dell’accoglienza riservata all’ospite”.
Dopo Fergana, dopo essersi già lasciato dietro Lettonia, Russia, Kazakhstan, Uzbekistan, il suo tragitto ha toccato Osh, Bishkek, il Lago Issyk Kol (Kyrgyzstan), a Kashgar nella provincia autonoma dello Xinjiang, passando poi per la Karakoram Highway, la strada asfaltata internazionale più alta del mondo, Karakol (Cina), Passu, Kharimabad, Gilgit, la capitale pakistana Islamabad, Lahore (Pakistan), Amritsar, la “little Lhasa” piena di rifugiati tibetani McLeodGanj, Haridwar (India). (Qui il suo percorso su Google Map). E oltre ai già collaudati mezzi di trasporto (treno, bus, taxi da solo e collettivo, marshrutka - furgoncini tipici nell’ex Urss usati per piccoli spostamenti -), ora può contare nella lista anche i “qinqi”, una specie di Ape Piaggio, e dei coloratissimi e rumorosi camion, “lentissimi ma assolutamente indescrivibili da quanto sono pieni di disegni, graffiti, biglietti da visita, specchietti e sonagli attaccati ai paraurti così che li senti arrivare come fossero dei serpenti a sonagli”. “E anche autostop che qui è facile da praticare” aggiunge Eddy. Per dormire si è arrangiato con alberghetti locali, ostelli e soprattutto presso famiglie che gli hanno offerto un letto e anche da mangiare.
Sulle altezze del lago Karakol, dove l’unico combustibile disponibile è lo sterco di yak, tra tempeste di sabbia e cammelli che attraversano “fiumi di caramello”, ha sentito il primo vero freddo del suo girare, mentre ora è tornato su temperature simili a un maggio italiano.
Il 4 novembre ha vissuto la vittoria di Barack Obama in quella parte del mondo dove gli Stati Uniti sono visti in maniera guardinga se non ostile, nel confine tra Pakistan e India… “Sono tutti molto felici della vittoria di Obama, sperano in un cambiamento non tanto per la politica estera ma più per il fatto che è nero e che peggio di Bush non può sicuramente essere. Quello lo odiano tutti”. E anche i talebani, dalla visuale del nostro novello Phileas Fogg, non sembrano così lontani… “Un tipo qui in ostello (a Lahonre, ndr) sta dicendo di aver passato un pomeriggio a parlare con un talebano, uno vero, girando per bazar e mangiando gratis grazie all’ospitalità che chiunque qui possiede nel dna. Alla fine gli ha mostrato le fotografie dove in primo piano imbraccia un kalashnikov nel bel mezzo di un attacco. Ha pure l’indirizzo del villaggio nelle aree tribali del Waziristan dove adesso il mio amico può andare avendo una specie di salvacondotto, l’unico modo per essere sicuri di uscire indenni”. Ma Eddy ha comunque sapientemente evitato alcune aree a rischio: “Le ultime notizie da Peshawar parlano di rapimenti di forestieri e tutti qui stanno cambiando idea sulla visita al famoso mercato delle armi della città e dei villaggi vicini, dove qualsiasi tipo di pistola, fucile, mitragliatore, viene clonato in casa da artigiani espertissimi per meno di venti dollari”.
Ormai giunto alle sacre rive del Gange, è anche entrato in un clima spirituale diverso e si è imbattuto in un guru che gli ha chiesto di diventare suo devoto in cambio del suo cellulare in dono. Invece Pushkar Guru, un vecchio sadhu con grigi dreadlocks, lo ha invitato a casa sua, uno stanzino sul fiume, e davanti ai suoi occhi si è fumato in un attimo un chilum da venti chili…
In attesa di sapere se ritroveremo Eddy ormai adepto e “perso in altri mondi”, rimandiamo l’appuntamento con le sue avventure. Tra un mese torneremo con un nuovo aggiornamento sul suo giro del mondo via terra.

La disciplina millenaria dell’Ayurveda alla lettera “scienza della vita” continua a fare proseliti in tutto il mondo e ad attirare in India turisti desiderosi di curarsi in modo alternativo o semplicemente di riscoprire il benessere perduto, fuori dallo stress del quotidiano. Tutto merito, molto probabilmente, di uno dei punti di forza di questa disciplina, cioè la ricerca delle cause del dolore prima ancora della cura dei sintomi e, soprattutto, una integrazione tra corpo e mente che la medicina occidentale invece per secoli non ha preso in considerazione.
Per gli appassionati più convinti da non perdere è Benares (Varanasi), sulle rive del Gange. La sua Hindu University offre addirittura un dottorato di tre anni in questa disciplina. Non solo. La città è anche il punto di arrivo per la vita di ogni indù. Qui giungono, infatti, pellegrini da tutta l’India che, per purificarsi nelle acque del fiume, affollano i ghat, ovvero le grandi e numerose scalinate che in esso vi scendono. Ai semplici estimatori invece non si può che consigliare di muoversi all’interno del Kerala e del Tamil Nadu, dove si trova di tutto, dal massaggio one-day al centro in cui si può rimanere per settimane, approfondendo l’argomento. Filo comune gli olii aromatici che sono la quintessenza dell’Ayurveda.
Il Santhigiri Ashram a Pothencode, Koliyakode è un Ashram, cioè un antico centro spirituale, rinomato per la sua serietà. Al suo interno è possibile visitare anche l’annesso centro di produzione farmaceutica. A Kollam, sul lago Ashtamudi, l’Ashram dispone di un miniresort con giardino. A Vivekanandapuram, invece, il Lodge Vivekananda & Annexure offre sistemazioni veramente spartane, è del resto la foresteria dei pellegrini ma il fascino è unico. Ogni notte alle 4 e 30 si viene, infatti, svegliati per prepararsi al rito del saluto al sole nascente, con tanto di camminata fino alla spiaggia. E per chi vuole coltivare se stesso a 360 gradi da non perdere sono lo scoglio delle meditazioni di Vivekananda nella punta estrema dell’India, la montagna degli eremiti, il Martuval Malai, ultima propaggine della catena dei Ghati occidentali, o le acque sacre, ricche di sostanze minerali, che formano le cascate di Kurtalam.

Hai visto il Taj Mahal? É questa la domanda con cui vengono accolti, al rientro, turisti, politici e uomini d’affari che si recano in India per la prima volta. Il Taj Mahal, letteralmente palazzo della “corona”, patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO dal 1983 e archetipo dell’architettura Moghul, è uno dei pochi monumenti al mondo dove le aspettative dei visitatori alimentate dalla vasta fama internazionale non vengono deluse una volta arrivati sul posto.
I marmi scintillanti della costruzione principale, rifiniti con fregi deliziosi e pietre preziose, risaltano da ogni angolo del complesso monumentale, la cui simmetria sembra essere stata studiata apposta per convergere sul mausoleo di Mumtaz Mahal, la moglie preferita del quinto imperatore Moghul, Shan Jahan, che nel 1641 fece costruire l’edificio come simbolo di amore eterno verso colei che definiva il “gioiello del palazzo”.
Tante le leggende e le curiosità che ruotano attorno alla magnifica costruzione: la più bizzarra narra che alla conclusione dei lavori, l’imperatore fece tagliare le mani all’architetto persiano che aveva progettato il mausoleo e agli operai che avevano contribuito alla sua edificazione per evitare che potesse esserne costruito un altro altrove. Ancora, si dice che il “Taj”, come lo chiamano gli indiani, cambi colore durante il giorno, ma di fatto si tratta dei giochi di luce creati dai raggi solari che nei vari momenti della giornata colpiscono le agate, i turchesi, i lapislazzuli e i coralli delle pareti. É vero, infine, che i monumenti situati alla sinistra del complesso sono “falsi”, costruiti solo per dare allo stesso la simmetria voluta.

A pochi chilometri dal Taj un’altra passeggiata sognante in un luogo d’altri tempi si può fare a Fatehpur Sikri. Si tratta della capitale costruita nel 1571 dal terzo imperatore Moghul, Akbar, abbandonata solo 14 anni dopo a causa del prosciugamento del lago che le assicurava i rifornimenti d’acqua. Tuttavia, edifici, padiglioni, giardini e piscine si trovano oggi nelle stesse condizioni di allora, e permettono ai turisti di fare un tuffo autentico nella vita quotidiana degli imperatori Moghul.
Alcuni consigli: per raggiungere Agra e Fatehpur Sikri è consigliabile noleggiare a Delhi un taxi per l’intera giornata. É più comodo, e il costo complessivo raramente supera i 70 Euro. Alternativamente, si possono scegliere autobus e treni, ma in questo caso non è garantito il trasporto intermedio da una località all’altra.
Infine, non esistono biglietti alternativi a un costo più basso, le guide ufficiali sono solo quelle con il distintivo del governo ed entrambe le destinazioni sono molto vicine all’area dei parcheggi, quindi non è necessario organizzare un trasporto in risciò dalla macchina all’ingresso. Questi sono piuttosto i metodi con cui gli indiani cercano di spillare qualche rupia ai turisti più creduloni.
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Dagli slum dell’India e del Sudafrica fino alle favelas del Brasile. C’è chi lo ha definito il tam tam della povertà e chi, invece, la nuova frontiera del turismo responsabile. Visitare i quartieri poveri delle grandi metropoli planetarie, quelle a più alta concentrazione di contraddizione sociale, è diventato in alcuni casi un dovere, in altri una forma di conoscenza, spesso auspicata dalle stesse organizzazioni non governative impegnate in queste zone sensibili.
A Mumbai (Bombay), in India, due anni fa il britannico Chris Way ha fondato la “Reality Tours and Travel“. Come il nome stesso suggerisce si tratta di una delle prime agenzie in Oriente a fare del giro negli slum un itinerario concordato e di gruppo. Gli inizi per l’intrepido e coraggioso Chris non furono dei migliori. I turisti che arrivavano fin lì la povertà e la miseria dei locali non volevano proprio vederla. Ma a poco a poco, grazie al passaparola di visitatori più attenti, il miracolo è avvenuto. Oggi, la Reality Tours propone fino a tre itinerari giornalieri nei quartieri out di Mumbai.
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A Rio de Janeiro, nella celebre favela della Rocinha, la più popolosa del Sudamerica, governata come tutte le altre della città e del Brasile dal narcotraffico, i tour operator locali fanno fatica a soddisfare la domanda. Tour operator, attenzione, composti da chi la Rocinha la ama e la vive. Come l’italiana Barbara Olivi, ex agente immobiliare milanese che nel 1998 ha mollato tutto e si è stabilita qui. Ha fondato una onlus, “Il sorriso dei miei bimbi“, ed è stata tra le prime ad organizzare itinerari di turismo responsabile in zona. Oltre a lei, la brasiliana Thelma Santos del “Rocinha Tourist Development Project”, e Bela Caterina Seabra del “Jeep Tour”. Con loro si viaggia sicuri e si incontrano gli abitanti della comunidade, come vengono definiti in questa parte di mondo gli slum dei poveri. Ma soprattutto il danaro che i turisti pagano per l’escursione va in parte a finanziare attività a sostegno del posto.
In Messico, a Mazatlan, è possibile invece visitare la discarica locale, un deserto di rifiuti ai limiti dell’umano in cui lavorano centinaia di persone che vivono in condizioni di sopravvivenza. Per le escursioni non si paga nulla, in cambio si aiuta la comunità religiosa che le organizza a preparare i panini per i poveri. Il successo è stato tanto che le richieste hanno superato la domanda. Perché se a viaggiare si impara sempre, in mezzo ai poveri, forse, si impara meglio. E di più.
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L’aeroporto internazionale di Nuova Delhi, la capitale dell’India, è uno dei pochi scali asiatici su cui l’Alitalia garantisce ancora un comodo volo diretto da Milano. Anche per questa ragione, oltre che per il suo passato intriso di storia, cultura e religione, l’India può diventare un’ottima destinazione per tutti gli italiani che desiderano fare un salto nell’Asia centrale.
In contrapposizione con chi descrive l’India come un Paese che, seguendo le orme della Cina, sta bruciando le tappe dello sviluppo industriale, sin dall’aerporto Nuova Delhi si mostra come la capitale di un Paese in via di sviluppo. Strutture fatiscenti accolgono i passeggeri in partenza e in arrivo nel medesimo corridoio. All’arrivo, vanno evitate in ogni modo le fotografie (spesso lo ricordano anche le assistenti di volo): l’aeroporto è un’infrasrtuttura strategica, quindi si rischia il sequestro della macchina. In partenza, è consigliabile raggiungere lo scalo con almeno due o tre ore di anticipo per sbrigare le procedure del caso: verifica della carta d’imbarco per entrare nella struttura; controllo del bagaglio (quello da imbarcare verrà impacchetato con dello spago); check-in per ottenere la carta d’imbarco; controllo passaporti (è opportuno evitare di partire a ridosso della scadenza del visto); secondo check-in del bagaglio a mano e terzo prima di salire a bordo. Prima di partire, è meglio far organizzare dall’albergo il trasferimento da e per l’aeroporto. Il prezzo non dovrebbe superare le 5-600 Rupie (10 Euro).
La capitale dell’India è una città in cui, per un traffico troppo congestionato, è necessario trascorrere molte ore in auto per spostarsi da un luogo all’altro. Tuttavia, questi lunghi percorsi permettono ai turisti di dare un’occhiata alle varie faccie della città: gli slum della periferia e il centro coloniale di Connaught Place; la zona del parlamento e dei palazzi presidenziali nei pressi dell’India Gate; la zona residenziale di Defence Colony, piena di locali in cui ci si può fermare per l’aperitivo o per cena. I monumenti che meritano senz’altro un passaggio sono il Qutub Minar, un minareto in pietra di 72 metri di altezza; le tombe di Humayun, per avere un assaggio dello splendore del Taj Mahal di Agra–raggiungibile, da Delhi, in treno o in macchina, anche in giornata-; il Forte Rosso e la moschea di Jama Masjid. Per pranzo, ci si può fermare al Karim Restaurant nel coloratissimo quartiere musulmano di Nizamuddin, nei pressi di un famoso santuario sufi. A chi ha nostalgia delle specialità italiane, invece, consigliamo Diva, in Greater Kailash II, o la pizza del Clearidges Hotel, in Auragzeb Road.
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Chi desidera passeggiare, infine, può perdersi nei percorsi del Lodi Garden e del Nehru Park. Per lo shopping, si può spaziare dagli enormi centri commerciali che continuano ad essere inaugurati nel sud della città, ai negozietti e mercati che si trovano in tutti i quartieri, al Cottage Industries Emporium, shopping mall statale consigliato, per i suoi prezzi fissi, a chi è ormai stanco di contrattare con gli indiani.
Anche per l’alloggio sono disponibili diverse opzioni: l’Oberoi, il Taj Mahal e l’Imperial sono gli alberghi più lussuosi della città, ma l’autentica atmosfera indiana si respira di più al Janpath o all’Ashok Yatri Niwas, che offrono stanze a prezzi abbordabili (dai 70 ai 150 Euro a notte), o nelle guest house come Vylodging, dove viene offerto un eccentrico servizio familiare, all’indiana naturalmente. Ultimo consiglio: ovunque andiate, contrattate i prezzi in anticipo, onde evitare sorprese. Soprattutto con i tassisti, che troppo spesso con gli stranieri non si accontentano della tariffa standard di dieci Rupie - circa 20 centesimi di Euro - a chilometro.
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Informazioni e link utili:
Per entrare in India è necessario un visto di ingresso. Quest’ultimo viene rilasciato dalle strutture diplomatiche indiane presenti in Italia. Non sono previste vaccinazioni obbligatorie, e il periodo migliore per viaggiare in India varia a seconda che la destinazione si trovi nel nord o nel sud del Paese, ma resta in genere compreso tra ottobre e aprile.
L’ente per il turismo dell’India
I suggerimenti della guida della Lonely Planet sull’India
La scheda sull’India della Farnesina
L’Ambasciata italiana a Nuova Delhi